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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives de Tag: Ossidiana

Un uccello azzurro, 1975 (Ossidiana n. 38)

19 jeudi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_donna con uccelli 83 a iPhoto 180

Un uccello azzurro

Un uccello azzurro
nella tua mano.

Un orizzonte accecante
sulla tua bocca.

Un sospiro
di rami gialli
tra le tue gambe
assonnate.

Un disegno
di ricci di carta
sui tuoi occhi
sulle tue guance
sui tuoi
immobili
gesti.

Un mio
piccolo
regalo
sul tuo petto.

Il mio piccolo cuore
nel tuo abbraccio.

La mia breve vita
nel tuo volo.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Poco alla volta, 1975 (Ossidiana n. 37)

05 jeudi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_à défaut d'un amour partagé def 180

Poco alla volta

Poco alla volta,
dalla mia penna factotum
che scrive o disegna
escono a frotte o da sole,
tu lo sai, le persone.
Per caso,
per via di quel nome
o quel gesto
o quella strana parola,
quel fatto che allora
ci aveva diviso
o riunito.

Poco alla volta,
con tante persone vicino
(anche loro direbbero
che fuori fa freddo
che bisogna chiamare
l’uomo del treno per aggiustare
una volta per tutte
questo spiffero odioso)
io rivivo scontroso
lusinghieri pensieri
e riflessioni di treno.

E se il treno si ferma
io scendo con loro
a sgranchirmi le idee
rivivendo tra i passi
il sapore del sole
il rumore dell’ombra
l’odore della strada
agitata e tranquilla.

Io mi siedo con loro
in un bar silenzioso
dove un dì, per dispetto
potrei anche restare.

Poco alla volta
sul treno farcito di ricordi
(vuoto di responsabilità)
dimentico senza voltarmi
le desolate utopie
le speranze ossessive
le voglie incrociate.

Sì, io parlo, distaccato
(allo zio ritrovato
al cugino estraniato)
del mio amore per te
del tuo volto abbronzato
del tuo dire spezzato
sussurrato nel prato
dove l’ultimo giorno
io ti avevo baciato.

Poco alla volta, chissà,
il treno mi potrà guarire
o almeno liberare
un pò
da questo magone
sganciando il vagone
sotto gli occhi del portone
che ti vedrà tornare.

Io lo so,
solo vedendoti
(te sola fra tutti)
diventerei noncurante
di fronte al destino
minaccioso e strano
triste e noioso.

Io lo so, cullato
dal tuo sguardo
attingerei nuove  forze
dal fondo devastato
del mio cuore sfinito.

Lo dicevi anche tu,
soltanto chi ama riamato
può accettare l’incertezza
di ore e ore davanti
e trovare il coraggio
di fermarsi di nuovo
sui suoi fogli
a parlare.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

La vita è un buffo gioco, 1975 (Ossidiana n. 36)

23 vendredi Mai 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_1973 Gio_Merloni-Gen 180

La vita è un buffo gioco

La vita è un buffo gioco
la vita è come a scuola
bisogna saper stare
al primo
al secondo, al terzo banco.

La vita è la tua vita
i tuoi fianchi
il corpo mio e il tuo.

L’ideologia eroica
è un’ideologia decadente
il cinismo è spartano
la felicità è una pena da commutare
in una pena minore.

La felicità è improvvisa
come il dolore
e si paga
e bisogna essere preparati.

La vita è una prigione
è un recinto
è un orizzonte
che, al massimo, cambia colore.

Chi pensa di stare
fuori dal recinto
sta andando allo sbaraglio
nessuno gli protegge le spalle.

La vita non accetta
fratelli Bandiera
la vita accetta
chi si accetta.

La vita è rivoluzione
ma ogni rivoluzione
nella vita
riproduce il potere
l’ipocrisia
l’ambiguità
la debolezza
il vuoto.

La vita è una partita a poker
dove vince chi vive di meno
chi sa osservare
gli altri
chi sa schivare le valanghe
i luoghi comuni.

Non c’è posto per l’ottimismo
non c’è posto per il pessimismo
non c’è posto per niente
di esagerato:
ognuno al suo posto
ognuno nel suo recinto
ognuno un piccolo sforzo
ognuno un piccolo Vietnam…

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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San Marco all’alba, 1975 (Ossidiana n. 35)

16 vendredi Mai 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_1955 Venezia negativi (26) 180 San Marco all’alba (1975)

I.
Ciao, Venezia,
addio alla stanca retorica
dell’uomo e della donna
ostaggi docili beati
di ogni luogo comune.

Ciao, ti lascio
un corpo ingombrante
una pazienza inutile
(perché niente può essere davvero facile),
ti lascio la mia animalità in gabbia
e la mia ombra.

Dieci volte ho ripetuto
il rituale della partenza,
avvolto nell’idea
di finire di botto
in un tunnel nero.

Dieci volte ho pianto,
straziato dalla promessa
di un viaggio di sola andata
in luoghi brutti e lontani
dove nessuno saprebbe
chi sei tu, chi è Venezia.

002_1955 Venezia negativi (5) 180

II.
Ciao, vecchio pudore,
addio, presunzione inutile
di poterti avere facilmente,
a modo mio, in un baleno.

Ciao, buffa insistenza
che rimette in pista
il giocatore sconfitto. Vieni qui,
giochiamo a nascondino
tra i boccaporti dell’autobus marino,
giochiamo, carezzandoci
nei fiorami delle tappezzerie,
rotoliamo sott’acqua
come due pesci imbarazzati,
incerti se partire o divorarsi
l’un l’altro, senza pudore.

003_Venezia (10) 180

III.
Ciao, sciocchezze
inventate da un irresoluto
colto di sorpresa.

Ciao, amica nemica.
Dovrei fingere di ribellarmi
alla tua magnanimità,
provocarti a lungo,
sfuggirti, dimenticarti.

Non attenderesti
nemmeno il tempo di un soffio
prima di chiedere l’armistizio
o francamente la resa.

Una felice riconciliazione
ci aspetta, basterà lasciare
Venezia. Ma intanto
quasi quasi
salgo sul campanile
e sventolo il fazzoletto a fiori,
giusto per vedere Venezia
attraverso la trasparenza
blu viola delle tue parole.

004_Venezia (5) - Version 2 180

Quasi quasi, da lassù
mi metto a volare
dispiegando le braccia
come ali di gabbiano,
per fare la corte al mare.

Planando tra i tuoi gesti,
prima veloci poi lenti,
raggiungerei il tuo scoglio
di molluschi e coralli,
la tua pelle levigata
dall’acqua trasparente.
Tra le mie braccia, le tue narici rosa
si aprirebbero in un respiro
doloroso e sottile.
Tra le tue braccia io morirei
quasi quasi.

005_Venezia (11) 180

IV
Ciao, goffo eroismo
di rifiutare silenziosamente
la fatica nell’amore.
Addio, testarda illusione
di poterci sottrarre
ai rapporti di forza
nati dall’amore.
Addio, scacciapensieri idioti
che non servono a zittire
le voci disperate
di una canzone d’amore.

I piccioni strofinano ali inamidate
sui cornicioni bianchi e neri.
Le architetture affiorano
da un’alba senza fuochi.
Io veglio rattrappito
tra la raucedine e il sonno
di un nuovo giorno.

006_Venezia (12) 180

San Marco all’alba
è un grande cortile
per i gatti e gli uccelli
per i tavoli stesi e deserti
per i primi rumori
i primi spruzzi
i primi barattoli
i primi innamorati
che non hanno avuto
un letto per loro.
Buongiorno, fata.

007_Venezia 1969 (36) 180

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Per racimolare un senso compiuto a questa speranza, 1975 (Ossidiana n. 34)

16 mercredi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_poesia di rinforzo IPhoto 180

Per racimolare un senso compiuto a questa speranza

1
Anche questa mattina
prendo appunti
per racimolare un senso compiuto
a questa speranza.

2
Malaga, pistacchio, crema
rhum
un enorme iceberg
rotolato da un secchio
d’argento
impalpabile ghiaccio
colorato
che si scioglie nel sapore
di un bacio marino.

Un gelato
per disgelare
per sciogliere come un soffio
il tramonto.

3
Tu sei come me
io sono come te:
io ti cerco
tu mi sfuggi;
però
quando tu mi cerchi
io resto.

4
Nella fantasia ho proiettato
l’inquietudine
la povertà, la rabbia
contro l’indistinta repressione.

Nella fantasia ho srotolato
le tele dipinte
delle nostre
assonnate villeggiature
delle nostre invincibili passeggiate
tra l’erba e le rocce.

Nella fantasia ho ritrovato
secche espressioni
di bisogno, di sgomento
personaggi sdoppiati
che camuffavano
i loro diversi possibili destini.

Nella fantasia eroica
la solitudine dolorosa
è la morte
e il ballo
del tuo gioioso abbraccio
è la vita.

5
Non teorizzare se vuoi vivere
non fare schemi
non disegnare parentesi
non collezionare foglietti
e appuntamenti
se vuoi essere felice.

6
Uno due e tre
ed ho finalmente rotto
quest’inutile filo
che mi lega alla vita.

Uno due e tre
e volo sott’acqua
leggero leggero.

Giovanni Merloni

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I modi possibili, 1975 (Ossidiana n. 33)

12 samedi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_poesiam001 più nero 180

I modi possibili 

I modi possibili
per ricacciare dentro
anche questo dolore
per trasformarlo
come tu dici
in un fiore viola e rosso
in un linguaggio di festa.

I modi possibili
per non avere più bisogno
del tuo profumo
della tua magica
somiglianza all’amore.

I modi possibili
per descriverti dentro di me
come un personaggio in maschera:
gitana che ridi
nella festa degli altri;
donna che posi
pensierosa ed ombrosa
davanti ad un fotografo
pieno di cure per te;
donna che parli
sempre sottovoce
scandendo la musica dolorosa
di un viaggio che non faremo
di un abbraccio meraviglioso
che non ci sarà.

I modi possibili
per riavere la terra
e la fatalità dei sapori.

I modi possibili
per provare disinteresse
e inumana soddisfazione.

I modi possibili
per risollevare
questa mia vita
da questo piccolo
gigantesco insidioso
male.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Forse è il momento, 1975 (Ossidiana n. 32)

11 vendredi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_poesiam002 più nero 180

Forse è il momento

Forse è il momento
di fare chiarezza
tra la mia volontà
ostinata
di averti
e la tua angoscia
alle corde del ring.

Io vestito di lana a strati
goffo e ridondante
tu seminuda e smarrita.

Forse è il momento
di fare chiarezza
cosa c’è dietro
le mie lagnose parole-ritornello
cosa c’è dietro
i tuoi severi silenzi.

Forse non è poi
tanto vero
che io ti inseguo,
che “altrimenti muoio »,
perché invece
anch’io mi metto a nudo
e così
più mi spoglio
più mi vesto
più soffro più mi tempro
più mi sembra di sprofondare
più mi accorgo
invece
di essere forte
distaccato
pronto ad ammettere
che perfino io
posso capire
cosa è
per me
l’amore.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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La sola forza di un sorriso, 1975 (Ossidiana n. 31)

09 mercredi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

000_bologna quadro 180

La sola forza di un sorriso

Una grande scena invernale:
i passi di una signora elegante
attenta a non affondare
tra il fango e la neve;
duecento studenti
alitanti contro l’aria rarefatta
tra sguardi sgomenti, interrogativi
sul proprio ruolo
nell’esperienza di una piazza
vissuta in modo nuovo;
mille soldati morti
su un grande dipinto murale;
le coppie degli innamorati
intrecciate come sciarpe
appiccicate come sospiri gonfi
distratte e claudicanti
come fumi.

Un grande disumano distacco
dalle emozioni
dalle passioni, dai dolori.

La grande solitudine
dei giorni di sciopero
che ci fa assaporare
finalmente
la grandiosità delle chances
la meschinità
dei nostri umani impacci
il piacere tranquillante
del ritorno alle origini
alle difficili letture

all’ascolto di una canzone.

 

179_par la seule force 180

Canta, goffo uccellino
vola, vinci eroico
con la sola forza di un sorriso
l’ipocrisia di un corpo sfilacciato
la tenerezza
il bisogno
coperto di squame e profumi esotici
di una donna sola;

canta bocca ghignante
labbra seccate dalla insulsa fatica

002_chiostro monreale 180

canta parole in versi
riversa gli strumenti che puoi
nascondi come puoi
l’amarezza
la nausea, il vuoto sublime
di non avere ideali comuni;

canta volto scarno e attento
e dilata finalmente
fino a renderti insopportabile
l’esercizio
della più critica intelligenza
della più sarcastica ironia
della più fredda e lucida
calma

Giovanni Merloni

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Mi sono schierato, 1975 (Ossidiana n. 30)

07 lundi Avr 2014

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Ossidiana

001_je m'aligne 180 NA

Mi sono schierato

Mi sono schierato
con uomini combattivi
a lavorare per disegnare
l’alternativa
nel ciclo discontinuo
nel conflitto perenne
delle cose:

non c’è lavoro
senza una lotta
senza arresti
senza un patrimonio
di tutti
senza società.

Mi sono schierato
con chi crede
negli uomini
nelle idee.

Mi sono schierato
contro l’ignoranza
contro l’arroganza
del potere.

Mi rifiuto di dichiararmi
organico
a una rivoluzione senza uomini
a un aggiustamento
armonico
fittizio
liberale
delle contraddizioni.

Mi rifiuto di parlare
solo per dissacrare
solo per scandalizzare.

Mi rifiuto di crearmi un’isola
per essere dimenticato
e assediato.

Sono a disagio
con le avanguardie
provinciali, libresche,

Ma ne ascolto la voce
che corre in senso inverso
contro le rapide
di una rovinosa caduta di tensione
di un livellamento mediocre
dei comportamenti.

Rinuncio ad andare
controcorrente
insieme ai disperati
di una élite sentimentale
che fila su una zattera angusta
volontaristica
con le pezze al culo
felice della sua vela
anarchica, disinibita
(di cui fanno benissimo a meno
coloro che producono
coloro che sfruttano).

002_figlio e padre def 180 IPhoto

Alla vigilia della battaglia
i compagni guardano la palude
il silenzio è tremendo
perché ancora troppo pochi
l’hanno capito:

LA RIVOLUZIONE NON E’
ANCORA
DI MASSA

Con le nostre case bruciate
(per districare le goffaggini
di una filosofia di oggi
un po’ di domani
un po’ di ieri)
il nostro sacrificio sembra quasi
una esecuzione sommaria
di cui la televisione non parlerà.

(Daranno la colpa
all’interruzione di un servizio
a una calamità naturale
all’assenza di campo).

Nessuno mai parlerà
di chi ha lavorato soffrendo
ferendosi le mani
rifugiandosi nel vino
nell’incapacità di amare
di capire gli altri
di intaccare la propria
scorza sonnolenta
o di fare leva
sui piccoli rituali della vita
per nuove conquiste
per nuove forze
per nuove lotte.

Nelle nostre discussioni
quante volte ci scopriamo
incapaci di indovinare
una verità comune?
incapaci di studiare
di scrivere e di leggere
insieme?

Ritorniamo stancamente
alle vecchie filosofie
alle storie dei profeti
ai personaggi carismatici
ai pellegrinaggi.

Ci fermiamo alla vaghezza
di amicizie diffidenti,
mentre il nostro dito viola
ficcato nella diga
arresta solo per un attimo
la meccanica ineluttabile
dell’amore tra le formiche
della guerra tra le formiche
del lavoro ricco di inventiva
(e privo di scienza)
delle formiche, della fantasia
grande come un formicaio
delle formiche.

Giovanni Merloni

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Potrei anche diventare allegro, 1975 (Ossidiana n. 29)

03 jeudi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_clown003 180

Potrei anche diventare allegro

Potrei anche diventare allegro
regalare a tutti la mia gioia
il mio essere qui
e da nessun’altra parte
gesticolante o immobile
con voi, davanti a voi.

Potrei immedesimarmi
nell’incantevole parte
di un pagliaccio
impenetrabile
e sorridendo gelidamente
(piangendo caldamente)
inerpicarmi su un filo trasparente

e finire lassù
nell’altro inutile mondo
a vendere lumache e gelati
ai bambini.

002_voilière 180

Giovanni Merloni

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