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001_si potrebbe_740

Si potrebbe dire

Si potrebbe dire
forse
che sei diventata cattiva
per aver chiuso di botto
i battenti sgangherati
delle tue ali di farfalla buia.

Si potrebbe giurare
forse
che sei diventata cieca
che brancoli tra ombre di mobili bui
mentre io
rimasto solo
passeggio a braccetto
del tuo fantasma incandescente
nella troppa luce
che ci elargisce questa stramba città.

Mentre io fotografo
riflessi
carte stagnole luccicanti e vetri
impolverati, cercandovi dentro
la tua bocca muta e farneticante
i tuoi occhi folli e tristi,
si potrebbe sospettare
che abbiamo offeso la natura
tradito i suoi dolci ritmi
le sue forze paradossali.

Mentre dò l’addio alla bigamia
ai suoi dolorosi
e fascinosi  patteggiamenti
mentre senza entusiasmo
cerco di accettare
il punto di vista di coloro
che per invidia
ti hanno voluto  ammaestrare,
si potrebbe dire
che hai già rinunciato
al tragico e magico selvaticume
che univa
i nostri due corpi.

«Ma mai avremmo potuto
ottenere il consenso da chiunque
avesse buon senso».

Si potrebbe immaginare
per vendetta
che sei rimasta prigioniera
imbavagliata, murata viva
da un velo nero e viola
che disperata protesti
mordi digrigni ruggisci
schizzando lapilli di dolore
dagli occhi insanguinati.

Ma non sono io a dirlo:
la mia bocca tace
per via del divieto
di inviarti messaggi.

(Da quando
ho smesso di parlare
un leggero rumore di fondo
un rassicurante cicaleccio
avvolge già le tue orecchie
spegnendo i suoni.
Finalmente il  silenzio.
Insignificanti foglietti
senza minacciose bellezze
svolazzeranno indisturbati
nella tua stanza
piccina picciò
affacciata sul prato.)

Si potrebbe dire
un giorno
che il tuo corpo era nel mio…
certo, eravamo noi due
quel mucchio di spasimi
carezzati dalla luce…
certo, anche tu
non arriverai mai
a negarlo. Anzi, forse
rimasta sola
con quel tanto atteso “ compagno”
gli sussurrerai tutte
le stupide paroline
che mai osasti dire a me
e, guardando attraverso l’unico forellino
scavato nel muro della tua prigione
(nella via senza nome)
ricorderai le mie parole:
«Scusa, scusa…»

Ma sarai tu a rotolarti devota
ai piedi del mio ricordo imbalsamato.
Eravamo nudi, pieni di forza
in piedi tra siepi abbandonate
screpolate e schiacciate dal sole
oppure, nascosti
dietro un’esile quinta di cartone
restavamo a lungo distesi,
avvolti dai giornali come foglie.

Tu volevi che il sole
durasse tutta la notte.
Io volevo che la notte
non si svegliasse mai.

Si dirà
(chi lo dirà?)
che siamo stupidi
ad amarci così, a lasciarci così
a restare legati
avviluppati in intricate lontananze
così.

Ma va così per noi
che siamo forti a metà
deboli a metà
coraggiosi e vigliacchi
a metà. Anche se
innamorati per intero.

002_spettrale_740

Morirò di confusione eccessiva
tu di spropositata certezza,
mentre gli altri
tronfi tutori di regole e di letti,
di assunzioni e licenziamenti
si divertiranno ad ostacolarci
gettandoci a casaccio, come dadi
truccati
contro il muro insanguinato
di questa incomprensiva città.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 16 mars 2013

TEXTE ORIGINAL EN FRANÇAIS : http://wp.me/p2Wcn6-qH

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