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So di amarlo

Magari la stessa Musica
accesa nei nostri rifugi lontani
si infilerà, dispettosa
nei nostri pensieri strani
e ci prenderà nella sua molla.

Lei:

So di amarlo.
Ma le sue lettere
arrivano lontane, come
se non avesse più occhi
adatti a cercarmi.

Non so dirmi perché
ancora lo cerco in qualche stella
ancora lo piango nelle pieghe
della sera. Le mie labbra mute
continuano a dirgli Amore.

Ma
contro i vetri mi dispero
scoprendo che lui non mi manca.

Laggiù, lontano
(in quella stanza di tormenti)
lui si sveglia, colpevole
già cercando nell’alba i vestiti
nella fretta di scrivermi parole d’amore
senza sapermi amare.

(Lei non sa che lui ha ritrovato
la chiave perduta.)

Lui:
Nella Musica c’è sempre lei
raggomitolata nella stanza
(in un pomeriggio di tormenti).

Nella Musica ci sono i suoi occhi
grandi e distratti, il suo profumo
di piscina, la sua voce eccitata.

Nella Musica bella e dannata
le lunghe ore di attesa non hanno più peso.

Certo, una sola canzone
non può ammutolire
il ricordo doloroso di un eco stonato
di un piede pestato, di un ritmo mancato
della paura di abbracciare la vita.

Ma
inseparabile ormai da questa Musica
(che all’infinito ricomincia)
io pretendo che adesso, lontana
lei ascolti, lei rida, lei balli
anche lei inseparabile
da questo mulinello di voci e di suoni
che esplode dovunque a quest’ora
gridando al mondo che un giorno
goffamente e forse per sbaglio
noi due ci siamo amati.

Giovanni Merloni

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