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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives Mensuelles: janvier 2014

Tu che passi da sola, 1964 (Ambra n. 35)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_toi qui passes 180 bleu

Tu che passi da sola

Tu che passi da sola
vicino a quel muro…

Io per te
(ti ricordi ?)
rubavo i fiori al vento
le stelle al cielo,
per te strappavo un pugno di mosche
e quel piccolo niente
lo scambiavo
col niente più grande
che è l’amore.

Ora tu passi da sola
vicino a quel muro
e non guardi più indietro
né insù.

Chissà se tu ricordi
che io posso vederti
dalla buia feritoia
della torre sfiancata.

Io per te camminavo
o piuttosto correvo,
inseguendoti
col regalo di un bacio.

Non avevo paura
del tuo stanco
rifiuto, per te
mi aggiustavo a sembrare
perfino
la tua ombra.

002_toi qui passes

Tu cammini da sola
ma già so che un bel giorno
ci sarà qualcun altro
premuroso al tuo fianco
ingombrante
come un ombrello
fastidioso
come un’ombra.

Non potrò più guardare.
Il mattone sfilato
lo dovrò rinfilare. Sarò
solo. Che importa,
io ti ho avuta
con quel poco
con quel piccolo niente
rubato
dal fioraio
dal fabbro
dal vaso da notte
dal talento di un bacio,
quel bacio
che hai dato
a me solo,
una volta.

003_toi qui passes 180 rouge

Tu che passi da sola
vicino a quel muro
non voltarti a cercare
quel bacio d’amore
recluso
dentro un cuore
perduto.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

No, 1964 (Ambra n. 34)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_invece di correre a casa 180

No 

I.
Un mazzo di fiori
una violetta tra fiori di pesco
una violetta a mazzi di violette

un doloroso NO
e due occhi languidi che si fanno dire NO

e una enorme bocca che inghiotte
mazzi di violette

e una notte buia tra infami pensieri
invece di correre a casa.

occhi verdi occhi azzurri 62055 - copie

II.
Occhi verdi, occhi azzurri
spietati, umidi, stanchi
nel nostro dirci tutto
una verità vera e una falsa.

Su noi due ripiegati
le nostre verità quotidiane
finché voleremo
in una stella brillante.

Occhi verdi, occhi azzurri
i tuoi sguardi rivolti
a questa morte.

Ci saranno al principio e alla fine
i tuoi occhi
anche nel buio
di una tremenda solitudine.

Ti avrò persa.

Scenderà sul mio corpo desolato
e nei tuoi occhi
l’ultimo sole bianco.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Nel castello delle tue orecchie, 1974 (Stella n. 30)

03 vendredi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

001_rêve 1974 180

Nel castello delle tue orecchie 

I.
Misteriosa
affabile
ginnica
ironica sardonica satanica
filmica
sì proprio filmica
attricetta comparsetta
golfetta
maglietta
racchetta
(di riffa o di raffa)
buffa
gaglioffa
ma per niente goffa.

II.
L’amore fa parlare
ma un bisbiglio
può disintegrare
il castello delle tue orecchie.

Bastano duecentomila parole
sbagliate, scaraventate
per avarizia, per esagerazione
e si finisce rinchiusi
in una ragnatela
in un vicolo cieco
in un tugurio terremotato.

Non siamo mai stati liberi
né ricchi né indistruttibili
non siamo stati mai
né profondi né superficiali.

L’amore ammutolisce
ma un bisbiglio
può scatenare un ballo
nel castello delle tue orecchie.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Idolo della notte, 1964 (Ambra n. 33)

02 jeudi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_idolo della notte 180

Idolo della notte

Idolo della notte
c’è un rito per te
è il vento tra le canne.

Amore, partirò
e il tempo si piegherà su se stesso
lascerò questa lettera scolpita
fischiare dietro il treno.

Io ero con una donna
le disegnavo a stento il viso
(sempre mi interrompeva)
parlavo a lei delle stelle dell’Orsa
del treno che fischia sui campi
arati dagli uomini buoni.
Voleva che fossi più forte
più forte di un soldato.

Un giorno infatti pioveva
e io piangevo, a dirotto.

Ma ero felice.
Solo, volevo vederla serena
e invece una piega
tagliava la fronte
dell’idolo mio.

002_procida005 180

C’è lontano un nido di aquile
e qui passi di piombo.

Tra la paglia dei miei avi
ti ho cercato, invano, senza trovarti
Ambra, idolo della notte.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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La mia famiglia è un arcipelago (Luna, 1978)

01 mercredi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Luna

001_archipel_tagliato_def 180

La mia famiglia è un arcipelago (1978).

La mia famiglia è un arcipelago.
Mio padre si chiamava Ruggero.
La sua donna aveva due occhi neri
tristi e allegri. La sua casa
era piena di amici. Fuori
dove l’erba sembrava danzare
il sole dormiva tra i sassi.

000a matrimonio 180 chiara

Ruggero, mio nonno, era gracile e buono,
parlava sempre con foga. Sui treni dell’esilio
incontrò i laghi e i boschi di tristi
ragazze brune. Aveva sempre combattuto i padroni.

Il suo volto era serio. Tra gli occhiali
e il grande cappello respirava un soffio di mare.

La sua isola di cipressi, nei graziosi moli
accoglieva le barche di notte, i signori
vestiti di sciarpe.

000b_matrimonio 180

Fu un destino fuggire
inseguendo la vita e il suo centro.

Fu un destino sognare
la pace di isole ferme
nella nostra famiglia.

000c_1954_009 180

Mio figlio lo voglio chiamare Ruggero.
La sua isola di rocce lo scheggerà di sale.
lo abituerà al vento, al sole ostinato.

000c_1954_009 part 180

Conoscerà bene la paura. Confusamente
amerà tutte le donne. Canterà di sua madre,
una strega dalle gambe asciutte, abbronzate,
la sua prima porta verso la mattina.

L’isola si coprirà un bel giorno
della sua rossa barba
di animale pungente.

000d_1954_018 180

Ruggero, ancor nudo
sarà già insofferente,
perché il mare ben presto
diverrà una nera palude di fango,
e la vita un recinto di facce segnate.

Ruggero andrà via, senza pianger nemmeno,
sicuro che un verme meschino
non potrà esserlo stato.

Finché un giorno d’estate la sua Bradamante
con la treccia più ferma e più bionda
lo farà incespicare
tra sospiri di enormi conchiglie.

Felice e confuso Ruggero
tratterrà la sua notte
affondando le mani, come molli radici
nella gonna leggera, nelle umide cosce,
promettendo un anello.

004_1960cortina_001 180

Ma, sgomento
per il buio destino di piccole case,
sognerà nuove fughe in recinti lontani.

000e_nuovi disegni007 180

La mia storia per me senza nome è l’attesa
il destino di cercare l’amore
e fuggire me stesso
sempre, ovunque, portandomi dentro
Ruggero.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 1 janvier 2014

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