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Non c’è più tempo

Trent’anni fa
mia amata
pretendevo
che tu telefonassi,
che prepotentemente
trafelata, seminuda
tu giungessi
a scompaginare
il mio disordine.

A vuoto pretendevo
a vuoto giravo
per le vie porticate
a vuoto soffiavo
nella mia tromba sfiatata.

Il mal d’amore
era sempre insopportabile;
ricominciare
somigliava a rinunciare;
imboccare la via
che punta all’orizzonte
era come scappare
di casa per sempre.

Sono passati trent’anni.

Anche adesso
mia odiata,
da te pretendo
lettere consolatrici
(ma fai presto).

C’è solo, perdona
uno strano problema:
in questo scrignetto
illuminato di notte e di giorno
è atteso con
festeggiamenti
il tuo corpo.

Senza condizioni
qui dentro
troveranno alloggio
i tuoi gesti
i tuoi ancheggiamenti
i tuoi profumi
il tuo odore
il caldo delle tue mani.

Chi meglio
delle tue dita
affusolate, morbide
sognatrici
saprà reggere
il mio corpo?

Il tempo finisce
mia dimenticata.
Per soffrire
dovendo ormai morire
non c’è tempo.
Da te pretendo
lettere sostenitrici
(ma sbrigati, altrimenti
non ci sarà più senso).

Bicchiere tra le tue dita
coppa nella tua bocca
vita tra i tuoi tremiti
dentro una cassetta rossa
dì posta elettronica
ti aspetto.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 23 mars 2013

TEXTE ORIGINAL EN FRANÇAIS : http://wp.me/p2Wcn6-r5

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