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001_striata 180

Quando tu non ci sei

Quando tu non ci sei
chiusa in casa, malata
(non so mai se malata davvero
o per finta)
la mattina nasce incerta,
e non sa incamminarsi, stridente
tra le flebili luci di brutti lampioni.

Una strano languore avvolge i miei gesti
paralizza i miei passi
tra la gente che corre.

Nell’asfalto e nei vetri spezzati
la tua assenza remota
mi ruba per sompre
i miei slanci più disinvolti
i miei sogni  più sconci.

La giornata già stanca
si avvolge sul suo inutile perno,
ammalata, questa volta davvero.
Tu resti lassù, indecifrabile
dietro la tua sghemba finestra.

E già arriva la sera
senza la minima consolazione
di sognare o ricordare
la familiare altalena
dei corpi sorvegliati
imbalsamati
inclini alle risposte difficili
mentre si fa strada
questo ingenuo desiderio
di correrci incontro
di lanciarci nel corpo a corpo
questo naturale bisogno
di dare senza attendere
di prendere senza attendere.

E’ già arrivata la sera
di una giornata che ha fatto sciopero
di ore e ore ammalate
ficcate in un letto di protesta o di rabbia.
Tutti si sono già rintanati, del resto
(non solo tu)
a fare bilanci di gioia-e-dolore.

002_scaletta bis 180

Vorrei sprofondare, stendermi
in un letto di cartone.

Ma la città mi precede,
apparecchiandomi il buio.

Non mi resta che saltarci dentro, in quel buio.

Chiudo gli occhi, e saltellando
tra le timide tracce di luci avvilite
porto via con me questa brutta sera
vecchia e derelitta
incartandola nel buio della notte

E, sanguinante, a testa bassa
con un brusco colpo di coda
apparecchio ansante
lo splendore di un nuovo giorno
colorato dai tuoi
passi disinvolti
sconvolto dalla felicità
di poterti avere
nella mia sghemba prospettiva d’amore.

003_scaletta 180

Giovanni Merloni

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