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Anita Azzolini, Carla Terenzi, Claudia Patuzzi e Lia Coronati
Domenica 30 agosto 1964
«Caro Beppe, e cari tutti, è venuto! È venuto il grande giorno, il giorno della recita! Ma ora, quando ti scrivo è finito tutto ed io mi trovo in uno stato di pieno relax, con i muscoli rilassati e gli occhi tristi. Eppure, dovrei essere felice e amare la felicità di quelle due ore, abbracciare con le lacrime gli applausi e le lodi. Sì, Beppe, sono stata la più brava! Il truccatore del signor Azzolini, di nome Laghi, mi ha truccato perfettamente ed io sono diventata di botto il vecchio Nat, che per tutta la recita ha fumato la pipa davvero. Mondo mio di quelle due ore! Che ansia! Quale piacere! “Magnifica, sei stata magnifica!” “Complimenti, Claudia sei stata la migliore non dico bugie”. “Brava bravissima! Sei stata molto disinvolta! Brava!” “Hai attitudine, molta attitudine!” Ma per me non è stato che silenzio, un silenzio di tristezza e di ronzio. Che volevo di più? La recita era andata bene ed io, poi, benissimo! ma… oh benedetto Iddio! fatemi capire cosa volevo! Cosa potevo volere di più! Forse il sole! No! il sole sarebbe stato troppo! Dopo la commedia sono diventata Claudia con coda di cavallo e vestito giallo: addio Nat! Ah! Le mie ali si squagliano al sole come quelle di Icaro! “Brava, brava, brava!” Basta!!! Smettetela o mi butterò dentro il pozzo, perché sento di odiare la felicità ed ho voglia di strapazzare le mie ali. Ma finalmente è finito tutto e sento i respiri regolari delle mie “colleghe” e l’odore del vermut che bevo: odio il vermut, ma finalmente è finito tutto.»
Claudia Patuzzi e Carla Terenzi
Lunedì 31 agosto
«Caro Beppe, mal di testa. Quel mal di testa familiare che viene dopo giorni come quello di ieri. Beppe! cosa c’è di più doloroso d’una speranza sfracellata, tolta con tutte le radici all’improvviso? Tutti mi dicono ancora “Brava! Brava! Brava! Sei stata brava! Vai all’arte drammatica! Hai attitudine! Vai all’arte drammatica, vai all’arte drammatica! drammaticaaaa!” E per un momento io ho pensato e ci potevo anche andare e mi ha preso allora la speranza di una vita nuova, meno pacata, ma le radici della mia casa, sono state staccate via forte dalla voce positiva e sobria di mia madre: “Ma che arte drammatica! Certo che reciti bene, ma non per questo devi rovinarti la tua posizione e lavoro futuro. L’arte drammatica non garantisce nulla e vi si lavora ben 10 ore al giorno, in severissimo regime. No! Dai retta a me, Picciotta, lascia stare. Il lavoro! Il piacere di avere un lavoro solido e sicuro!” Ed allora Picciotta ha sospirato e aveva gli occhi lucidi: Pazienza! Io ho solo quattro doti: recitazione, disegno, ballo, italiano. Dio! fammi realizzare almeno una di queste! Dio! Questa sera parto per Roma e vi sto tre giorni insieme a tutta la famiglia. Vado a Roma come in una fuga!» [1]
Anita Azzolini, Carla Terenzi e Claudia Patuzzi
[1] Estratto dal « Diario intimo di Claudia Patuzzi » (inedito)
Claudia Patuzzi





