La passerella Bichat sul Canal Saint Martin (Parigi, X), acrilico su tela di Paolo Merloni
Piccolo vocabolario tascabile
Ovunque sola ovunque straniera ho compreso che le parole come le pietre[1] hanno il potere di abbattere le lingue e le frontiere.
Quante parole cadono con fragore ? Quante ondeggiano ancora nel vento ? Quante parole tacciono, senza voce, recluse nel cuore ?
Ci sono le parole-nave veloci e leggere che approdano sulla spiaggia dell’ « altro » col sorriso di un ignoto marinaio[2]
Ci sono le parole-freccia aguzze[3] come schegge di cristallo che perforano lo schermo grigio dell’ indifferenza e della rassegnazione.
Ci sono le parole-uccello curiose e « vaghe »[4] capaci di risuscitare la speranza rinchiusa nella solitudine.
Ci sono le parole infantili saltellanti come uno scoiattolo che ci aiutano a ritrovare noi stessi in un giardino perduto e incantato.[5]
Ci sono parole di sguincio rifrangenti simili ai riflessi di uno specchio prigioniere di misteriosi labirinti e sogni.[6]
Ci sono le parole-onde che attraversano gli ultimi rifugi della storia, tutti gli inferni e i cimiteri del mondo.
Ci sono le parole-fiore, rosse come il sangue degli innocenti, che sbocciano sulle tombe per ricordare l’ingiustizia.[7]
Ci sono le parole-rima che raccontano ancora senza annoiarci mai le semplici parole : « amore-fiore-cuore .» [8]
In fondo, per ultime, ci sono le parole-vento che volano minuscole nell’etere in una bolla di sapone : un folle volo.[9]
E per finire, nascoste in un angolo, ci sono le parole inventate non ancora trascritte che premono sul guscio come un pulcino nel nido.
Qualcuno mi guarda (cliccare sulla foto per ingrandirla)
Claudia Patuzzi
[1] Carlo Levi [2] Vincenzo Consolo [3] Albert Camus et Jean Paul Sartre [4] Jacques Prévert et Giacomo Leopardi [5] Italo Calvino [6] Jorge Luis Borges [7] Primo Levi [8] Umberto Saba [9] Dante Alighieri
N.B. Avevo scritto questi versi l’indomani della scomparsa di Francis Royo. Io non smetto di essere toccata dalla bellezza delle sue poesie, dove incontro ogni giorno una nuova meraviglia, e confesso che la personalità tanto discreta quanto energica di quest’uomo straordinario mi manca moltissimo. Chiedo dunque scusa per la semplicità dei miei sentimenti di allora, che lascio alla loro brusca spontaneità. (8 luglio 2017)
«Poche parole per dire come questo libro è nato: sono stata contattata da Giovanni Merloni che non conoscevo. Ma lui scriveva accanto al suo nome “marito di Claudia Patuzzi”, che invece ho conosciuto e ammirato, e mi ha fatto sapere che Claudia alcuni anni dopo il loro trasferimento a Parigi si era gravemente ammalata e che ora vive solo nel ricordo di lui, che cerca di fare ordine nelle carte di lei. Aveva trovato molte poesie anche se Claudia non ne ha mai pubblicate, preferendo di legare il suo nome al romanzo. Nasceva così il progetto del libro che conterrà le poesie scritte da Claudia nell’ultimo periodo, con due delle buffe storie che Claudia pubblicava sul suo blog parigino, e anche il disegno di copertina sarà un suo disegno. Ma il libro riunirà inoltre Giovanni e Claudia, mediante una breve nota di lui alla loro vita insieme.»