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« Bonjour, Anne » un libro di Pierrette Fleutiaux dedicato ad Anne Philipe
Actes Sud 2010

Si dice « buongiorno » tutti i giorni. Ma c’è un « buongiorno » speciale, che ogni innamorato è felice di dire alla persona amata al momento del risveglio. Costui (o costei) è in realtà contento (o contenta) di condividere questo risveglio, di potersi rivolgere a qualcuno che « vive ancora ». Dicendo « Bonjour, Anne » Pierrette Fleutiaux immagina di parlare alla « sua » Anne, come si parla a qualcuno che esiste nello stesso presente.
Il titolo « Bonjour, Anne » ci fa pensare anche al capolavoro di Françoise Sagan, « Bonjour tristesse », pubblicato nel 1954 da Juillard, la casa editrice dove Anne lavorava. A noi italiani ricorda poi il terribile « Buongiorno, notte » di Marco Bellocchio.
Riuscirà allora questo libro – cronaca esatta e romanzesca, anzi romanzo tout court – nel suo percorso complesso e rischioso, a ridare la vita a Anne Philipe, prolungandola nel presente ?
Questa vita è oggi occultata dagli strati fangosi delle attualità successive ed emarginata dai cambiamenti storici e dalle mutazioni strutturali che la globalizzazione mediatica ha generato. Peccato, perché Anne Philipe è stata un personaggio di primo piano in Francia fino alla sua morte, nel 1990. Etnologa, scrittrice e editrice, Anne fu anche la moglie di Gérard Philipe, il più grande e famoso attore francese negli anni ‘50 — chi non ricorda « Fanfan La Tulipe » ?
Anne Philipe ha avuto la forza e la costanza di seguire il suo percorso  autonomo e originale — prima, durante e dopo il suo felice e doloroso matrimonio con l’attore prematuramente scomparso. D’altronde, come ci testimonia Pierrette Fleutiaux, Anne Philipe diceva spesso, citando Spinoza, che per l’uomo « la tristezza è il passaggio da una grande a una piccola perfezione » e che bisogna dunque « sforzarsi di vivere con eleganza », sempre, perché l’essenziale è « essere se stessi, il più possibile ».
Ma in cosa consisteva, nel fondo, questo « essere se stessa » di Anne Philipe ? Sin dalle prime parole di questo libro coraggioso, Pierrette Fleutiaux dichiara la sua amicizia senza riserve per questa donna che non ha avuto soltanto il merito di aver approvato il suo primo manoscritto  (« Histoire de la chauve-souris », 1975) — scrivendole semplicemente « Mi piace » —lanciandola nel mondo dei libri. Anne Philipe non si limitò, del resto, al ruolo di guida benevola e di maestra attenta. Fu una figura esemplare, unica.
Una figura esemplare per Marguerite, la giovane scrittrice che incarna « la prima età » di Pierrette Fleutiaux, dal suo soggiorno negli Stati Uniti fino alla fine degli anni ottanta, un personaggio da cui la Pierrette Fleutiaux di oggi si sente evidentemente distaccata.
Esemplare anche per un vasto universo di lettori — in via di disparizione —, che ai suoi tempi apprezzavano senza riserve lo stile di Anne Philipe, la sua discrezione e onestà intellettuale, che sono forse anche le ragioni profonde, oggi,  del suo oblio.
A partire dalla sua formazione di etnologa e di ardita viaggiatrice (« Caravanes d’Asie », 1955 ; « Promenade à Xian », 1980) e della sua rara disponibilità verso « l’altro », Anne è stata una scrittrice libera, che ha saputo difendere il suo equilibrio e, allo stesso tempo, vivere e esprimere i propri sentimenti e passioni, trovando sempre le parole giuste per parlare dell’amore e della morte (non soltanto in « Le temps d’un soupir », 1963, il romanzo del lutto per la morte del marito, ma anche nei romanzi successivi : « Les Rendez-vous de la colline », 1966 ; « Ici, là-bas, ailleurs », 1974 e « Roman interrompu », 1991).
Anne Philipe non fu soltanto una donna dal talento multiforme. E’ stata anche un personaggio discreto, in fondo solitario, pressocché indifferente al successo personale, che ha dato molto, impegnandosi in prima persona per sostenere tutti quelli che riscuotevano la sua stima. Anche in queste cose aveva un grande talento.
Vent’anni dopo la morte di Anne, Pierrette Fleutiaux è finalmente pronta a parlare di questa donna esemplare, eccezionale. Vuole rendergli un omaggio che possa servire alle generazioni future.
Nelle pagine spesso assai commoventi di questo libro — da leggere in un soffio, da rileggere attentamente e da consultare di tanto in tanto, per tutte le notizie, meno interessanti riguardo ai fatti che ai personaggi e all’atmosfera che si respirava a Parigi e nel sud della Francia in quei tempi perduti —, Pierrette Fleutiaux cade a volte nel pessimismo : tutto finisce, muore, si volatilizza, a cominciare da ciò che era attualità negli anni 50, 60, 70…
E dice molte volte che Anne Philipe è scomparsa per sempre in questo nulla.
Ma poi la Fleutiaux — scrittrice amata e molto stimata in Francia — fa lo sforzo straordinario di renderle omaggio, ricordandola ai lettori e a se stessa, ricostruendone l’immagine, facendo un ritratto « compiuto » della sua voce, della sua figura, del suo modo d’essere e della sua anima.
Dunque è possibile questo sforzo che ci coinvolge e ci trascina. Ed è necessario, perché la voce di Anne Philipe, parlandoci ancora, ci può comunicare emozioni di valore universale.
Un tale scopo è assai ambizioso e Pierrette Fleutiaux lo sa bene. Ha, certo, ormai, la somma padronanza di tutti i mezzi per una scrittura appropriata, ed ha anche l’autorità per proporre il recupero del « bene culturale Anne Philipe », che rischia veramente di essere definitivamente perduto.
Ma… non basta dare alla scrittrice morta un buon indirizzo per una nuova pubblicazione dei suoi libri. Bisogna accompagnarla. E accompagnarla non basta neppure. Bisogna occuparsi di lei, darle dei consigli, e non tirarsi indietro per tutto ciò che può succedere dopo.
E’ esattamente quello che Anne Philipe aveva fatto per Marguerite-Pierrette a metà degli anni settanta.
Dunque, Pierrette Fleutiaux si rende ben conto che si dovrà mettere personalmente in gioco, dando vita ad una vera e propria « invenzione » narrativa.
Tre personaggi sono invitati a raccontarsi o a lasciarsi raccontare : Anne Philipe, per prima. Ma con lei dovrà agire Marguerite (la Pierrette di quando Anne era viva). E per terza, obbligata a rivivere tutto quel passato e a sostenerne il peso in una corretta prospettiva, la Pierrette di oggi che, pur riscuotendo successo con la pubblicazione di nuovi libri sempre più belli, deve sempre muoversi con equilibrio e circospezione in questo mondo letterario di cui conosce bene i lati  vani e illusori.
E’ interessante a questo proposito notare che il passaggio del testimone da Marguerite a Pierrette avviene proprio con la morte di Anne Philipe, avvenuta nel 1989 (anno che rappresenta, tra l’altro, la fine di un’epoca per l’intero pianeta). In quel periodo Marguerite è alle prese con il suo lavoro più impegnativo, un « libro lungo », difficile. Lontana da Parigi aspetta con ansia il giudizio di Anne, che non arriverà mai. L’anno successivo Pierrette Fleutiaux, entrata con questa dolorosa perdita nella seconda fase della sua vita di scrittrice, otterrà il Prix Femina proprio con quel libro (« Nous sommes éternels », 1990).
Non si deve troppo credere al successo e bisogna, anzi, ricordarsi sempre di coloro che ci hanno aperto una porta. E io credo che la profonda riconoscenza di Pierrette verso Anne si può sintetizzare nello stile di vita che, come un testimone in una corsa, Anne ha regalato a Pierrette : uno stile basato sull’umiltà e la generosità, due qualità assai rare, che devono basarsi a loro volta su una vera capacità di amare. Del resto è solo attraverso un atto d’amore che la letteratura, il teatro e il cinema possono fare il miracolo di far rivivere e di rendere a volte eterno un personaggio o un mondo scomparso.
L’autrice di « Bonjour, Anne » ha vissuto parecchi anni in stretto contatto con Anne Philipe, può quindi aiutarci a « vederla » e a comprenderne fino in fondo il valore. Ma Pierrette Fleutiaux vuole arrivare al « vero » ritratto di questa donna « perfettamente compiuta ». Lei stessa vuole ora conoscere meglio colei che, anche per la differenza d’età, non le aveva aperto del tutto il suo cuore.
Ed è questo il punto nodale di questa « recherche », come infatti la Fleutiaux confida alla sua ideale interlocutrice, alla fine di questo bel libro :
« Quello che desidero, è incontrarvi oggi… per essere alla pari, ora che le nostre età si assomigliano, e parlarvi come non ho mai potuto veramente fare ».
Una intensa e ricorrente reciprocità è dunque alla base di questo libro : se non fosse esistita Anne Philipe, Marguerite (Pierrette giovane) forse non sarebbe stata una scrittrice riconosciuta in Francia e in altri paesi del mondo. Ora sono passati vent’anni dalla morte di Anne. Pierrette, che ha oggi circa la stessa età che Anne aveva il giorno del loro primo incontro, ha saputo incamminarsi nell’impresa di ridarle la vita e, con la vita, la gloria che merita.
Questa « ricostruzione » soggiace poi allo stesso meccanismo che legò Dante a Virgilio, o Montaigne a La Boétie.
Virgilio conduce Dante nell’Inferno e nel Purgatorio, è la sua guida nel viaggio nel passato, dove Dante ritroverà il senso della sua vita, dei suoi ideali e della fede. Il viaggio di Pierrette — nel suo passato e nei momenti che ha potuto ricostruire della vita di Anne – è anch’esso una ricerca di sé, una presa di coscienza e, allo stesso tempo, il miracolo di ricreare il passato. E, come per gli esempi del passato, questo miracolo nasce del tutto naturalmente dalla dialettica, dal « dialogo tra due ».
Montaigne, d’altra parte, esaltando il valore dell’amicizia con La Boétie prepara se stesso e i suoi contemporanei alla prima autobiografia della storia letteraria : « In verità, ciò che noi chiamiamo ordinariamente amici e amicizie, non sono che vicinanze e familiarità che scaturiscono da qualche occasione o comodità, attraverso cui le nostre anime si frequentano. Nell’amicizia di cui parlo, le nostre anime si confondono l’una dentro l’altra, in un miscuglio così universale da cancellare e rendere quasi invisibile la cucitura che le ha unite. Se mi chiedessero insistentemente di dire perché gli ero amico, sento di non poter esprimere un simile sentimento che rispondendo : perché era lui ; perché ero io. »
Molto spesso, in questo bel libro si leggono frasi che si potrebbero ricondurre   a Montaigne : « perché era lei ; perché ero io. »

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Su tale base, fondandosi su una struttura della memoria che alterna i ricordi recenti ai fatti più lontani, Pierrette Fleutiaux, trasformata a sua volta in Virgilio o Montaigne, ci porta con sé in una storia sempre più affascinante e emozionante che si sviluppa secondo un flusso unitario della narrazione. A metà del libro, per esempio, si parla delle vacanze estive di Anne Philipe a Ramatuelle, vicino Saint-Tropez : una pausa tra tanti eventi che ci toccano, ci angosciano o ci fanno ben comprendere come si svolgevano i fatti in certi angoli del passato, o nel mondo della letteratura e delle case editrici.
« Bonjour, Anne » è un libro che non si può raccontare troppo facilmente — ed è anche questo uno dei suoi meriti principali —, un libro che va largamente al di là di un mero ritratto letterario. Conosco molti scrittori che nella loro vita hanno conosciuto persone di talento e di genio, personalità straordinarie che la vita o la storia hanno abbandonato all’oblio. Se avessero fatto, anche in piccola parte, ciò che Pierrette Fleutiaux ha fatto per la memoria di Anne Philipe, il nostro piccolo mondo avrebbe fatto un grande passo avanti ; la letteratura cesserebbe di essere una pura e semplice consolazione davanti alla solitudine e alla morte.
Si sente sempre più il bisogno di uscire dal « virtuale » dalle « fictions » o dalle fotografie – violente e minimaliste – di tragedie, intorno a noi, che finiamo per considerare inevitabili, accettandole. Certo non bisogna dimenticare, ma ricordare deve servire a capire, a evitare di sbagliare, a trovare la forza per reagire. Perciò, accanto alle memorie più dolorose, in qualche modo necessarie, anche nella loro negatività ––, abbiamo bisogno di memorie positive, edificanti : uomini e donne che — grazie alla loro intelligenza e talento, grazie ad una condotta saggia, equilibrata, generosa — sono riuscite a far prevalere sui mali del mondo una visione positiva della vita. Essi si sono sforzati, come ci dice Anne Philipe, con disarmante semplicità, « di vivere con eleganza, sempre, perché l’essenziale è essere se stessi il più possibile ».
Ogni ricostruzione « creatrice » di questa umanità rivolta al bene vale molto di più di una memoria presa dai libri di storia e dai giornali. Questo ha saputo fare per noi oggi Pierrette Fleutiaux, con la sua forza tranquilla.

Giovanni Merloni

TEXTE ORIGINAL EN FRANÇAIS

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication 5 décemre 2012 Dernière modification 18 avril 2015

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