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004_indovina 180

Mi parli in inglese

Guardiamo insieme il cielo di cenere
e viene da molto lontano la nostra voce.

Tu parli inglese
un bambino-lancia-razzi rasenta
pericolosamente il treno.

Una volta ci venni con mia madre
e la terra era più scavata e smossa
giocai a nascondermi dietro i mattoni
e lei che mi inseguiva, ridendo… –

È davvero penoso quello che ci tacciamo
mentre già ondeggiano – come nuvole
tra le cime tempestose – i presentimenti:
I like the spring, of course… –
come se questi bambini ci guardassero
e il nostro corpo pesante non riuscisse
a muoversi…

È ben triste un cielo di cenere
steso senza cura tra baluardi di cemento.

Laggiù si riescono ad acciuffare
i pini nel vento:
Non so più cosa guardare. –

Hai una riga tra gli occhi e la fronte
il mento in su. Adesso esprimi
quello che prima
non riuscivi a spiegare
nemmeno in inglese.

Il cielo sprofonda nelle zolle
in un disperato luccichio.

Non avrei mai pensato
che la mia carne
mi fosse così indifferente
e i miei stessi occhi odiosi
e tu… tu inutile!

Quando arriveremo
a piazza di Spagna

non badare ai negozi, alle luci
alle braccia e gambe
tra i tavolini. Va dritta,
non voltarti
e portati dietro il mio amore profondo
eppure volatile
provvisorio o eterno
come quella cenere tra i pini
Addio… –

Camminiamo verso il centro
estrema periferia
di un grande amore. Le luci
balzano alle finestre
sempre più pungenti
e ossessive.

Poi la sera si arresta.
è vuota la piazza

Sono solo.

Evviva!
Evviva la nostra giovane morte!

Giovanni Merloni

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