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001_tutti c'hanno da fare 180Tutti c’hanno da fare, 2000 (1)

« 1978 »

Telefonare a Nemi
aspettare il sessantaquattro
immaginare la metropolitana
nel nero e marmo inciso di scritte
aspettare l’entrata, aspettare l’uscita
ridere, soprattutto scherzare. Sorridere
immaginare come saremmo
se gesticolassimo solamente.

Telefonare vicino, telefonare lontano
aggirandosi in una stanza vuota
perdere la biro
e immaginare i colori
in cui avvolgere le statue morte
le memorie abbandonate.
Salire gli scalini di casa tua
sentendosi leggero, sereno e appena stanco
ben vestito e ben spogliato.

Telefonare da una cabina imbrattata
ad una cena interrotta
dentro una nebbia rimossa
immaginando gli amori passati
che un corpo nuovo attraversa.

Telefonare alla notte
che suona sempre libero
coprirsi o scoprirsi
perché fa freddo, anche qui.
Camminare la città nuova
senza atlanti, senza chiacchiere di amici
immaginando di essere confuso
immaginando di essere solo
immaginando di essere ovunque.

Giovanni Merloni

(1)
Tutti c’hanno da fare. Chi corre di qua chi corre di là. Appuntamenti mancati, rinvii, nervosismi, crolli. Finalmente a casa si accendono I televisori e I computers (raramente I compact disc per sentire la musica) e ci si fa prendere dalla routine autistica : scannerizzare, mandare l’e-mail, scaricare da internet, trattare la foto o il disegno con retini colorati. Arrivare alla perfezione. Il frammento è perfetto. La moglie dorme — meno male — e l’amico pittore… ma che vuole da me ? Non gli basta essere pittore ?

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 20 mai 2014

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