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Archives de Tag: Ambra

Un saluto sbagliato, 1964 (Ambra n. 23)

02 lundi Déc 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_attente_A4 740

Un saluto sbagliato

Fu un saluto sbagliato
una tragedia senz’appello,
un’indagine penosa, affollata
da infiniti tramonti in sequenza
sopra un mare in diapositiva.

Fu un saluto sbagliato
il corto respiro dell’aquila,
l’inevitabile agonia
di esserini senza artigli
inghiottiti dal silenzio
della montagna grigia.

Fu un pomeriggio
votato agli affari di cuore
all’andirivieni delle barche
sperando di vederti tornare
al calare della sera,

un pomeriggio
sempre più scuro,
affollato da ombre confuse
dai lunghi capelli biondi
di straniere deluse

un pomeriggio troppo grande
per il mio volto bagnato
troppo piccolo
per le mie lacrime asciutte.

Scotta ancora l’asfalto
e la mill’e cento del babbo
pur squagliandosi, dice:
«È l’ora di andarsene, mio bello
anche l’attesa ha un limite»

Tutta qui la catarsi?

Mi scivola sotto la pelle
un freddo strano. Mi abbandono, felice
alla violenta rabbia di tornare
agli scongiuri perché niente funzioni
niente più si muova,
e non chiami nessuno,
e non arrivi nessuno.

Nemmeno tu.

002_attente 740Addio, ti spedisco
un piccolo bacio,
una fuggitiva carezza
su una cartolina.

E allora? Fu solo
un saluto sbagliato?

Mammà, eccomi.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Mi addormentavo col corpo riverso, 1964 Ambra n. 22)

02 lundi Déc 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_je m'endors_def 740

Mi addormentavo col corpo riverso

Col corpo riverso
nel buio notturno
mi addormentavo
nel fondo terso di un lago
sprofondato tra le colline.

Nelle ombre del cielo
nel profilo a zig zag
delle montagne
scrutavo
il riflesso dei tuoi occhi,
il tuo sorriso lontano.

In sogno, mi aggrappavo
al magnifico istante :
tu, nel lampo della porta
volevi rapirmi
chissà dove portarmi
col tuo sorriso.

Col corpo riverso
tra le ombre di miele
avviluppato
nel buio dei colori
nell’euforia della trementina
mi affacciavo stranito
verso il tuo sorriso.

Mentre tu, indifferente
affacciata proprio lì sulla porta
scandagliavi quest’anima morta
nel suo fondo davvero insensato
di lacrime torve e dolorose,

agguantavo le tue mosse
esitanti, ragazzine
sulla porta di un incontro
che si affacciava anonimo
stereotipato
incapace di lacrime e scoppi.

Sulla porta della mia vita
tu ballavi nel vuoto,
insistente, incosciente
fino a quando la porta
dietro te restò chiusa
(sbattuta da un vento gigante).

Mi hai sorriso, in un soffio hai parlato
e ti ho vista, più nera del nero
senza più ricordare il mio stato
la mia eterna rugosa prigione
senza più avere voglia
di sapere l’intera ragione
della mia guarigione.

Eri lì. Per te sola
mi sentivo solo. Tu mi hai visto,
come sono e non come sembro,
non mi hai preso sul serio :
sul mio volto sconvolto
si è affacciato un sorriso disteso.

Col corpo riverso nella notte
in fondo ad un lago di montagna
io ritrovo nelle pieghe
del tuo corpo di cuccagna
il riflesso di un sorriso lontano
che spezzò una volta il non senso
del mio farneticare vano.

Per chi volesse seguire per intero il percorso a boomerang – dopo cinquant’anni – dall’italiano al francese (e ritorno), oltre alla possibilità di consultare il testo francese sul sito gemello, aggiungo qui sotto il testo originario del 1963:

100_Mi addormentavo col corpo riverso (vecchia stesura)

Mi addormentavo col corpo riverso
nel buio di laghi e di colline
studiando tra i fili del cielo
nel coro delle montagne
i tuoi occhi, il sorriso lontano.

Già ti parlo, mi haï visto quel giorni
come sono e non come sembro
che scavavo in me stesso quel pianto
il giorno che per te sola mi sentivo solo.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Nel chiuso della notte, 1964 (Ambra n. 21)

02 lundi Déc 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_nel chiuso della notte 740 Nel chiuso della notte

Nel chiuso della notte
un treno ha fischiato
e spezzato le orecchie
e due o tre madri hanno pianto.

Sono solo a partire,
col solo bagaglio dei giorni
e della terra
con i baci
dentro al cuore
di una donna che amo.

Là fuori
un cane ha sbadigliato
e un uomo ha abbaiato
e un sogno — di fiori — è morto.

La sera è buia. C’è vento
tra la sera e il finestrino
e le lacrime si asciugano
nascoste tra i piloni di ieri.

Questi contorni maestosi
che mi disegneranno addosso
una triste piega di dolore
stanno lì,  placidi contorni
di piccole parole incasellate,
dolorosi contorni
di case, di stanze
di armadi, di luci.

Partito. Ho lasciato di me
quello che vorranno, in pegno.

Il buio della notte
è interrotto da abbaglianti
piccole stazioni
quei piccoli specchi
dove vedi altri volti
altri odori di terra e di mare
dove vedi anche me
in attesa di baci e di case
di parole e di treni.

Nel chiuso della notte
il mio corpo si spezza
sulla rotaia
ma corre lo stesso
lunga scia di scintille gialle
come una sirena felice.

piazza esedra 740

Hai la tua stessa voce
delicata, di vetro sul vetro
e mi parli ancora
al telefono, quando ti vedo.
Ma non mi ami più.

Sembra sempre che tu lo dica.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Avevo sperato, 1963 (Ambra n. 20)

01 dimanche Déc 2013

Posted by biscarrosse2012 in poesie

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Ambra

001_avevo sperato 180

Avevo sperato

Avevo sperato
che il mio amore fosse lungo
ininterrotto, che non avesse bisogno
di parole.

Un amore innocente, sincero
pieno di te e di me soltanto.

Un amore cantato e suonato in un’umida sera
che la mattina dopo fosse ancora amore.

Giovanni Merloni

Questa poesia è protetta da ©Copyright

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Nemmeno una carezza, 1963 (Ambra n. 19)

01 dimanche Déc 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_disegno dedans001 180
Nemmeno una carezza

Quando si ama
ci si può fare insultare
picchiare sgridare comandare.
Chi ama ubbidisce
senza pensare.

Chi ama riamato
può benissimo mentire
tradire schiacciare trascurare
evitare allontanare
sopportare di essere sopportato
stare bene comunque
dovunque
con te senza di te
scoprendo il miracolo della solitudine
la magia di ritrovarsi insieme.

Quando si ama
soprattutto
si sopporta e si ama
il fiato il peccato
il volto abbronzato
e il benefico fato.

Quando tutto finisce
non si può sopportare
nemmeno una carezza.

Giovanni Merloni

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La mia chitarra ha mille voci, 1963 (Ambra n. 18)

01 dimanche Déc 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_guitare001 180

La mia chitarra ha mille voci

Zoppo sul mio bastone
cammino sulla strada bagnata
col catarro e la tosse
e il mio canto stonato

ma la mia chitarra ha mille voci

e mille volte canta
nel coro della strada
e cantano sulle sue corde
mille suoni angelici
mille vociacce sguaiate tisiche stanche
come la mia.

Sono intontito, ho  un cerchio
intorno alla testa
sono malato
vado sputando
dappertutto
la gente non mi dà
i suoi spiccioli
perché sono brutto da vedere

ma la mia chitarra
ha mille voci che cantano!

Giovanni Merloni

002_guitare002 Noir et rouge 180

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Partiremo un giorno, 1963 (Ambra n. 17)

01 dimanche Déc 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_partiremo un giorno_180

Partiremo un giorno

Partiremo un giorno
da cento periferie diverse
su altrettante carriole a motore
come formiche
verso l’unico cibo
che qualcuno chiama civiltà
che altri chiamano progresso
e ci incontreremo nei visi
cercando di indovinarvi
una speranza sola
che non ci sarà.

Partiremo un giorno
da cento periferie diverse
a cavallo dell’ultimo ritrovato
della speranza
verso il gorgo – affascinati
giungeremo in un’unica morte.

Giovanni Merloni

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Non smetto di amarti, 1963 (Ambra n. 16)

29 vendredi Nov 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

je ne cesse de t'aimer 180

Non smetto di amarti

Non smetto di amarti
stella fissa della mia vita
anche se oggi mi aspetti
nello specchio rotto
della mia morte.

Io non so vivere
senza questo amore per te
rubato alla terra
al fango al prato verde
dove spicca il mio albero,

Io soccomberei
senza questo amore, fragile
come le sue foglie, profumato
come la sua resina, tenace
come la sua corteccia.

Sempre amerò
la compagnia dell’amore
per te

essa mi tradirà certo meno
dell’attesa insopportabile

del tuo sorriso inesprimibile
(che è una fronda per i miei occhi)

della tua voce inimitabile
che è un tronco per la mia mente)

del tuo sguardo indimenticabile
(che è una radice
conficcata nel mio cuore).

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Al museo, 1963 (Ambra n. 15)

17 dimanche Nov 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

128_au musée def antique 180

Al museo

Un vestito di seta mi ha abbracciato
e mi hanno baciato gli angeli di marmo
del museo
e l’aria mi ha preso le tempie

ogni tanto pensavo
che non poteva essere vero

nulla ho di te
piccola cerva bionda:
o ti ha rapito un bosco di alberi teneri
o sei sola e non sai ritornare.

Giovanni Merloni

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La tenda nera, 1963 (Ambra n. 14)

16 samedi Nov 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

127_anna_silvana def 180La tenda nera

Ho tolto tutti i fili e le antenne
e il cielo è caduto giù
sono tanto triste
perché non ci amiamo

intanto
il vento mi secca le labbra
gli uomini si calpestano
il treno fischia sull’asfalto
le macchine stridono sulle rotaie

intanto
io cerco mancorrenti nella notte
e soffro per te di vertigini
(per te che non provi piacere a toccarmi)

intanto
la sera scuote nidi di aranci
e tu sfiori con le labbra la mia fronte
controvoglia

intanto
il vento bussa alla porta
e la montagna cade
sotto i nostri piedi

intanto…

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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