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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives de Catégorie: poesie

Tutte le poesie pubblicate, raccolte nelle seguenti sub-categorie (o tag):
Prima dell’amore
Ambra
Nuvola
Stella
Ossidiana
Luna
Diario di sbordo
Ritratto incosciente di Parigi
Testamento immorale

Sono passato senza essere visto (Solidea n. 25)

27 mardi Jan 2015

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

001_monica iPhoto 180

Sono passato senza essere visto (1)

1. Dal pessimismo

Sono passato, per vedere
ed essere visto
nei luoghi e nei volti
che non ho rimosso.

Sono sceso appena
nell’altra dimensione
che fu mia.

Schizofrenicamente ritessendo
trame di affetto
che il treno spezzerà
renderà vane.

Ho visto come sono visto:
come un ex di cui ognuno
ha un brandello privato
forse importante;
ma nessun ricordo
unico ed vero per tutti.

Oggi sono cambiato,
vorrei che la città lo sapesse.
Ma forse non lo saprà.

Sono passato senza
essere visto.

002_jim 180

2. Dall’ottimismo

Mi trascina a Bologna
una corrente sicura
il benefico pathos
dell’amor filiale.

Una madre sbrigativa
ma pur sempre affettuosa.

Un mondo in cui
tante cose di me importanti
sono nate
e qui
non altrove
possono sopravvivere.

Sia pure lottando
con fratelli gelosi.

003_jeanne et les pinceaux 180

3. Dal viaggio

Resterei a Bologna.
Resterei a Rimini, a Imola, a Casalecchio
o a Terra del Sole
in una casa come questa
in una via come questa.

Nella malinconica incertezza
di un mondo di affetti
da ricreare, di vuoti inaspettati
da riempire.

Nella imbambolata certezza
di un proprio “dovere”
più limitato, più regolare
meno spropositato e avventuroso.

Resterei qui.

004_jeanne et jim iPhoto 180

Giovanni Merloni

(1) Viaggio a Bologna, 1989.

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 4 janvier  2015

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La poesia stracciata, 1976 (Ossidiana n. 43)

20 mardi Jan 2015

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_madame déchirée - copie

La poesia stracciata

La poesia stracciata
era bella,
la poesia stracciata era
vera,
la poesia stracciata
era un’ombra
dove è penetrata la luce
un angolo di polvere
dove il groviglio
del dolore e della felicità
si è sciolto.

La poesia stracciata
era un nuovo sforzo
per comprenderti,
per liberarmi
(come dici tu)
dal luogo comune.

La poesia stracciata era
la verità più dolorosa
tramutata in un fiore.

La poesia stracciata
mi ha tramortito
ridandomi
il profumo caldo
del tuo corpo.

La poesia stracciata
è tornata tra le mie mani
tra le mie gambe
nello stomaco malato
della vita.

Giovanni Merloni

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Questa poesia è protetta da ©Copyright

Il progetto di una poesia, 1975 (Ossidiana n. 42)

18 dimanche Jan 2015

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_donnina 180

Il progetto di una poesia 

Il progetto di una poesia
nella fragile geografia
dei ricordi
delle attese
dei gesti nascosti
si stende come una lingua
di carta
tra le vesti
e le maschere
di un amore in disuso
fino a che la rabbia
di sentirci vitali
dischiude le pareti calde
della sacra reliquia.

Dal fondo di una cripta
di cipolle e vino
il mio grido è arrivato
oltre la botola d’erba
a lambire il tuo vestito
nel grembo bianco
di fiori ricamati
e ci siamo messi
a rotolare
nell’infinita spirale
di una chiocciola di pergamena
trasparente.

002_donnina part 180

Tu mi rendi consapevole
della mia nascita
dei miei primi passi
della mia curva timidezza
di scolaro.

Tu mi accogli
in un disegno più vasto
più ricco
con qualche spreco
con qualche colore in più.

Tu mi regali
la certezza
che la vita
ci appartiene.

003_photo part

Giovanni Merloni

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Ti sono debitore (Ambra n. 62)

13 mardi Jan 2015

Posted by biscarrosse2012 in poesie

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Ambra

001_couple noir et blanc 180

Giovanni Merloni, Une rencontre ratée, janvier 2015

Ti sono debitore

Ora so bene
che cosa ti devo
quello che mai
ti saprò dare.

Ti sono debitore
di un angolo di pomeriggio
dove ho riso e pianto
dove ho sofferto e scolpito
nel profondo silenzio del cuore
quello che non sapevo
quello che mai, senza te
avrei capito.

Ti sono debitore
di lunghi giorni di vuoto
dove entrava, stordita
una felicità folgorante.

Ti sono debitore
di questo strano cinismo
che mi costringe a dirti
definitivamente
e bruscamente
NO.

Ti sono debitore
della forza insensata
di rifiutare l’amore.

Ora vieni, in cambio
a vedere quest’uomo
che piange e ride
indifferente a tutto
nella strada buia
inondata di pioggia.

Tocca a te capire, ora.

Giovanni Merloni

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TESTO IN FRANCESE

Oramai quasi niente mi resta (Zazie n. 23)

30 mardi Déc 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_rien ne reste 180

Oramai quasi niente mi resta

Mi confortano
questi segni di matita
su fogli a perdere
testimoni recalcitranti
e involontari
della mia capacità
estrema
di ragionare
o di sognare.

Mi consolano
i muri di questa prigione
definitiva
dove i miei desideri
si scontrano
come altrettante mani
rattrappite.

Mi lusinga
il ricordo
dell’infima resistenza
di questo velo ridicolo
di vetro o di cellophane
che separava il mio corpo
dal tuo,
che attirava
pericolosamente
la mia bocca ansimante
verso le tue labbra
miracolosamente vicine
ma ancora imprigionate
da quella pellicola
invisibile
appannata
inerte.

Mi calmano
o mi agitano
secondo i giorni
i ricordi
duri a morire
dei tuoi esili bordi.

Oramai quasi niente
mi resta
a parte l’eco
di un lamento introverso
di una confusione angosciosa
di una solitudine rabbiosa.

Mi resta, forse
la delineata prospettiva
di un solitario viaggio
tra gli ubriachi
tra i derelitti
tra i focosi paladini
di inutili battaglie
tra i rami
smorti e appassiti
di un bosco di cartapesta.

Mi resta, forse
questa foto
fatta a pezzi
bruciata, abbandonata
alle sevizie del vento,
questa foto che forse
non si cancella mai
come una tenda aerea
inafferrabile
che mi permetterei di chiamare
Amore.

Giovanni Merloni

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La sorte di un « ex » (Zazie n. 22)

28 dimanche Déc 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_le sort d'un ex 180

Giovanni Merloni, Bonnie & Clyde a Parigi, 2014

La sorte di un « ex » 

È una sorte nera
quella di un « ex »
ex generale
ex amante
ex mercante di bugie
ex uomo, ex donna
ex rimasuglio.

Va a finir male
anche
per questo canto d’amore
— di ieri —
che io e te
abbiamo trascinato
come un bambino
o un cancro.

Rasento l’esistenza
e ben vedo che non la muovo
per niente
che tutto diventa innato
anche la vita spietata
dei buoni
che noi fummo
degli ex buoni
che ora siamo.

Io sono un ex felice
un ex credulone
un ex illuso dello stupore
estasiato
che potevo suscitare.

Io sono un ex vanitoso
per l’invidia stravagante
che potevo conquistare
con le mie peripezie
esuberanti
con le mie prodezze
eccessive.

Sono un ex vivo
questo è il guaio.

Anche per me
è scomodo sparire
sarebbe più facile
incontrarmi ancora
nelle vite degli altri
nelle loro cravatte
nei loro caroselli impietosi
e anche nel loro caos
esecrabile.

Sarebbe facilissimo,
ma io morirei
ancor più di ora,
morirei per sempre
perché il mondo
non vuole specchi
e nemmeno la mia compassione
di ex sopravissuto.

Facendo finta di morire,
come una città russa
assediata,
il mondo brucerebbe
più di sempre
intorno
al mio ex corpo
accanendosi
contro la mia sorte
sempre più
esigua.

Giovanni Merloni

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Quella gioia fuggente (Zazie n. 17)

04 jeudi Déc 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_palloccosa def 180

Quella gioia fuggente

È possibile ricostruire
il mondo di fuori
anche in prigione

ma ci vuole una fatica
immensa
ogni parola un giorno
del calendario
un segno su un muro
sempre più nero

costruire
come facevo da bambino
un capanno tra i rami
un soppalco segreto
senza le ragazze

è possibile vedere
prima di dormire
tante persone avventarsi
tra i suoni indistinti
rimbombanti
sul cuscino

e poi, d’incanto
come una domenica
in abiti freschi e puliti
rivivere in un istante
la mia storia
prima di entrare qua dentro
gli ultimi gesti
di una follia e di un dramma
che avevo subito
senza capirlo.

È possibile capire,
da qui dentro
questa rinuncia,
capire perché
tutto ciò sia avvenuto

perché
non ti sono corso dietro
e non ho lottato
contro la violenza del mondo,

perché
non ho rubato
distrattamente
allegramente
senza sensi di colpa
quella gioia fuggente,
inafferrabile
oramai.

Giovanni Merloni

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Mi sei vicina (Zazie n. 16)

02 mardi Déc 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_enigmistica 180

Mi sei vicina

Un suono di telefono.
Poi due parole scontate,
un tentativo di sopraffazione
finché io parlo e tu taci
oppure sei tu che mi parli
e io credo davvero
di sprofondare.

Eppure mi sei vicina.

Non potrò mai scordare
le tue parole:
«Va bene, raccontami qualcosa»
«No, non di te… né di me»
«Basta, non voglio più
parlare».

Mi sei vicina
perché spero i tuoi baci
perché se sei seria, o anche cupa,
dentro di me tu ridi.

Anche se sei lontana
tu sei vicina.

Vedi, non c’è più
neanche una briciola
di orgoglio. Invece
di ucciderti nel mio cuore
invece di tradirti
io ti inseguo.

Vedi, sei qui, scolpita
in mezzo alla fronte,
nell’unico punto
dove arriva la luce.

Mi sei vicina.

002_ceramica nb paolo 180

Paolo Merloni, Disoccupato, ceramica, 1998

Giovanni Merloni

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Uno sguardo ambizioso al di là (Zazie n. 13)

04 lundi Août 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_un regard ambitieux a 180

Uno sguardo ambizioso al di là (2014)

I
Uno sguardo ambizioso
rimpallato da una vetrina
nel rimirarsi capriccioso
del mio cappello.

Una lunga passeggiata
quasi una scampagnata
ci accompagna, che facilità
giù giù nel cuor della città.

Intanto il marciapiedi
non la smette di mostrare
il volto tetro del quartiere,
il popolo senza mestiere
i disperati senza arte
né parte, i disgraziati
in disparte.

Intanto il metrò
non la finisce di strillare
vomitando folle
affaccendate
inghiottendo uomini
vestiti alla bell’e meglio
esibendo donne
appena svegliate, già stanche.

Fiduciosi avanziamo
aggrappandoci alla fortuna
alle piccole diversità
alle enormi differenze,
accettando, finalmente,
la contesa quotidiana.

Questo cuore immenso
che non smette di pulsare
è la città stessa. Un’ossessa,
l’invisibile guardiana
della nostra vita
intensa.

II
Che debbo fare
perché tu diventi
la mia città,
il mio corto o lungo
largo o stretto
marciapiedi
per arrivare di là?

Come posso
tranquillizzarti,
perché tu sia
davvero convinta
di porgermi una sedia
e di ascoltarmi, magari
distratta, mentre
rigoverni ?

Quante ferite, quanti
ricoveri, quante macchie
della pelle o dell’anima
debbo risuscitare
perché tu accetti
questo corpo ritardatario,
scampato per un pelo
a un’incresciosa disfatta,
questo cervello
saltellante,
che più non ricorda
dove ha mai messo i suoi
gloriosi trofei?

Cosa debbo esibire,
scavando nel passato
degli errori, delle private
virtù, perché tu inviti
(nelle tue sale di specchi
nei tuoi giardini frizzanti)
questo naufrago
della terra
ferma?

Quali accenti o tic
o gesti, quali pensieri,
quali sogni inconfessati
posso conservare
perché tu accetti
di rivolgermi la parola
magari camminando
sull’altro marciapiedi,
al di là della strada?

Giovanni Merloni

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Figlio, figlio (Roma, 1993)

03 dimanche Août 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

001_figlio figlio 180

Figlio, figlio (1993)

Figlio figlio
amoroso giglio
un’onda di schiuma gialla
mi annega e mi lega
i capelli e gli occhi;
un blocco di cemento
tra gli squali
mi trattiene e mi rivolta
verso il fondo.

Rassegnato mi arrovello
nell’impossibile decifrazione
di parole a ritroso.

Figlio figlio
mi aspetti spensierato
lassù sul molo di legno.
Addirittura fumando
masticando, sputando.
Ma sei proprio tu? Figlio mio
ambulante senza collane
piccolo Gobetti senza libri
sottobraccio.

Mentre io affogo
tu appena galleggi.

Figlio figlio
il sole ti ha regalato un sorriso
e anche tu hai ostentato
il labbro tremante
i denti bianchi
lo sguardo attento.

Una enorme prua di ferro
ha spezzato le mie catene
troppo tardi forse.

Troppo presto affioro
semimorto paonazzo
gonfio tra le ossa e il vestito.

Figlio figlio
mi portano con leggerezza
in un angolo sabbioso asciutto
dove è arrivato chissacome
il profumo di barche
delle vacanze, il ricordo
delle nostre dolci e goffe
passeggiate. Una canzone
ci carezza le ciglia
un improvviso sollievo
ci riempie le tasche
una piccolissima parola
ci ha salvato ora
si prende cura di noi.

La vita per noi
è un duro esercizio
un laborioso assedio
a roccaforti ben munite
è l’immenso sforzo
per cavarcela
dopo insopportabili
e incomprensibili
giorni di festa.

É il probabile rischio
di essere depredati denudati
rigettati indietro
oltre il bianco orizzonte.

Figlio figlio
però ci sorregge
l’affannosa rincorsa
verso isole leggere
lambite dal lento
materno sciacquìo
di un mare d’autunno
la bruciante rimossa attesa
di un invito al ballo
tra corpi ombre musiche
e viscerali silenzi.

Schiacciato rinnegato
vorrebbe rivelarsi
un disperato grido di rabbia
un gesto estremo
un geometrico balzo
che stracci i mille strati
di stoffa i mille vestiti
messi e smessi
rammendati ereditati educati silenziosi.

Ma sopportiamo la consapevolezza
forse eroica di dovere
affrontare
dopo i fuochi d’artificio
i rimproveri
dopo le goffe cadute
le minacce d’abbandono
dopo le esagerate parole
il ricorrente destino di umilianti
purgatori
fuori, al buio
dentro una inospitale
brutta e angusta
stanza di periferia.

002_figlio figlio 001 180

Figlio figlio
senza altre incertezze
gettiamoci, insieme
di nuovo
in questo mare di saliva
di vomito e plastica.
Oltre quella scorza rivoltante
potrebbero svolgersi
azzurrissime distese
silenziose sirene
grotte verdi e rosa
in cui soffiare.

Figlio figlio
amoroso giglio
chi va a fondo può risalire
chi soffre avviluppato alle coperte
può almeno decifrare
i misteriosi segni sul muro
chi giace immobile confuso
può lentamente riprendere
a camminare
nelle cupe e leggere
linee della mente
graziosamente
uccidendo il tempo
con ostinata
dolcezza.

E riprendere a contare senza sosta
deux et deux quatre
quatre et quatre huit
huit et huit font seize
purché si riescano a eludere
i fastidiosi ragionamenti
i pomposi inganni i prevaricanti
squallori.

Con passo militare
con strisciante movenza di pantera
con traballante andamento di lumaca
con occhi stralunati orecchie
tappate, naso che gronda
moccio e sangue,
attenti a non inciampare
andiamo avanti, indietro
lungo un cerchio
un’ellisse
una spirale
ripetendo, quasi per gioco
la dolce-ossessiva
cantilena
della vita.

Figlio figlio
imparerò a tacere
a rispondere solo se
interrogato.

Con improvvisato coraggio
eserciterò il mestiere di padre
e lascerò scivolare
questi bianchi fogli moribondi
tra mani ferme e tremanti.

E lascerò che tu cresca che tu
diventi uomo, senza oppormi,
con sorridente rassegnazione,
figlio mio.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 3 août 2014

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