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001_une grotte colorée iPhoto 180

La grotta a forma d’orecchio

I
Sogni a soggetto facevo
volevo sognare secondo
un copione.

Parole e ringhiere
seguivano gradini un discesa
nelle mie nebulose di luce
e di lente rivelazioni
di donne nude.

Correvo
tenendomi il petto
nel punto del cuore,
sprofondando
nel buio terrore
di grotte bagnate,
dove la luce del sole
mano a mano
spariva nel buio.

La mia voce solitaria
avanzava nella grotta
a forma di orecchio,
in quel buco senza eco
dove si annidano
neri pipistrelli.

II
Non sopporto la mia voce
e non amo nemmeno
i miei passi perduti.
Non mi piaccio
quando rido senza ritegno
nelle feste degli altri.

Amo invece i lunghi giorni,
fermi
come tanti pupazzi di neve,
dove cerco,
solo e ispirato, i passi
che generarono i miei passi,
la noncuranza
che hanno le ombre
quando incontrano
un corpo stupefatto.
Là dentro, io cerco
la carezza distratta
che saprebbe scacciare
in un solo attimo
la mia paura.

E cammino da solo,
senza passioni,
trascurandomi,
soffrendo come le cose
amando come gli uccelli.

Ad ogni angolo di strada
raccolgo le mie rovine
senza però rinunciare
alla piccola eco
di una voce sincera
come la mia, al ricordo
del grido
che almeno una volta
lanciai.

III
La vita mi ha insegnato
a essere prudente
a coprire di inchini
l’ordine delle cose
a mostrarmi attento,
intelligente
a baciare le mani
a tacere.

Ma se è tutto qui
quello che si deve fare,
perché da bambino sognavo
di fare il soldato?

Giovanni Merloni

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