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Addio 

Addio, addio, addio, ciao
arrivederci
vorrei morire
vorrei essere già morto
vorrei non pensare
vorrei che la mia morte fosse notificata
a tutti i luoghi
che abbiamo visto insieme.

Addio
non era
evidentemente
logico amarsi
senza i ricatti, i regali
e i mille ostaggi dell’incertezza
senza il giudizio degli altri
e l’oste della malora.

La storia di questo amore
è la storia di un rischio
di un corpo frantumato contro il sole di pietra
di ossessionanti ricordi
del tempo defunto
che non può più parlare.

Mi ero affezionato al tuo mondo
al tuo modo
di manipolare gli oggetti
di dargli un nome.

Addio, eroina
io procedo senza di te
la mia impossibile gara stremata
contro la consuetudine
contro gli incrollabili tabù
del sud, del nord, dell’uomo.

Addio, avevi la testa e non le gambe
per essere la piccola Rosa Luxemburg
che io cercavo.

Addio alle speranze in comune
che da solo non so seguitare.

Addio, per molto tempo
quando sarò appena sereno
quando mi si apriranno degli squarci
di elegante verità
quando vincerò questa gabbia di stupore
e di angoscia
per entrare con circospezione
e amore
nei prati del mondo
mi sembrerà di tradirti.

Giovanni Merloni

De « Il treno della mente » (« Le train de l’esprit »), Edizioni dell’Oleandro, Rome 2000 — ISBN 88-86600-77-1

TESTO IN FRANCESE

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