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il ritratto incosciente

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Ancora una volta (Luna, 1980)

14 mercredi Mai 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Luna

001_primo maggio 2009 001 180 Ancora una volta (Bologna, 13.6.1980)

1.
Ancora una volta mi affaccio,
imitando la curva del collo violetto
del piccolo partigiano di legno
e, sfondando, a testa in giù,
la labile scorza del vetro,
entro nel cielo di una città
dove uomini pensosi,
saltellanti (un po’ boriosi)
calpestano i tetti.

Ancora una volta,
stupito che ciò ancora esista
richiudo la lunga finestra
che ha portato una mattina il sole
nella casa assai vecchia
che mi hanno prestato.

“Ma signora mia, come posso
farglielo capire?
Non sono più quel maglione rosso
quella sterminata impermeabile pigrizia
quella gutturale eruzione cutanea
di eroici appostamenti
e tattiche d’amore;
non sono più, oramai
quel languido scrutatore
che aspettava la vita e la morte
dall’immagine screpolata,
appena riflessa, di fate addolcite
dal mio bisbiglio disarmato e fraterno”.

(Qui giocavamo alle stelle;
qui, angosciati, tradivamo la rivoluzione
sempre più scivolando
nel fondo di coperte odorose;
qui salivamo a ritroso
l’acre e delirante nonsenso
di giorni sempre inaspettati;
qui giocavamo al massacro).

002_primo maggio 2009 003 180

2.
È tutto perso, senza rimedio.
Certo, se fossi stato formica
avrei tutto ricordato
catalogato, esposto
perfino le sfumature
e ciò che resta inespresso,
non vissuto, perso chissà dove
ma si può benissimo inventare
(ottenendo in premio
un mezzobusto foscoliano
o una ringhiera per affacciarsi
con sospiro inesperto, verso i piccioni).

Ma la cicala ha sputato sangue
ridendo e piangendo,
ha bruciato gli appunti
e non sa raccontare.

003_primo maggio 2009 002 180

3.
Ancora una volta, tornare
mi trascina a pensare, a scandire il conflitto
a esplorare la sorda incomunicabilità
tra formica e cicala

— che cosa mi insegna
la mia foga incostante
di leader perdente?
un bel niente ! —

ancora una volta
ho troppa paura
di tornare a ballare
di soffrire dietro un vetro
cercando di decifrare
il mistero di un ciuffo di capelli
che affiora dalla folla
di Bologna.

Ancora una volta, lontano da qui
tornerò all’altra metà della vita
a soffiare
in un flauto pieno di sabbia
un samba stonato, o una rivoluzione.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 14 mai 2014

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Sul binario morto (Luna, 1989)

13 mardi Mai 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Luna

001_voie de garage 01 180

Torino, 29 dicembre 2011

Sul binario morto (1989)

Una locomotiva a fari spenti
di continuo si volta, come una chioccia impaurita
e contare i vagoni. Erano sette,
uno di loro è sparito, deragliato via
rapito e complice dei rapitori
bloccato in uno spiazzo d’erba
ad aspettare un segnale.

In gran segreto, su quel vagone sperduto
è nata un’Idea.

Negli scompartimenti letto
chi aveva la voglia non si è accorto
dello strano buio di un treno fermo,
chi aveva voglia ha amato
baciato leccato graffiato e poi fumato.

L’Idea riempì lo scompartimento
uscì nel corridoio piegato da un lato
cercando di passare inosservata
davanti a coloro che, malati
o solo svogliati, non amavano
né fornicavano, né giocavano a carte.

Ma l’Idea dovette venire a patti:
si formò subito una carovana
dietro di lei, disposta ormai
a seguirla ovunque.

002_voie de garage 02 180

Torino, 29 dicembre 2011

Mamma locomotiva, babbo treno,
per figli sette vagoni
gusci di acciaio che stracciano l’aria
scavalcando distanze e voci.
Ogni vagone ha una testa e un sedere
braccia per stendere coperte e bucare
biglietti, gambe a forma di ruote per correre
sempre correre ogni tanto strusciando
ferro contro ferro – e sono fischi fortissimi
ogni tanto saltando mollemente
come botti di vino sull’erba.

Ci fu un controllo più serio,
chi aveva autorizzato
il vagone con le automobili sopra
a fermarsi a Bologna?

Perché viaggiare sempre?
E’ un’ossessione, osservarono
i più. Perché viaggiare davvero,
sul serio, correndo da qui a lì?

003_voie de garage 03 180

Torino, 29 dicembre 2011

Ecco l’Idea, portata a spasso
da un’attillata camicetta bianca
(spingeva un seno strepitoso
e una gran voglia di vivere
contro quel bottoncino di madreperla):
“Stiamocene qui fermi. Sta venendo l’alba.
Per chilometri e chilometri intorno
non si vede nessuno. Zone disabitate
dove c’è tutto. E non arriva la televisione…”

004_voie de garage 04 180

Torino, 29 dicembre 2011

Ma chi era il vagone numero sette?
Gongolo? Mammolo? Di sicuro
uno dei due. Il vagone Dotto è pieno di professori
e manager che scrivono su computer portatili
orribili relazioni che nessuno dovrà leggere.
Il vagone Pisolo è pieno di giovani
trentenni, nati nel ’68, autorizzati
a fare tardi la sera, a dormire in treno e poi,
con comodo, a tornare a casa.
Il vagone Eolo ospita cantanti, attori
musicisti da strapazzo e arpe eoliche.
Il vagone Cucciolo nasconde il dito:
Il vagone Brontolo non si staccherebbe mai
dalla sua locomotiva italiana
pubblica e privata, senza la quale
non saprebbe per cosa brontolare.

005_voie de garage 05 180

Torino, 29 dicembre 2011

Sono rimasti fuori,
appiedati a salutare
i genitori dei trentenni e dei nani
soli a sgobbare per tutti loro
soli a morire, senza mai ricordare
un tempo e un luogo dove hanno viaggiato.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 13 mai 2014

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Il pro-filo di Arianna (Roma, 2004)

28 lundi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

001_le pro-fil d'ariane NB 180

Il pro-filo di Arianna (2004)

Arianna
Sali e scendi.
Il tuo corpo mascherato
(avviluppato, appena
accennato)
entra ed esce, repentino
(insieme all’omonimo filo)
attraverso lo speciale
sguardo azzurrino.

Arianna
ti confidi e ti conficchi
poi, assai presto
senza pretesto
– con un leggero sempr’elegante
tourbillon – sparisci.

Arianna
(bisogna ammetterlo)
tu mai cancelli
forever
i conquistati che dondolano
impiccati al tuo filo.

Teseo sì, rovesciando le convenzioni
e (addirittura) stravolgendo il mito
l’hai lasciato
sedotto e abbandonato
a farsi divorare
dal divino rimorso.

Con gli altri
sei benigna e presente:
dalle tue odissee a ritroso
mandi grandi cartoline
dove ti incastri piccola
appena percettibile
nelle spesse linee del mondo.

Fiducioso aspetto i tuoi ritorni.

002_ariane 01 180Anna.
Madre e sorella di Maria
sei disposta a qualsiasi avventura:
laveresti Gesù;
accompagneresti un cieco
oltre il mare;
volentieri gli racconteresti
le insidie patite
dalla nave pirata
gli scogli che potrebbero spezzare
(da un momento all’altro)
la chiglia nera, nascosta
sotto le scie grigie;
crederesti al cieco
che dice di chiamarsi Omero
o Tiresia o Ray Charles;
crederesti che quelle voci
dilatate, vaticinanti
possano far volare il mondo
fuori dalle orbite.

003_ariane 02 180

Anna samaritana
Anna sogno a occhi aperti
Anna luce che scivola
sul dorso del mare.

Anna patrona degli innamorati
che perdono il senno
per potersi salvare.

004_ariane 05 180

Nella tua forza vitale
c’è una strana dolcezza
senti-fisica
e senti-mentale.

Una risorsa nobile
generosa, argentina.

Marianna fontana
grotta preziosa
tagliata a picco
(come un diamante)
nel mare.

Marianna onda marina
che si rotola
(dolce ansiosa
morbida silenziosa)
nella spiaggetta intima
di un’isola.

005_ariane 04 180

Marianna madre e figlia
santificatrice della gioia
santuario della verità
albergo della vita.

Marianna dentro e fuori
(riso e pianto)
Marianna saliscendi
(leggerezza e peso della vita):

Marianna
tra tutte le donne-città
potresti essere Genova
tra tutti gli oceani-femmina
il Mar di Liguria.

Marianna
grotta, spiaggetta, ninfa
vestale, ambasciatrice
piuma senza cappello
amica come
solo lei sa.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 28 avril 2014

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Caro mondo, 2014 (Zazie n. 11)

21 lundi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_joli monde001 180

Caro mondo (2006)

Caro mondo
sfiorato dai viaggiatori
inghiottito dalle nuvole
strapazzato dall’acqua e dal sole.

Caro mondo
incomprensibile bengodi dei balocchi
incorreggibile covo di ingiustizie
a chi troppo a chi zero via zero.

Caro mondo
unico e raro
e tanto caro
letto di Procuste
filo spinato
campo minato
ma anche prato
dove ha amato il soldato.

Caro mondo
dipinto su uno sfondo
colorato e fecondo.

Caro mondo
che si diverte un mondo
che riflette, in fondo
che talvolta va a fondo
in un pozzo senza fondo.

Caro mondo
biondo, immondo
(siamo sicuri che è rotondo?)
caro mondo iracondo
dove piuttosto mi nascondo
dove piuttosto affondo.

Caro mondo
dai tombini d’acqua sporca
risorgono stuoli di morti in fila indiana
tutti per mano come figurine di carta
insieme a topi e gatti e altri randagi.

002_joli monde002 180Cara terra
Inghilterra, Canberra, Volterra
si sferra un’altra guerra
cara terra che mai si afferra
dove il mio cuore si rinserra
dove la mia voglia si atterra.

Caro mondo di terra
se sorpasso Gibilterra
la paura mi afferra.

Cara acqua
sono un pesce fuor d’acqua
un lavandino che sciacqua
cara acqua che scialacqua
dove il mio vino si annacqua
e se non piove stracqua.

Caro mondo d’acqua
l’innocente portaacqua
finirà a pane e acqua.

Caro fuoco
incendio fioco, fatuo gioco
fuoco roco che dura poco
caro fuoco promosso capocuoco
dove brucia il pungitopo
dove muore il mio scopo.

Caro mondo di fuoco
ogni bel gioco dura poco
il mio letto brucia fioco.

Cara aria
Aulularia, Solaria, Bellaria
l’aria è bella perchéè varia
cara aria sommaria
dove muoio di malaria
dove il pino fa buon’aria.

Caro mondo d’aria
respirando come un paria
la mia vita è meno varia.

Cara luce
perla rara che brilluce
spaventapasseri e Polluce
cara luce che seduce
mentre fai lo sguardo truce
mentre io ti amo in nuce.

Caro mondo di luce
quei due corpi in controluce
non son oro che riluce.

Caro silenzio
Massenzio, Crescenzio, Terenzio
un ronzio turba il silenzio
caro silenzio tra fumi d’assenzio
tra le tue braccia sono Fulgenzio
tra le sue braccia sono Prudenzio.

Caro mondo di silenzio
viola violino violenzio
è bell’e finito il buonsenzio.

003_joli monde003 180Caro mondo
immondo, giocondo
furibondo, anacondo
caro mondo giramondo
dove non c’è mai fondo
dove niente è profondo

Caro mondo di terra e di luce
Caro mondo di acqua e di fuoco
Caro mondo d’aria e di silenzio
Fulgenzio seduce Bellaria
Scialacqua fa il finimondo col Cuoco
Polluce afferra Gibilterra.

Caro mondo girotondo
Caro mondo profondo
Caro mondo senz’aria e in controluce
Caro mondo biondo
Caro mondo sott’acqua e in silenzio
Caro mondo ti confondo
Caro mondo di cielo e terra
Caro mondo tutti giù per terra.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 21 avril 2014

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Per racimolare un senso compiuto a questa speranza, 1975 (Ossidiana n. 34)

16 mercredi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_poesia di rinforzo IPhoto 180

Per racimolare un senso compiuto a questa speranza

1
Anche questa mattina
prendo appunti
per racimolare un senso compiuto
a questa speranza.

2
Malaga, pistacchio, crema
rhum
un enorme iceberg
rotolato da un secchio
d’argento
impalpabile ghiaccio
colorato
che si scioglie nel sapore
di un bacio marino.

Un gelato
per disgelare
per sciogliere come un soffio
il tramonto.

3
Tu sei come me
io sono come te:
io ti cerco
tu mi sfuggi;
però
quando tu mi cerchi
io resto.

4
Nella fantasia ho proiettato
l’inquietudine
la povertà, la rabbia
contro l’indistinta repressione.

Nella fantasia ho srotolato
le tele dipinte
delle nostre
assonnate villeggiature
delle nostre invincibili passeggiate
tra l’erba e le rocce.

Nella fantasia ho ritrovato
secche espressioni
di bisogno, di sgomento
personaggi sdoppiati
che camuffavano
i loro diversi possibili destini.

Nella fantasia eroica
la solitudine dolorosa
è la morte
e il ballo
del tuo gioioso abbraccio
è la vita.

5
Non teorizzare se vuoi vivere
non fare schemi
non disegnare parentesi
non collezionare foglietti
e appuntamenti
se vuoi essere felice.

6
Uno due e tre
ed ho finalmente rotto
quest’inutile filo
che mi lega alla vita.

Uno due e tre
e volo sott’acqua
leggero leggero.

Giovanni Merloni

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I modi possibili, 1975 (Ossidiana n. 33)

12 samedi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_poesiam001 più nero 180

I modi possibili 

I modi possibili
per ricacciare dentro
anche questo dolore
per trasformarlo
come tu dici
in un fiore viola e rosso
in un linguaggio di festa.

I modi possibili
per non avere più bisogno
del tuo profumo
della tua magica
somiglianza all’amore.

I modi possibili
per descriverti dentro di me
come un personaggio in maschera:
gitana che ridi
nella festa degli altri;
donna che posi
pensierosa ed ombrosa
davanti ad un fotografo
pieno di cure per te;
donna che parli
sempre sottovoce
scandendo la musica dolorosa
di un viaggio che non faremo
di un abbraccio meraviglioso
che non ci sarà.

I modi possibili
per riavere la terra
e la fatalità dei sapori.

I modi possibili
per provare disinteresse
e inumana soddisfazione.

I modi possibili
per risollevare
questa mia vita
da questo piccolo
gigantesco insidioso
male.

Giovanni Merloni

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Forse è il momento, 1975 (Ossidiana n. 32)

11 vendredi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_poesiam002 più nero 180

Forse è il momento

Forse è il momento
di fare chiarezza
tra la mia volontà
ostinata
di averti
e la tua angoscia
alle corde del ring.

Io vestito di lana a strati
goffo e ridondante
tu seminuda e smarrita.

Forse è il momento
di fare chiarezza
cosa c’è dietro
le mie lagnose parole-ritornello
cosa c’è dietro
i tuoi severi silenzi.

Forse non è poi
tanto vero
che io ti inseguo,
che “altrimenti muoio »,
perché invece
anch’io mi metto a nudo
e così
più mi spoglio
più mi vesto
più soffro più mi tempro
più mi sembra di sprofondare
più mi accorgo
invece
di essere forte
distaccato
pronto ad ammettere
che perfino io
posso capire
cosa è
per me
l’amore.

Giovanni Merloni

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Per dirsi ancora addio (Zazie n. 10)

10 jeudi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_dopo l'addio001 grigio 180

Per dirsi ancora addio (2007)

Sto svenendo
aggrappato lo stesso
alla vita.

Ti ho lasciato infinite volte
pur ossessionato dal tuo dolore
dalla tua rigidità nella penombra.

Mi hai lasciato anche tu
cercando di farlo distrattamente,
senza patemi.

002_moufle 180Perché, si sa, “la vita continua”.

La vita si avvita
scavando ulcere
moltiplicando stomaci,
esofaghi, pancreas.

Scopriamo
(pur nelle nostre
carnali distanze)
che intanto s’è fatto buio
piove sempre, a dirotto
sulle gambe doloranti.

003_douches 180

Ora la vita sono altre storie
le facce nuove
i beati dolori stranieri
scivolanti senza posa
oltre il vetro.

004_boulangerie 180

Ci viene a trovare, la vita
con le sue leggere carezze.

Ci trattano bene
anche se siamo estranei
in questo ultimo ospizio.

Nessuno sa
delle nostre parole
pulsanti di vita.

Dopo l’addio dei corpi
le anime si cercano
affannosamente
per dirsi ancora addio.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 7 avril 2014

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La sola forza di un sorriso, 1975 (Ossidiana n. 31)

09 mercredi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

000_bologna quadro 180

La sola forza di un sorriso

Una grande scena invernale:
i passi di una signora elegante
attenta a non affondare
tra il fango e la neve;
duecento studenti
alitanti contro l’aria rarefatta
tra sguardi sgomenti, interrogativi
sul proprio ruolo
nell’esperienza di una piazza
vissuta in modo nuovo;
mille soldati morti
su un grande dipinto murale;
le coppie degli innamorati
intrecciate come sciarpe
appiccicate come sospiri gonfi
distratte e claudicanti
come fumi.

Un grande disumano distacco
dalle emozioni
dalle passioni, dai dolori.

La grande solitudine
dei giorni di sciopero
che ci fa assaporare
finalmente
la grandiosità delle chances
la meschinità
dei nostri umani impacci
il piacere tranquillante
del ritorno alle origini
alle difficili letture

all’ascolto di una canzone.

 

179_par la seule force 180

Canta, goffo uccellino
vola, vinci eroico
con la sola forza di un sorriso
l’ipocrisia di un corpo sfilacciato
la tenerezza
il bisogno
coperto di squame e profumi esotici
di una donna sola;

canta bocca ghignante
labbra seccate dalla insulsa fatica

002_chiostro monreale 180

canta parole in versi
riversa gli strumenti che puoi
nascondi come puoi
l’amarezza
la nausea, il vuoto sublime
di non avere ideali comuni;

canta volto scarno e attento
e dilata finalmente
fino a renderti insopportabile
l’esercizio
della più critica intelligenza
della più sarcastica ironia
della più fredda e lucida
calma

Giovanni Merloni

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L’arte dell’incontro « fatale », 2007 (Zazie n. 9)

08 mardi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_art r. fatale 000 180

L’arte dell’incontro « fatale » (2007)

Terribile incontro
in un pomeriggio
navigante tra fangose memorie
scivolose sirene
abbracci slacciati
dolcezze spietate.

Terrificante sproloquio
a te a me stesso
ai nostri sempiterni
verdi e stanchi
osteoporosi inchini
alla vergognosa bellezza
che non si può toccare.

Territorio aspro
selvaggia gimkana di vetri e profumi
sorriso e rossetto
sfiorato da un gesto ritroso.

Terriccio sul mio corpo
precocemente dolente.
Nei tuoi sospiri negati
nella censura delle tue promesse
nello slancio castrato
dei tuoi sorrisi
tu prigioniera
io aviatore in partenza.

Proprietaria di pagode
di ombrose case de tè
dolcissima assaggiatrice
di aspre cicute.
Vorrei disperatamente lodarti
inchinandomi a te
e non, viceversa
(tuttavia, ai sensi, sulla base
della legistazione vigente),
a un capufficio di gomma.

002_art r. fatale001 180

Vorresti condurmi
indietro in un passato vitale
avvilito delirante smemorato
prolifico reattivo taciturno
passato passato passato.
Anche tu stai passando
qualche centimetro più indietro
su un aereo ponte di barche
da una riva all’altra,
pensosa.

Giovanni Merloni

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