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La mia famiglia è un arcipelago (1978).

La mia famiglia è un arcipelago.
Mio padre si chiamava Ruggero.
La sua donna aveva due occhi neri
tristi e allegri. La sua casa
era piena di amici. Fuori
dove l’erba sembrava danzare
il sole dormiva tra i sassi.

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Ruggero, mio nonno, era gracile e buono,
parlava sempre con foga. Sui treni dell’esilio
incontrò i laghi e i boschi di tristi
ragazze brune. Aveva sempre combattuto i padroni.

Il suo volto era serio. Tra gli occhiali
e il grande cappello respirava un soffio di mare.

La sua isola di cipressi, nei graziosi moli
accoglieva le barche di notte, i signori
vestiti di sciarpe.

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Fu un destino fuggire
inseguendo la vita e il suo centro.

Fu un destino sognare
la pace di isole ferme
nella nostra famiglia.

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Mio figlio lo voglio chiamare Ruggero.
La sua isola di rocce lo scheggerà di sale.
lo abituerà al vento, al sole ostinato.

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Conoscerà bene la paura. Confusamente
amerà tutte le donne. Canterà di sua madre,
una strega dalle gambe asciutte, abbronzate,
la sua prima porta verso la mattina.

L’isola si coprirà un bel giorno
della sua rossa barba
di animale pungente.

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Ruggero, ancor nudo
sarà già insofferente,
perché il mare ben presto
diverrà una nera palude di fango,
e la vita un recinto di facce segnate.

Ruggero andrà via, senza pianger nemmeno,
sicuro che un verme meschino
non potrà esserlo stato.

Finché un giorno d’estate la sua Bradamante
con la treccia più ferma e più bionda
lo farà incespicare
tra sospiri di enormi conchiglie.

Felice e confuso Ruggero
tratterrà la sua notte
affondando le mani, come molli radici
nella gonna leggera, nelle umide cosce,
promettendo un anello.

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Ma, sgomento
per il buio destino di piccole case,
sognerà nuove fughe in recinti lontani.

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La mia storia per me senza nome è l’attesa
il destino di cercare l’amore
e fuggire me stesso
sempre, ovunque, portandomi dentro
Ruggero.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 1 janvier 2014

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