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il ritratto incosciente

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Storia d’ufficio

21 mardi Mai 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

001_storia d'ufficio def 740Storia d’ufficio (1994)

Come lui è impossibile
diventarci.
La sua giacchetta lisa
a grandi quadrati
il suo occhio arrossato
cisposo
il suo parlare assennato
lamentoso.
I suoi sabati che si consumano
con le sue vittime
quei Dioscuri entusiasti
della sua portentosa memoria
dei suoi altisonanti dettati
fitti di fantasiose risposte
lunghissime, al muro.

Grisaglia, indossato il cappottino
aggrappato alla semivuota cartella
sempre accompagnato
ha spesso viaggiato.
Ha anche perlustrato, indagato
e da qualche parte abitato.

Si incontra talvolta
furtivamente
con il più anziano Romandini
e curvi, dandosi piccole pacchette
entrano nel negozio
del vinaio.
Bevendo si fa strada
il ricordo dolce
imbiondito dal sole riflesso
che illumina il bordo
del bicchiere.
«Quella volta del concorso
nemmeno un rimborso,
quella volta dell’esame
tutto quel ciarpame
di inutili fogli protocollo
tanto già si sapeva.
Quella volta del Comitato
il Presidente era agitato
gli mancò il fiato
ma il progetto sbagliato
fu lo stesso approvato».

Grisaglia singhiozza
ridendo disperato
e Romandini l’osserva
annoiato.
«Eravamo pressati
schiacciati dalla terribile morsa
di quel Duca mantovano
che ancora sta lì, a darsi
dannose arie».
Quasi ogni giorno
su quel tram stridente
si cercava di capire
come fare a reagire.
«Capivamo, mio duca sovrano
ma tu restavi lì
ineffabile dietro occhialetti Beria
a studiare un nuovo
impunito imbroglio
per mortificarci».

Tra gli scaffali metallici
del vinaio
si è potuta trovare una sedia gialla
per Romandini esausto
affannato.
Grisaglia guarda inerme
inebetito:
oltre il vetro
sulla via di cacche di cani
passa la ducale carrozza
che tira-correndo
pratiche incendiarie.
002_storia d'ufficio 740Ora si dileguano
fanciullescamente aggrappati
in un ricordo gassato, alticcio
i due colleghi sconfitti
finalmente incuranti
di inservibili dignità.
Ex tenaci conservatori
di ordinati scaffali
e disordinati protocolli
nonché
di geniali incaute soluzioni tecniche
ex orgogliosi
e rovinosamente onesti
disprezzati per questo
gesticolano rabbiosi
lanciando, sconfitti
all’implacabile
orditore di ricatti
un sospiro di invidia.

Come loro è impossibile
diventarci.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 21 mai 2013

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Essere, malessere

20 lundi Mai 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

001_il tram 81 1994 740Essere, malessere (1994)

Essere, malessere
questo è il problema.
Sentire tuo malgrado
l’incauto che vocia il suo
ripetitivo “non-c’è-problema”
questo è il problema.

Diventare Romandini
identicamente invecchiare
dietro spesse lenti appannate
camminare incurvati
farfugliando da soli
il fastidio
del quotidiano viaggio pendolare
questo è il problema.

Sentirsi morto
per la vitalità grigia
degli usurpatori
questo è il problema.

Sorridere di nascosto
tra piacevoli suoni
cercando di distendere la mente
su remoti prati e fiori
stringendo nella memoria
il ricordo di un bacio
segreto e sconcio
questo è il problema.

Ingrigire in silenzio
dietro un vetro impolverato di smog
ricordando qualche eroismo
qualche piroetta
qualche insospettata bravura
qualche bravo
magari  meritato
questo è il problema.

Seguire dalla finestra
lo zoppicante Romandini
prima che volti l’angolo
e decidere, come nella cabala
se io e lui potremo mai
diventare uguali
questo è il problema.
002_essere malessere 740Trovarsi fuori
nella grande piazza informe
mani e piedi e gambe e braccia
che rimbalzano incerte
tra facce sornione o disgustate
silenziose, marroni
distanti mille miglia.
Entrare nell’abitacolo infuocato
e appuntare
su un foglietto imbrattato
con la biro squagliata
una insistente domanda
questo è il problema.

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 20 mai 2013

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La nuova vita III/III

19 dimanche Mai 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

001_trenino balduina 740

La nuova vita III/III (1992)

Ricomincia una nuova vita:
quantunque possa durare essa è nuova
compiacente e quasi dolce, ardua ma decifrabile
perfino lusinghiera.
Ha la dolorosa dolcezza dei ricordi
che affiorano a frotte
accarezzando il mio remoto orgoglio.

Ricomincia la vita, dopo la vita.
Una vita che sembra grigia
dopo i mille colori esplosi verso il cielo.
Le mille luci ora sprofondano nella nebbia
e i mille suoni giacciono, inerti
in una coltre di stoffa.

Ma sopravvivo, nonostante
le morse, gli stritolamenti, le cattiverie
l’assenza di entusiasmo e di distacco
l’assenza di gioia e stupore, l’assenza di parole
l’assenza di passeggiate. Sopravvivo
strisciando, accorto, contro il muro di mattoni
scacciando i pensieri nei giri viziosi, negli andirivieni
nelle lunghe inutili attese, nelle sale d’attesa
di mille stazioni.

002_portico ottavia 740

Ricomincia la vita
da questa agenda di numeri e nomi
da riempire o perdere, gettandola giù dal ponte
dove il treno immobile aspetta,
spento, nella notte.

003_eur ridotto antique 740

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 19 mai 2013

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La nuova vita II/III

18 samedi Mai 2013

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Solidea

001_due donne 740 La nuova vita II/III (1992)

Camminiamo sbirciandoci appena
senza vera curiosità, ancora
intorpiditi, segnati, lacerati
da precedenti disastri.

Comincia un secondo tragitto
dentro il luccicante vetro e i tubi
di un’architettura costruita in fretta.

Comincia senza fretta il tran tran.
Cominciano i ragionamenti muti,
meschini, inconfessati.
Ricominciano, nei tempi morti
i piccoli sterili progetti di fuga
le piccole infime strategie di sopravvivenza.
002_istruzione 740Ricomincia un viaggio
a braccetto con altri simili, dissimili,
dentro i logoranti contrasti
gli inchini da automi,
le proteste da automi
acquistando in sè l’apatia
e quasi l’allegria
per questo grande accomodamento
per questo collettivo delirio
che toglie – elargisce
toglie – elargisce
toglie – elargisce.
003_circo massimo 740Affacciato alla notte
che corre dietro il finestrino
ritorno a casa.

Mentre il treno rasenta le case
le montagne di terra, i lavori,
io sfioro
con la bocca ferma
le visioni improvvise e custodisco,
chiusa nel veloce pensiero, la famiglia
che appena mi saluta,
sventolando i capelli, che mi aspetta,
muta, dietro il finestrino, tra i bagliori.
004_garbatella 740(continua)

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 14 mai 2013

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La nuova vita I/III

17 vendredi Mai 2013

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Solidea

001_la nuova vita 740 La nuova vita I/III (1992)

Comincia con una testarda scommessa
(ancora una testarda! ancora una scommessa!)

Comincia sui piedi che devono ridiventare veicolo
per arrivi e partenze, per oziosi giri e per soste stupite
a guardare giù dai ponti di ferro.

Comincia la mattina, ma è ancora notte.
Un lumino è acceso nella gabbia
dell’edicolante. Subito si arriva alla stazioncina sconosciuta, quasi inventata.
Certo fatta-apposta-per-me.

Parte il trenino
strisciando tra i disegni stracciati
sfiorando il peso leggero
della giornata. Quasi con dolcezza
mi reca, fagotto di lana e fazzoletti verso la prima luce
affiorante dal finestrino bagnato.

Dondolando enumero, elenco
le città e i letti dove ho giaciuto, a volte, solo
dove ho camminato, attratto dalle case
dalle scalette di pietra, attratto perfino
dai brutti edifici industriali, dalle caserme diroccate,
dalle manifatture tabacchi dismesse ai limiti dei viali,
pascolate da pecore dal pelo ingiallito.

Ancora mi stupisce, come una carezza
ancora mi affascina il piccolo fumo
che rivela il risveglio operoso. Comunque operoso
anche se, a volte, qui da noi è un risveglio cialtrone,
infingardo.
002_la nuova vita 740Il trenino corre e traballa
rivelando grandi insospettate stazioni
e una piccola folla di insospettati umani
che si calano confortati, quasi privilegiati
nel groviglio discreto delle scale mobili.

Adoro davvero le pensiline,
le stazioni, le scale mobili,
i tapirrulan, le scalinate, i parapetti.
Li adoro e li temo.
Attratto a protendermi nel punto limite
che separa il mio mondo agitato, di carne ed ossa
dal brulichìo senza affanni
dal filmico incrociarsi di corpi
cappotti, berretti, borse
di questo popolo ingarbugliato
risvegliato con malefica dolcezza
e vorticosamente rimescolato
tra i colori e gli odori
dei vecchi palazzi di travertino
appena lambiti – come da un vento freddo –
dalle ombre e dal sole.
003_la nuova vita def 740(continua)

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 14 mai 2013

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Bilbao (Zazie n. 4)

15 mercredi Mai 2013

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Zazie

001_le possédé 740Giovanni Merloni, Le possedé, gouache su carta, 2012

Bilbao (2013)

Una strada dopo un’altra strada.
E ci sei tu che balli tra la folla
indifferente alla musica che t’inonda.

Andiamo pure a Bilbao
a rovistare tra le oche
tra svolazzanti pensieri perduti.

Una piazza senza alberi, senza sole
avvolta in un profumo di desolazione
dove io mi nascondo per non soffrire.

Andiamo, correndo
dentro la nuvola di case
della città ricostruita in mente.

Un rumore di passi, un fragore di risa
su di me e sulla mia inadeguatezza
mentre tu balli nella musica inesistente.

Andiamo pure a Bilbao
dove la musica assolata
ancheggia tra i ballerini.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

La mia settimana. Domenica, 1975 (Ossidiana n. 22g)

14 dimanche Avr 2013

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Ossidiana

001_coppia domenicale_part_740

Enzo Jannacci Ragazzo_padre, parole di Bruno Lauzi.

La mia settimana. Domenica

La tua settimana fuori di te
la mia settimana fuori di me
la nostra settimana fuori di noi.
I miei giorni fuori di te, i tuoi giorni fuori di me
i nostri giorni fuori di me e di te
il tuo tempo fuori di me, il mio tempo fuori di te
il nostro tempo fuori di noi due.

Domenica un giorno chiuso
con le mani in tasca.

Domenica se c’è la luce ci sei tu.
Domenica se ci sei tu è festa.
Domenica se viaggio con te vorrei urlare.
Domenica sono sereno se sono con te.
Domenica solo se ci sei tu è domenica.
Domenica tutta la città se ne va con te.
Domenica non so dove rincorrerti.
Domenica se sei lontana ti scrivo
una poesia senza parole.

002_testina celeste_740 def

Domenica, appiedato, respiro i portici
alti bassi, larghi stretti, nobili ignobili
chiassosi angosciosi
come i miei gesti spezzati nell’aria.

Domenica mi compro
un fiore viola e il tuo profumo.
e invece di tornare a casa
me ne vado lontano
lungo le rotaie, imitando il tuo passo
il tuo sguardo stupito.

Domenica è già lunedì.

003_gio-ra-pa bologna 740

Giovanni Merloni

TEXTE ORIGINAL EN FRANÇAIS 

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La mia settimana. Sabato, 1975 (Ossidiana n. 22f)

13 samedi Avr 2013

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Ossidiana

001_bologna_cielo chiaro_740

Paolo Conte Wanda

La mia settimana. Sabato

La tua settimana lontano da me
la mia settimana lontano da te
la nostra settimana lontano da noi.
I miei giorni lontano da te, i tuoi giorni lontano da me
i nostri giorni lontano da me e te
il tuo tempo lontano da me, il mio tempo lontano da te
il nostro tempo lontano da noi due.

Sabato quattro passi tra l’erba e i cani
un pensiero affaticato
un desiderio confuso
una spasmodica voglia di toccarti
una poesia rivolta a me stesso.

Sabato la precisa dimensione
della mia vocazione all’attesa.

Sabato la settimana conclusa
e un’altra che ricomincia
le rinunce di un principe povero
l’orgoglioso disegno di una casa semivuota
l’andatura curva di un tutto testa.

Sabato il tempo davanti
il tempo dietro
sabato dormire, sabato sognarti
sabato accorgersi, sabato amarti
sabato essere geloso
sabato cercarti tra le carte
sabato dipingere la tua silhouette vaga
sabato aspettare.

003_divano_bologna_740 rid

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS 

Questa poesia è protetta da ©Copyright

La mia settimana. Venerdì, 1975 (Ossidiana n. 22e)

12 vendredi Avr 2013

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Ossidiana

001_passage du désir 740

Vorrei incontrarti di Alan_Sorrenti (1972)

La mia settimana. Venerdì

La tua settimana senza me
la mia settimana senza te
la nostra settimana senza noi.
I miei giorni senza te, i tuoi giorni senza me
i nostri giorni senza me e te
il tuo tempo senza me, il mio tempo senza te
il nostro tempo senza noi due.

002_Prati-alti 740

Venerdì un frenetico inizio
treni e navi in partenza
gente affacciata alla porta
neanche un minuto per le poesie.

Venerdì un frettoloso saluto.

Venerdì quasi la certezza di averti.

Venerdì le parole degli altri
i pensieri angosciosi
del futuro, la solitudine
dopo un rapimento mancato.

Venerdì scrutare
la città da un tappeto volante
senza trovare la risposta
alle tue misteriose lezioni.

Venerdì una deriva di conchiglie nella sabbia
un’altalena che sfiora la schiuma del mare
un vetro che rimbalza il mio volto triste.

003_cartellino bologna 740

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

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La mia settimana. Giovedì, 1975 (Ossidiana n. 22d)

11 jeudi Avr 2013

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Ossidiana

001_rimmel testina_prima_740 Libera interpretazione della copertina di Rimmel di Francesco De Gregori

La mia settimana. Giovedì

La tua settimana con me, la mia settimana con te
la nostra settimana con te e me
i miei giorni con te, i tuoi giorni con me
i nostri giorni con me e te
il tuo tempo con me, il mio tempo con te
il nostro tempo con noi due.

002_cortile antique 740

Giovedì una giornata massacrante
uno stanco andirivieni per le scale
un faticoso ammiccamento
tra le voci degli altri.

003 via delle moline antique 740

Giovedì una sera come due sposi
rotolando con le nostre lingue
tra i vestiti distesi sul pavimento.

004_piazza verdi antique 740

Giovedì un progresso di gesti come in un ballo.

Giovedì un corpo sudato e una mano di anelli.

Giovedì le mie domande e i tuoi sguardi.

005_non so antique 740

Giovedì una poesia stracciata.

Giovedì una cauta discesa nel sonno.

Giovedì il giorno più adatto per morire.

006_piazza maggiore antique 740

Giovanni Merloni

Foto di Raimondo Rosario Giunta

TESTO IN FRANCESE 

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