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Venezia VI/VII (capitolo IX,8-10, 14, 16, Carrozza n. 4, Testamento immorale, p.119-130 Manni Edizioni, Lecce 2006)

Benvenuta a Venezia
anche tu, bambolina
(scortata da tua cugina)
(in trasferta l’andazzo
è bandire il sollazzo,
mostrare al paparazzo
l’avvenuto sbarazzo
del fidanzato pazzo).

Ci sediamo al caffè Florian
tu ordini un airisc coffi [1]
io infantilmente rido
ripensando ai soffi,
ai graffi concessi a Pan [2]
negati a me.

Il nido resterà vuoto. Il Lido
passerà notti bianche
(le cugine son stanche
l’orchestrina sbarazzina
trascina il can can).
Le mie voglie in cantina
(morte a Venezia)
hanno ululato lo strazio
della partenza vicina
(io son Bogarde tu sei Tadzio). [3]

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Tutta notte ho vagato
tra la stazione e il prato
dove avevo abbracciato
un miraggio amato.

Tra i tavolini e i piccioni
ho disteso i gamboni
canticchiando canzoni
e ingannando gli ormoni.

La mattina gelata
per me tu eri una fata
una bella addormentata
che si sarebbe arrabbiata
se l’avessi svegliata.

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Al ritorno sul treno
di dialetti assai pieno
per l’amor nostro osceno
ritornava il sereno:
«Domani è lunedì
sarà un giorno di passaggio
di corteggio e di assaggio
martedì o mercoledì
sarò causa dei tuoi mali
di nuovo il cuore
di due amanti normali
ridarà ai genitali
un valore».

L’indomani della gita
la mia sorte è sancita
(la cugina è sparita
quell’altro alla partita):
dopo una patetica
morte poetica
ricomincia frenetica
la vita pratica.

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Ci fu lotta
e ci fu premio
tra un treno perso
e l’altro. Ci fu
dolcezza
spensieratezza
irrequietezza
insana chiarezza
sana giovinezza
ci fu verità, sincerità
promiscuità libertà libido
libati calici
(io Alfredo tu Violetta) [4]
pomeriggi prelibati
sogni illibati
(magicamente
apparivi e sparivi
entravi gheiscia [5]
nel mio letto prestato
uscivi signora
nel viale tramontato).

Ci fu tra noi
aria di liberazione
(a volte ci siamo
librati a mezz’aria).
Ci fu la gioia, almeno.

Ma non fummo capaci
di scendere audaci
da quel treno alieno
che traversa, come in gita
una Bologna mai capìta.

Non sapemmo nemmeno
partircene a piedi
(io Charlot tu Marylin) [6]
verso ovest o est
né scoprire de best: [7]
«La via Emilia è infinita
se tu credi alla vita».

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Nel treno lento
quasi immobile
che trent’anni dopo
viaggia nelle strade
di Bologna
resto fermo alla stazione
(chiuso come pane
raffermo, mogio
come pene infermo).

Di scatto si è aperta
la culiss [8] senza peso
di uno scompartimento
affollato e acceso.
Un braccio si sporge
mi obbliga a sedermi
nel posto vuoto
sul velluto grigio
davanti a una vecchia foto
di Venezia-cielo-bigio. [9]

Frastornato e abituato
non mi sono vergognato
di chiudere gli occhi
di tapparmi gli orecchi
con le mani.

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Un bisbiglio continuato
m’ha del tutto risvegliato.
La donna che ho davanti
loda i rimorsi
e rinnega i rimpianti
(parla di corsi e ricorsi
di colloqui intercorsi
di domande da porsi
di difficili concorsi
e di tanti amici accorsi
per descrivere, a morsi
tanti fatti loro occorsi).
La vicina al finestrino
ascolta ma dice pochino
aspettando che il treno
cancelli la storia del mondo
col proprio rumore di fondo
regalando un sonno sereno
alla combriccola umana
che circonda Ossidiana.

Nascosto dal buio assassino
vedo davanti un’a uno
i tratti di quel figurino:
il collo e la spalla minuta
(sa che l’ho ri-conosciuta)
la borsa e la giacca
di moda davvero bislacca
il naso giusto, il volto vivo
gli occhi verdi come mare
i capelli abituati a parlare
la bocca capace di ascoltare
le mani di argentovivo,
(ancora una sorpresa
per la mia fronte distesa).

Addio Ossidiana
sfuggimmo all’agguato
ma non alla vita marrana
mangiamoci un gelato
di vaniglia e uva sultana:
un altro tunnel è passato.

[1]  “Irish coffee”.

[2]  Dio greco dei boschi, a cui l’amore non è mai negato.

[3]  In Morte a Venezia (1971), di Luchino Visconti (1906-1976), Dirk Bogarde interpreta Von Aschenbach, protagonista del film con Tadzio.

[4]  Protagonisti de La Traviata (1852) di Giuseppe Verdi (1813-1901).

[5]  “Geisha”.

[6]  Finale di molti film di Chaplin: due innamorati, di spalle, si avviano verso l’orizzonte.

[7]  “The best”: “il migliore”.

[8]  “Coulisse”: “porta scorrevole”.

[9]  Trasposizione a Venezia dei “cieli bigi” di Parigi.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 10 juin 2013

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