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Archives de Tag: Ossidiana

La mia settimana. Martedì, 1975 (Ossidiana n. 22b)

09 mardi Avr 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

seggiolino del papa 740

La mia settimana. Martedì

La mia settimana la tua settimane
la nostra settimana davvero nostra
mia tua nostra
i miei giorni i tuoi giorni
i nostri giorni
il mio tempo il tuo tempo il nostro tempo.
La nostra settimana la tua settimana
la mia settimana.
Il nostro tempo il tuo tempo,
il mio tempo
nostro tuo mio.

Martedì un invito-confronto
un panino fumante,
un cocktail di parole sghembe.

Martedì un sorriso luminoso
nonostante la pioggia
un disegno di vie e di case
un giardino buio nel dopopranzo
una compunta passeggiata
tra i ricci del tuo collo.

Martedì un’elegia
di due ore soltanto
una farsa di burattini
una stupida poesia
un golf sfilacciato
un sasso nell’acqua
una telefonata fastidiosa
camminando sugli specchi
di un discorso stanco.

Martedì un difficile ritorno a casa
un letto disfatto
una stufa che non scalda.

viale silvani 2 antique 740 Bologna, viale Silvani, giardino e fontana presso l’ingresso della Regione Emilia-Romagna

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

Questa poesia è protetta da ©Copyright

La mia settimana. Lunedì, 1975 (Ossidiana n. 22a)

08 lundi Avr 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_lunedì 740

La mia settimana. Lunedì

La mia settimana, la nostra settimana
i miei giorni, i nostri giorni
il mio tempo, il nostro tempo.
La tua settimana, la mia settimana
il tuo tempo, il mio tempo
la tua settimana, la nostra settimana.

Lunedì la luce entra come una sveglia rosa
a dissipare il torpore indolenzito.

Lunedì la macchina riparte
verso briosche e cappuccino
verso sorrisi nell’ascensore e cartellino
verso una stanza disordinata
e i racconti dei colleghi di lavoro.

Lunedì una vita ritmata
al rallentatore
dall’alba alla sera
tra corridoi e moquettes
tra squilli di telefono
schizzi di parole
e beghe di nuovi incontri.

Lunedì un faticoso ragionamento
cercando introvabili appunti.

Lunedì un appuntamento
lunedì un difficile approccio
un ineffabile disagio
un’impresentabile poesia
un dialogo nervoso tra due vestiti
una serata dentro una musica da singhiozzo.

Lunedì un programma ambizioso,
un giro vizioso
un’immobile cena
di resti andati a male.

bologna centro storico 740

Part. copertina « Bologna, politica e metodologia del restauro nei centri storici » a cura di P.L. Cervellati e R. Scannavini, Società editrice il Mulino, Bologna 1973

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Un uomo ombroso, 1975 (Ossidiana n. 21)

04 jeudi Avr 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_un uomo ombroso_740

Un uomo ombroso

Un uomo ombroso
capriccioso
che non sopporta
l’emarginazione
un ragazzo
col suo mondo di parole
di gesti di entusiasmo
chiuso nella sciarpa.

Questo buffo
indifeso
esagerato
inesperto
montgomery verde ti ama
anche quando si sente
un po’ sprofondare
nell’incapacità
di un itinerario obbligato
anche quando
goffo e torvo
contesta come può.

002_budapest_740

Anche oggi
che sembro cupo
sono allegro.

Anche oggi
che sembro lontano
sono vicino.

Anche oggi
che sembro perso nella metropolitana
sono con te nella strada.

Anche oggi
che sembro disperato
sono felice, disponibile.

Anche oggi
aggrappato alle mie risorse
di guerriero
ai miei sguardi in tralice
anche oggi ti amo.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE  

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Si ributta dietro le spalle, 1976 (Ossidiana n. 20)

03 mercredi Avr 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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001_si ributta_740

Si ributta dietro le spalle

Si ributta dietro le spalle
lo straccio di cose
raccolte lungo la lenta via
degli aranci dei glicini della neve.

È amareggiato, solo
confonde con la mano nell’acqua
l’ombra dell’abbraccio variopinto
l’emozione dolorosa
di un grido aperto
di una dolce parola.

Si getta tra la polvere
di gesti rattrappiti
di soliloqui annegati nell’inutilità.

Si muove come avesse addosso
il suo seme morto
l’odore imprigionato
dell’abbraccio rotolato
dei capelli impigliati
nelle carezze, nel leggero
vento fresco della stanza.

002_le lest 740Festival dell’Unità 1974. Giovanni Merloni, insieme a Francesco Curtarello e Paolo Ravaldini mentre allestiscono lo stand Perché l’Emilia è rossa ?

Questa facilità apparente
questa umanità ingombrante
chissà quanto sincera
questo squallore di uomo solo
e sporco, costretto ormai a correre
ad agire con violenza
contro la scorza grigia
di una vita ripetuta.
Questa vita che rende indisponibili
insensibili, muti.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Sorreggo il mio corpo di burattino ferito, 1976 (Ossidiana n. 19)

02 mardi Avr 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_je soutiens antique_740

 Hilton, Balduina Pineto, documentario (perduto) di Giovanni Merloni in collaborazione con G.P.Rossi e il maestro Fumelli. Foto della locandina : Giorgio Muratore.

Sorreggo il mio corpo di burattino ferito 

Sorreggo il mio corpo di burattino ferito
con ragnatele vischiose
di lentissimi gesti.

Con buffe frasi ripetute
sorreggo i passi verso l’aria viola
dolorosamente bella
che ti circonda.

Calandomi
come in un pozzo
nel buio pesto delle notte
sorreggo le pene
improvvise
della solitudine.

Con la forza residua di ricordare
il nostro ultimo incontro sincero
sorreggo l’angoscia
di non poterti sperare.

002_bologna di chi non so 740 Bologna, Il Nettuno del Giambologna. Serigrafia che mi fu regalata, di cui non ricordo ora il nome dell’autore che l’ha qui sotto firmata.

Abbandonato alle pieghe
insensate
di una nuova desolazione
sorreggo il peso di ghiaccio
della stanza vuota.

Con un nuovo esercizio di parole
pazienti, impazienti
complici, serene, indifferenti
sorreggo gli assalti della disperazione
a questo definitivo silenzio.

Giovanni Merloni

Questa poesia è protetta dal ©Copyright.

TEXTE EN FRANÇAIS 

Recinto della solitudine, 1976 (Ossidiana n. 18)

01 lundi Avr 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_allende x blog 740

Recinto della solitudine

Recinto della solitudine
la tua guancia, il tuo collo fresco
le mie parole ingoiate
la dolorosa assuefazione ai passi contro il vento
all’espressione fatua di un sorriso morto.

Recinto degli occhi
costernati come specchi di ghiaccio.

Recinto delle stagioni
che piovono e si infilano
negli odori dei vestiti.

002_enclos 740

Recinto di una corsa affannata, a piedi nudi
sui vetri delle tue collane.

Recinto della morte affacciata verso la vita.

Recinto dello stomaco caldo
del cibo immobile, dei capelli afflosciati
delle mani senza verso.

Recinto dell’amore costretto a fuggire
verso stelle buie.

Recinto di una musica lontana
che non posso ascoltare.

Recinto degli oggetti ammassati
che lambiscono appena l’orizzonte fermo
della disperazione.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

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Quella bambina gravemente ammalata, 1976 (Ossidiana n. 17)

19 mardi Mar 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

060_cette enfant 740

Quella bambina gravemente ammalata

Quella bambina gravemente malata
che era il nostro amore
e lo sforzo di comprare le arance
di alzarsi in orario
di passare ogni giorno
davanti alla tua porta chiusa
davanti alla tua porta aperta
senza entrare.

Quella bambina con la leucemia
che era il sorriso che ti regalavo
per non avvilirti
per non perderti.

Quella bambina ridotta uno straccio
ormai tarata
in un angolo della nostra vita
che oggi ci costringe
ad un linguaggio muto
al mesto romanzo della memoria,
ci sorride
con i suoi denti larghi
con il corpo deforme:
non ci chiede di resuscitare.
e nemmeno di guarire.

Quella ragazza senza speranze
è cresciuta dentro di noi
insegnandoci l’umanità
quella più difficile da conquistare.

Quella vecchia condannata a morte
continua a sorriderci
nella sua vitalità inesauribile.
Nella sua bocca di scheletro
stringe due fiori
per noi.
Non sarai mai vigliacca
né suicida la nostra dolce
viva e ribelle
ascia di guerra.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

Questa poesia è protetta da ©Copyright

I modi possibili, 1975 (Ossidiana n. 16)

18 lundi Mar 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

059_i modi possibili_740

I modi possibili

I modi possibili
per ricacciare dentro
anche questo dolore
per trasformarlo
come tu dici
in un fiore viola e rosso
in un linguaggio di festa.

I modi possibili
per non avere più bisogno
del tuo profumo
della tua magica
somiglianza all’amore.

I modi possibili
per descriverti dentro di me
come un personaggio in maschera:
– gitana che ridi
nella festa degli altri;
– attrice che posi
pensierosa ed ombrosa
davanti ad un fotografo
pieno di cure per te;
– compagna che parli
sempre sottovoce
scandendo la musica dolorosa
di un viaggio che non faremo
di un abbraccio meraviglioso
che non ci sarà.

I modi possibili
per riavere la terra
e la fatalità dei sapori.

I modi possibili
per provare disinteresse
e inumana soddisfazione.

I modi possibili
per risollevare
questa mia vita
da questo piccolo
gigantesco insidioso
male.

(Fa disperare
cominciare una giornata
sapendo che non ti vedrò,
ma fa impazzire
ancor di più finirla
sapendo che non ti ho visto.)

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Questa gente, 1975 (Ossidiana n. 15)

21 jeudi Fév 2013

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Ossidiana

questa gente

Questa gente

Questa gente
che ronza
abbastanza sicura tra le cose
non si consuma
a quanto pare
nel lucido tarlo
nella aritmetica incertezza,
nell’astronomica angoscia
del senso che già hanno le parole
del senso che già ha la vita
o l’esperienza in mezzo agli altri.

Questa gente
che si fa strumento
di una quotidiana rivoluzione
di un quotidiano perpetuarsi
dell’ordine costituito
dell’equilibrio
tra la nascita e la morte delle cose
questa gente
oggi lotta per costruire
domani per distruggere
per costruirsi e per distruggersi
per rendersi felice e infelice.

Questa gente
che cresce o si invecchia
in una infinità di nuove identità
non sembra avere voglia
di cominciare a pensare
di puntare più in alto
accettando
di vivere con la morte accanto
di schierarsi fino in fondo
di cominciare a criticare
coltivando
una intelligenza
capace di vincere le inibizioni
i complessi  la balbuzie
il disperato silenzio.

Questa gente
che sembra rincorsa
da una pena o da un miraggio
– dopo lo sfavillante e illusorio
accaparramento di pochi brandelli
di una complicata e totalitaria globalità  –
verso sera rientra
nella sua angusta cuccia di cane
e accetta la trappola
dei piccoli sfoghi
delle piccole libertà.

Questa gente
che sembra soddisfatta
mansueta, allineata
al massimo consapevole
della disperata logica del consumo
ha forse rinunciato
alla diversità
al peso delle parole
e diventa un muro inerte
una massa di manovra
preda ideale
dei falsi atteggiamenti
di perbenismo
vittima assai collaborativa
di un altruismo ipocrita
si contenta
di traguardi facili e tragici
di matrimoni inutili e nevrotici
di accordi che tarpano le ali
che creano, alla fine
un gigantesco muro di odio.

Questa gente
passa da una prigione ad un’altra
covando piccoli desideri di rivincita
uccidendosi
ogni giorno un po’.

Questa gente
Di cui faccio parte
che si muove in silenzio
e si ferma davanti alle vetrine
con la mia stessa espressione
e un identico passo
questa gente che si muove
nello specchio invisibile
dove io stesso mi osservo
questa gente smarrita
emarginata, condannata, programmata
quotidianamente disorientata
riuscirà ad aprire gli occhi?

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Coraçon maldito, 1976 (Ossidiana n. 14)

02 samedi Fév 2013

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Ossidiana

scolpita 740

Coraçon maldito

Coraçon contesta
i colori rossi e viola di Tamayo
i minuscoli bigliettini
con grandi poesie,
la luce accecante
sulle labbra tirate
di Violeta Parra, poi
quella collana che indossi
quel cuore sulla pelliccia
e la borsa di giornali
e la giacca plaid
nella nebbia gelata del mercato, poi
le goffe orme nella neve
in un quadro
con dentro i tuoi occhi
e il nostro primo abbraccio
e l’indimenticabile
sapore di Drambuie
e la tua pelle levigata
e il tuo odore che mi stordiva.

Coraçon maldito
giugno ci ha portato
in palma di mano
dentro prati con file d’uva.
Subito dopo
ho dovuto traversare l’Italia
su una Volkswagen nera
lo stesso disegnandoti
lungo un nastro di suoni.
Subito dopo
la strada è piombata
nel chiasso del porto ;
dal ponte i bambini
rapiti dal mare
gridavano il mio nome
di padre perduto.
Subito dopo
mi sono steso per terra
nella pineta
battuto dal vento di aghi verdi.

Il mio cuore strappato
spaccato, sprofondato
circondato da muri spogli
si è alla fine rannicchiato
su un corto letto
su una ispida tela :
ma era impossibile
lontano da te
quel dialogo con te
con le tue meditazioni
col tuo libro.

Coraçon contesta
sorpreso ad amare
(di nuovo, daccapo)
anch’io nuovo, messo a nudo
in un pomeriggio
vestito di fazzoletti
nella casa assediata
e la mia forza viva
esplodendo, protestando
la sua libertà. Un estremo, solitario
attimo di chiarezza
a testa alta.

Coraçon maldito
villanella imprevedibile
prima un no poi un sì
e i nostri passi intrecciati
in un viale umido
in un portico gelato
ingoiando i rimorsi.
A ritroso, seguendo le parole
costeggiavamo
un muro di glicini
e il cappotto era invaso
dei peli bianchi
della tua folta pelliccia
e tu sconquassavi
la mia pigrizia, predicando i meriti
di una camminata sportiva
impetuosa, avevamo ben diritto
di calpestare le parole
l’ordine naturale delle cose.

Coraçon maldito
schiacciato, abbandonato
dalle correnti blu e viola
che tu ti porti addosso
non posso più fare a meno
dei tuoi gesti
dei tuoi sorrisi dolci
dei tuoi passi. Vieni qui
raggomitolati
sulla mia spalla.
Vieni: io ti regalo
la mia forza, le mie idee balzane
la mia triste passione per il sole.

Giovanni Merloni

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