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Il labirinto dell’assenza

20 mercredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

047_labirinto assenza antique

Il labirinto dell’assenza

1.
[Un anno dopo]

Non so capire
se per me sei uno scoglio
o un rubinetto.
Non so se mi incaglio
contro di te
oppure mi scaglio
verso di te.

Non so se la mia nave affoga
per distrazione o fatale
combinazione.
Non so se il mio tronco
finlandese si fermerà
per sempre alla tua chiusa.
Ignoro quel che farai tu
immobile davanti al labirinto
strozzato e insensato
delle mie sconfitte.
Riderai o piangerai?

2.
[Due anni dopo]

Non so più chi sei davvero
ti amo e ti temo
ti cerco e ti fuggo
e comunque
(avendoti vista
avendo rinunciato
a vederti) finisco per terra
bocconi tra le rovine
col cuore che scuote
la terra infida.

Non lo so. Mai capisco
quel che mi succede
se ti scontro
se non ti incontro.
Se ci sarà collisione
e si spaccherà
disastrosamente la mia chiglia
non so se il tuo scoglio
invisibile si colorerà
del mio sangue viola.

Se l’ultimo rubinetto girerai
con l’invisibile tenaglia
del silenzio
e orrendamente mi strozzerò
non so se perfino
(veloce e pietosa)
mi chiuderai la bocca
gli occhi e il naso.
Non so se ti salverai
o finirai soffocata
dall’eccesso
di rubinetteria.

3.
[Tre anni dopo]

Ho provato di nuovo
(temerario, suicida)
a vedere che succede.
Se ti pari a me davanti
di certo mi schianti.
Se passi veloce
in una nuvola d’acciaio blu
quella sei tu.

Ancora tu
riempi di dolorosa speranza
il labirinto dell’assenza.
Ho portato i miei pensieri
confusi e avviluppati
nei giardini eccitati
dove hai promesso
di non venire più’.
Mi sono trasformato
in un prato bagnato
che passa inosservato
e lì, sola soletta
pedalavi in fretta
nella ruota perfetta.

Ci incontriamo lo stesso
anche se ci divide
un viadotto
o un sottopassaggio
un filo spinato
o un fossato.
D’altronde, mi fingo assente
se ti becco in flagrante
con gli occhi sul volante.

4.
[Dieci anni dopo]

Se finirò in prigione
senza quarto-d’ora-d’aria
senza le tue cure
non saprò darmi ragione
delle tue torture.
Nottetempo
rincorro le voci
le grida la gioia
rimbalzata sui muri
la fregola defunta
ormai smunta
che bussa alla porta
del pensionato
dove m’hai mandato.

Ormai riusciamo assai bene
a non incontrarci
fisicamente
a non ascoltarci
poeticamente.
Tu alzi la mano e dici
« Assente »
io mi nascondo
tra le stampelle
dell’armadio
e, spenta la radio
non dico più niente.

Non ho ancora capito
se per me sei uno scoglio
o un rubinetto.
Se ti pari a me davanti
di certo mi schianti.
Se passi veloce
in una nuvola d’acciaio blu
quella sei tu.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 7 février 2013

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La mia amica infagottata

18 lundi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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044_amica infagottata_panoramique

La mia amica infagottata

La mia amica infagottata
corrugata, sbalestrata, addolorata
mentre sul mare brillavano lampi e fari
e onde di motori.

Tra il cappotto marrone
e i capelli mossi scendeva la sera e il buio
Un bagliore tiepido, un confortevole deliquio
si allargava sui suoi occhi smeraldini,
sui suoi sguardi di velluto
sulle sue piccole mani ansiose.

La mia macchina divelta
sbalestrata, spenta, pesantissima e affranta
in un’isola remota, inspiegabilmente raggiunta
su incerti pontili disassati
dopo peripli e labirinti.

I miei occhi accarezzati
i pantaloni spiegazzati
la faccia liscia, le parole distese
rotolanti come biglie smeraldine
sul grigio pelo d’acqua
illuminato, abbandonato, disarmato.

Il nostro amore infagottato
corrugato sbalestrato, acceso e spento
sospinto eroicamente tra dune e sterpi
il nostro corpo affiatato, sudato, abbandonato
abbracciato alla dolcezza di un’intimità profonda
totale ancestrale
mentre dal mare brillavano lampi e fari
e onde di motori.

Giovanni Merloni

De « Il treno della mente » (« Le train de l’esprit »), Edizioni dell’Oleandro, Rome 2000 — ISBN 88-86600-77-1

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication 16 janvier 2013 et Dernière modification 22 janvier 2013

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Guarire

15 vendredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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041_guérir_740

Guarire

Guarire.
Poltrire, bere, riposare
smettere di vagare, addormentare
il corpo tra voci care
mangiare, aspettare
cercare di capire, cercare di guarire;
socchiudere gli occhi, verso il sole
aprire, di nascosto
la porta segreta del cuore:
uscire senza aspettare
viaggiare senza vagare
andare senza ritornare
incontrare case di calce e legno
prati da disegno
album da riempire di storie da raccontare
soltanto a te stesso.

Guarire.
Rompere il cerchio
delle mura assediate
con una sortita elegante e sorniona,
nascondendo il sorriso
fingendo un ghigno di dolore.

Rompere la nuvoletta cupa.
Uscire nel mare, a larghe bracciate.
Con la testa sollevata
cercare una spiaggia verde
dove il corpo si perde
dove la mente si raccoglie
e la matassa lentamente si dipana.
Inviare cartoline
da un’isola segreta
“Saluti a tutti. Io sto bene”.

Giovanni Merloni

De « Il treno della mente » (« Le train de l’esprit »), Edizioni dell’Oleandro, Rome 2000 — ISBN 88-86600-77-1

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication 16 janvier 2013 et Dernière modification 22 janvier 2013

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Ho confuso il tuo nome

11 lundi Fév 2013

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isola verde_verde-def 1_740 Ho confuso il tuo nome

Ho confuso il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
con parole senza nome, con gesti senza nome.

Ho camminato, sbilenco
sempre stanco, mai stanco
sentendo al mio fianco il tuo corpo bianco.

Ho cercato i tuoi occhi, i tuoi dolci occhi
in una penombra coi fiocchi
in una mattina senza rintocchi.
Disperato t’inseguivo: il tuo nome
spariva nella via senza nome.
Ho aspettato la notte infinita
il buio silenzio tra quartieri senza vita :
lontana, lontana la nostra partita
e una voce appassita
insisteva: è finita, è finita.

Ho sognato il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
doloroso nome, silenzioso nome
arrembaggio delle mie braccia e gambe senza nome.

Ho baciato il tuo nome, leccato il tuo nome,
penetrato il tuo nome
inghiottito il tuo nome, vomitato il tuo nome
amato il tuo nome, celebrato il tuo nome
seppellito il tuo nome, riesumato il tuo nome
dimenticato il tuo nome, ricordato il tuo nome
abbracciato il tuo nome, carezzato il tuo nome,
spogliato il tuo nome, mordicchiato il tuo nome
strapazzato il tuo nome, incartato il tuo nome
scartato come un pacco il tuo nome
stretto tra le braccia, tra le gambe il tuo nome.

Ho confuso il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
con parole senza nome, con gesti senza nome.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication et Dernière modification 11  février 2013

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Identità postuma

17 jeudi Jan 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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identité posthume

Identità postuma

La mia identità
nascosta in un mantello blu e viola
fende l’acqua appena mossa
di una laguna
di un mondo agitato dove
ti specchi anche tu
madre mai evocata
mai morta.

Da un grigio cornicione
il nonno Alfredo
il nonno magro
coi pantaloni e i risvolti non parla
ma non è veramente morto
si aggrappa rigido
alla mia giacca sgualcita
nel viaggio impossibile
a ritroso
verso una vita senza porte.
nonno alfredo 72 x blog

I capelli indomabili arruffati
l’occhio denso, penetrante. Lungo
transito di pazienza e lezioni infinitesimali
tra mezze tovaglie apparecchiate
bozze foglietti riciclati del ministero.
E’ ancora là
la casa di via Tagliamento
dove ora scavano distruggendo il giardino
scopando la piccola ghiaia
per sempre.

Una giovane zia mi prepara
pane burro e sale
l’altra, già vecchia
profila il grande naso contro
la scura copia dell’Annunciazione.
l'onda minacciosa 72
E tu unica madre corteggiata
madonna fiamminga e napoletana
il volto reclinato e pensoso
la leggera pappagorgia
l’irrefrenabile riso
ci raccogli ai tuoi piedi
per mano ci accompagni
sorseggiando finemente il tè
nella misteriosa gola di morte
di Roncisvalle. La morte
eroismo impossibile
incorporea battaglia sventolante
come nebbia sognante su un pingue vaso.

In penombra e mezza luce
il nonno severo e buono
sorride intanto ascoltando
o finge un gemito
nella poltrona, la faccia
nascosta dal giornale.

Ora sta scomparendo, in un’altra stanza
in un’altro ovattato definitivo silenzio.

Mia madre, anch’essa
non parla non ascolta. Piange.
Malinconica sparpagliando sul letto
le foto di Rodi
le piccole lettere del babbo
i mesti impossibili ricordi
delle amiche lontane o scomparse
e Venezia nuovamente allagata e dipinta
e la montagna. Perfino
la noiosa ripetitiva
vacanza in collina.

Tiene le braccia allargate
sul lenzuolo ordinato.
Oppure piegata legge
divorando altre storie
altri sogni incompiuti
tragici, dolci, affannosi.

Vestita di un sobrio tailleur
rimpiange di non aver mai visto
prima-di-morire
Aranjuez.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication 17 janvier 2013 et Dernière modification 22 janvier 2013

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