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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives Mensuelles: juillet 2014

Forbici (Prima dell’amore, n. 14)

10 jeudi Juil 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Prima dell'amore

forbici icona 180

Forbici

Perché ascoltare
questo rumore di forbici
mentre questi fogli cadono
sulle nostre ginocchia
sulla terra di foglie ingiallite ?

Tu hai dei begli occhi
e delle labbra rosse
tu hai un profumo selvatico
bello come la mattina
tu hai un collo fresco
e due mani bianche.

Sul tuo volto c’è la polvere
di questa stanza e sul tuo vestito
questa fastidiosa aria chiusa.

Sulle tue ginocchia
cadono i pezzettini di carta
e sulle mie cade
a pezzettini ogni ricordo.

In questa stanza buia
raccogliamo sulle nostre ginocchia
noi stessi, a pezzi piccoli.

E forse questi rivoli di carta
senza più forma
sono le nostre lacrime non sparse
le nostre luci, rimaste spente
di fronte a questo paio di forbici
aperte, pronte a tagliare.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Canto di un pastore senza gregge (Prima dell’amore, n. 13)

10 jeudi Juil 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Prima dell'amore

001_raffaele 75 NB 180

Canto di un pastore senza gregge

C’è una crepa nella roccia.
Io col mio bastone lungo e inutile
passo per quella fessura.

Dietro il bosco c’è quella pesante croce
di legno scolpito
e ai piedi di Cristo un gregge
va e viene uniforme, continuo.

Ho posato il mio bastone
su una pietra.
Ho raschiato il terreno
e ho seppellito i sassi
che avevo in tasca
col sacchetto del denaro
e quella bella lettera sigillata.

Ho seppellito tutto
poco sotto la superficie.
Ho creduto per un momento
alla mattina che viveva intorno.

I rami di questo platano flessuosi
carnosi
come tante braccia femminili:
– Perché sei nel deserto?
mi hanno chiesto.
Parlavano, quasi.

– Cerco il mio gregge.

Perché questi sentieri bianchi
e queste ore di dubbio?
Perché questo monte?
Perché Dio?

Ora le selve
inseguono l’eco del tramonto
le stelle e il mare
e si chinano
a spolverare un deserto
che non sarà mai senza polvere
per farlo tempio
e volano alte basse
disegnando
un silenzioso gesto di elevazione.

Lassù c’è Dio
tra quelle fronde
e tace
perché noi veneriamo solo chi tace
o urla possente
perché noi ubbidiamo solo a chi urla
con forza.

002_parc monceau 180 NB

Il vecchio platano del parc Monceau a Parigi

Lassù c’è Dio
ma forse nemmeno mi guarda.

Lassù tra le foglie piccole piccole
e i rami
e i nidi degli uccelli.

Io sono qui senza quel Dio ubbidito
a seppellire sotto terra
le mie cose e poi me.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Il soldato (Prima dell’amore, n. 12)

10 jeudi Juil 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Prima dell'amore

001_agora dernier 180

Il soldato

E’ qui in mezzo all’erba disteso
e ride ma non della morte.

Sorride al cielo e alle stelle
che non gli appartengono più
e i capelli sventolano sulla sua bocca.

Ha appena sentito i suoni della sera
e gli ultimi spari.

Si è piegato nella morte indolore ridendo.

Sui suoi occhi la notte
ha disteso polvere e vento
ha fatto volare le foglie morte.

Guardatelo come dorme
in quel suo letto di foglie
e mentre dorme rotola a valle
si avvolge si fissa a guardare
si china dimentico.

Guardatelo: ha in bocca la rugiada
e l’ultimo bacio e l’ultimo sapore
ha in bocca pesanti proiettili
e lunghi fucili
e quel vento di polvere
che lo seppellisce.

Ha in bocca la morte.

Non guardare intorno a te soldato
le case e gli uomini
e le cose inutili
che ti sopravvivono.

Non guardare la terra
che ti stanno gettando addosso.

Non giudicare questi esseri magri
che pregano sul tuo sasso
e questa guerra che ti ha strappato via.

La morte non ti ha ucciso.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Ha un fazzoletto celeste (Prima dell’amore, n. 11)

10 jeudi Juil 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Prima dell'amore

001_zodiaco Iphoto 180

Ha un fazzoletto celeste

E’ scivolata su di me
con lentezza con amore.

Mi ha carezzato a lungo,
mi ha sfiorato con le labbra.

In un solo fremito
abbiamo sofferto
insieme
io tu io tu
noi due soli
qui.

Ha un fazzoletto celeste
e due labbra di corallo
che la rivelano
nella penombra.

Ha un solo lungo sospiro
che sa comunicare
con dolcezza.

Ha due occhi di gatta
due mani che sanno carezzare
la mia testa soltanto.

Ha passi ovattati e parole
delicate.

Sa amare con sincere
lacrime.

Ha due mani piccole
bianche
che fa scivolare
sul mio labbro.

Coi suoi denti d’avorio
mi ha sussurrato
ancora
parole misteriose:
io tu io tu
noi due soli
qui.

C’era una luna
pallida velata triste.

C’erano due stelle vicine
felici
che si carezzavano.

Vicine
innamorate
nel buio, nel silenzio.

002_la pineta di belsito 62 180

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Carrozze sotto i piedi, 1965 (Ambra n. 56)

09 mercredi Juil 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_des carrosses 180

Carrozze sotto i piedi

Verrai qui, di ritorno
da un viaggio
sinuoso, infinito
sul fondo del mare,
regalando al mio cuore
il sorriso
dei tuoi occhi
di vetro.

Giovane e fresca
volerai nel mio cielo
illudendoti
romanticamente
di avere
carrozze sotto i piedi,
sfiorando,
sulle cime dei monti,
la pietra dei nonni.

E pensare che fosti tu
proprio tu
a iniziarmi ai tormenti !
In quelle ore
disperate, rubate
alla pace, al buon senso
non potevo sapere
che un giorno
quel dolore
mi sarebbe sembrato felice.

002_des carrosses

Passeggiamo adesso
con i nostri
frivoli discorsi
incuranti del piatto orizzonte
che ci pesa sugli occhi
comme un vuoto
dove tutto si perde.

Io non so più niente
di te, né di quello che ci aspetta
in quel letto di foglie.

Io so solo
che il dolore è servito
a farti tornare.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Su quel tavolo i fogli, 1965 (Ambra n. 55)

08 mardi Juil 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_sur cette table

Su quel tavolo i fogli

Su quel tavolo i fogli
e i quaderni
e i libri
e il sangue dei baci.

No, non sprofondare.
Aspetta  che torni
per dirle tutto
per dirle quanto l’ami
e l’amerai
anche nella morte.

Le tue parole
saranno semplici
caste, pure,
calme.
Dicendole
ti scoprirai distante,
perfino indifferente
al velo malvagio
che ti calerà sugli occhi.

Lei cadrà ai tuoi piedi,
abbraccerà le tue mani
lasciando sgorgare
dagli occhi
ad ogni lacrima
un bacio.

In quel delirio scoprirai
troppo tardi
che tra voi due
forse
una vita felice
si sarebbe potuta
scatenare.

La morte si avvicinerà
scivolando leggera
tra le tue mani e i suoi occhi
tra il suo corpo
fremente e bagnato
e il tuo sguardo
imprigionato e asciutto.

Lontano, il crepitio della sera
renderà la tua morte
meno triste,
meno evidente
mentre
un soffio impercettibile
distenderà la tua fronte
lasciandovi
un pensiero spezzato
che un ultimo istante
farà volteggiare
sul tuo strano sorriso.

002_sur cette table 180

Uscirà per le strade
quella che tu amavi così.
Questa donna
che ti contraccambiava
porterà il tuo sorriso
incollato, di traverso,
come un fiore,
tra la gente e le case.
Da sola parlerà
ripetendo a ciascuno
la tua ultima frase :
« Vedi amore
ognuno va incontro
a una morte originale
su misura
che somiglia
alla sua vita.
Lo puoi vedere
tu stessa :
bella o brutta
questa morte è la sola
che esista
per me. »

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

 

La grotta a forma d’orecchio, 1965 (Ambra n. 54)

01 mardi Juil 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_une grotte colorée iPhoto 180

La grotta a forma d’orecchio

I
Sogni a soggetto facevo
volevo sognare secondo
un copione.

Parole e ringhiere
seguivano gradini un discesa
nelle mie nebulose di luce
e di lente rivelazioni
di donne nude.

Correvo
tenendomi il petto
nel punto del cuore,
sprofondando
nel buio terrore
di grotte bagnate,
dove la luce del sole
mano a mano
spariva nel buio.

La mia voce solitaria
avanzava nella grotta
a forma di orecchio,
in quel buco senza eco
dove si annidano
neri pipistrelli.

II
Non sopporto la mia voce
e non amo nemmeno
i miei passi perduti.
Non mi piaccio
quando rido senza ritegno
nelle feste degli altri.

Amo invece i lunghi giorni,
fermi
come tanti pupazzi di neve,
dove cerco,
solo e ispirato, i passi
che generarono i miei passi,
la noncuranza
che hanno le ombre
quando incontrano
un corpo stupefatto.
Là dentro, io cerco
la carezza distratta
che saprebbe scacciare
in un solo attimo
la mia paura.

E cammino da solo,
senza passioni,
trascurandomi,
soffrendo come le cose
amando come gli uccelli.

Ad ogni angolo di strada
raccolgo le mie rovine
senza però rinunciare
alla piccola eco
di una voce sincera
come la mia, al ricordo
del grido
che almeno una volta
lanciai.

III
La vita mi ha insegnato
a essere prudente
a coprire di inchini
l’ordine delle cose
a mostrarmi attento,
intelligente
a baciare le mani
a tacere.

Ma se è tutto qui
quello che si deve fare,
perché da bambino sognavo
di fare il soldato?

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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