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047_labirinto assenza antique

Il labirinto dell’assenza

1.
[Un anno dopo]

Non so capire
se per me sei uno scoglio
o un rubinetto.
Non so se mi incaglio
contro di te
oppure mi scaglio
verso di te.

Non so se la mia nave affoga
per distrazione o fatale
combinazione.
Non so se il mio tronco
finlandese si fermerà
per sempre alla tua chiusa.
Ignoro quel che farai tu
immobile davanti al labirinto
strozzato e insensato
delle mie sconfitte.
Riderai o piangerai?

2.
[Due anni dopo]

Non so più chi sei davvero
ti amo e ti temo
ti cerco e ti fuggo
e comunque
(avendoti vista
avendo rinunciato
a vederti) finisco per terra
bocconi tra le rovine
col cuore che scuote
la terra infida.

Non lo so. Mai capisco
quel che mi succede
se ti scontro
se non ti incontro.
Se ci sarà collisione
e si spaccherà
disastrosamente la mia chiglia
non so se il tuo scoglio
invisibile si colorerà
del mio sangue viola.

Se l’ultimo rubinetto girerai
con l’invisibile tenaglia
del silenzio
e orrendamente mi strozzerò
non so se perfino
(veloce e pietosa)
mi chiuderai la bocca
gli occhi e il naso.
Non so se ti salverai
o finirai soffocata
dall’eccesso
di rubinetteria.

3.
[Tre anni dopo]

Ho provato di nuovo
(temerario, suicida)
a vedere che succede.
Se ti pari a me davanti
di certo mi schianti.
Se passi veloce
in una nuvola d’acciaio blu
quella sei tu.

Ancora tu
riempi di dolorosa speranza
il labirinto dell’assenza.
Ho portato i miei pensieri
confusi e avviluppati
nei giardini eccitati
dove hai promesso
di non venire più’.
Mi sono trasformato
in un prato bagnato
che passa inosservato
e lì, sola soletta
pedalavi in fretta
nella ruota perfetta.

Ci incontriamo lo stesso
anche se ci divide
un viadotto
o un sottopassaggio
un filo spinato
o un fossato.
D’altronde, mi fingo assente
se ti becco in flagrante
con gli occhi sul volante.

4.
[Dieci anni dopo]

Se finirò in prigione
senza quarto-d’ora-d’aria
senza le tue cure
non saprò darmi ragione
delle tue torture.
Nottetempo
rincorro le voci
le grida la gioia
rimbalzata sui muri
la fregola defunta
ormai smunta
che bussa alla porta
del pensionato
dove m’hai mandato.

Ormai riusciamo assai bene
a non incontrarci
fisicamente
a non ascoltarci
poeticamente.
Tu alzi la mano e dici
« Assente »
io mi nascondo
tra le stampelle
dell’armadio
e, spenta la radio
non dico più niente.

Non ho ancora capito
se per me sei uno scoglio
o un rubinetto.
Se ti pari a me davanti
di certo mi schianti.
Se passi veloce
in una nuvola d’acciaio blu
quella sei tu.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 7 février 2013

TEXTE ORIGINAL EN FRANÇAIS : http://wp.me/p2Wcn6-iW

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