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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives Mensuelles: février 2013

Guarire

15 vendredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

041_guérir_740

Guarire

Guarire.
Poltrire, bere, riposare
smettere di vagare, addormentare
il corpo tra voci care
mangiare, aspettare
cercare di capire, cercare di guarire;
socchiudere gli occhi, verso il sole
aprire, di nascosto
la porta segreta del cuore:
uscire senza aspettare
viaggiare senza vagare
andare senza ritornare
incontrare case di calce e legno
prati da disegno
album da riempire di storie da raccontare
soltanto a te stesso.

Guarire.
Rompere il cerchio
delle mura assediate
con una sortita elegante e sorniona,
nascondendo il sorriso
fingendo un ghigno di dolore.

Rompere la nuvoletta cupa.
Uscire nel mare, a larghe bracciate.
Con la testa sollevata
cercare una spiaggia verde
dove il corpo si perde
dove la mente si raccoglie
e la matassa lentamente si dipana.
Inviare cartoline
da un’isola segreta
“Saluti a tutti. Io sto bene”.

Giovanni Merloni

De « Il treno della mente » (« Le train de l’esprit »), Edizioni dell’Oleandro, Rome 2000 — ISBN 88-86600-77-1

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication 16 janvier 2013 et Dernière modification 22 janvier 2013

TEXTE EN FRANÇAIS : http://wp.me/p2Wcn6-io

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Che cosa dà senso, 1973 (Stella n. 7)

14 jeudi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

quel est le sens

Che cosa dà senso

Che cosa dà senso
a questo non senso
che è una vita?
a questo segnare
profondamente
per sempre
un solco invisibile
tra i sassi e la sabbia
proprio lì dove sputa la pioggia
dove si rotola il vento?

Che cosa dà senso
un vero senso
a questo stringersi
spasmodico e romantico
parlandosi
di sogni di segni
di luci di passi
di voci?
Perfino il tuo sguardo
l’avevo inventato
disegnato scolpito
me ne ero innamorato
o solo invaghito
solo un pò.

Io oggi sono
un personaggio
o soltanto la sua voce
(una voce eco)
io sono un passo disperso
sconvolto disunito
un passo stanco.

Domani sono nuovo
come un uovo
denudato lavato mi scopro
mi dò un senso
o almeno un pretesto
per spingermi fuori.
Poi, mi trovo
mi ritrovo nell’aria
imbambolato e insensato.

Domani sono vecchio
o soltanto pensieroso
noioso bavoso ritroso
solitario
bibliotecario questionario.

Quale senso a queste parole
a tutte queste parole
che vorrebbero dare un senso
a cose che non l’hanno ?
Quale senso a queste voci
a tutte queste voci diverse
a questi rumori appiattiti nell’ovatta
per rispondere all’eco
di una sola voce, di un solo rumore ?

Non sono un nichilista
anzi mi impegno
partecipo
mi unisco in matrimonio
con te, poi con te
bruna bionda chiara scura
dolce cattiva
simpatica fredda
lontana vicina
timida sfacciata
scombinata
organizzata.
Anche tu non hai senso
o ce l’hai
evidentemente
se mi piaci.

Parlandone ancora
arriveremmo alla verità
che sarebbe però
ciò che è vero per me
e cioè
ciò che penso
senza senso.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Gloria (Zazie n. 1)

13 mercredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

agora couverture 2012001

Gloria

Che ti devo dire?
Ci ho provato.
Ho detto una fortuna
essere passato
senza averti incontrato.
Ma stasera
appena mangiato
ho ficcato la testa nella luna
e con te ho dondolato
(con te mimosa
dell’otto marzo
con te macchia d’olio
sul succinto abito rosso
con te attenta pescatrice
col naso nel mio acquario).
Con te ho penzolato
disprezzando la fortuna
di non averti incontrato.

Giovanni Merloni

TESTO EN FRANÇAIS 

LA GLOIRE D’UN CHEF INDIEN

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Ho confuso il tuo nome

11 lundi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

isola verde_verde-def 1_740 Ho confuso il tuo nome

Ho confuso il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
con parole senza nome, con gesti senza nome.

Ho camminato, sbilenco
sempre stanco, mai stanco
sentendo al mio fianco il tuo corpo bianco.

Ho cercato i tuoi occhi, i tuoi dolci occhi
in una penombra coi fiocchi
in una mattina senza rintocchi.
Disperato t’inseguivo: il tuo nome
spariva nella via senza nome.
Ho aspettato la notte infinita
il buio silenzio tra quartieri senza vita :
lontana, lontana la nostra partita
e una voce appassita
insisteva: è finita, è finita.

Ho sognato il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
doloroso nome, silenzioso nome
arrembaggio delle mie braccia e gambe senza nome.

Ho baciato il tuo nome, leccato il tuo nome,
penetrato il tuo nome
inghiottito il tuo nome, vomitato il tuo nome
amato il tuo nome, celebrato il tuo nome
seppellito il tuo nome, riesumato il tuo nome
dimenticato il tuo nome, ricordato il tuo nome
abbracciato il tuo nome, carezzato il tuo nome,
spogliato il tuo nome, mordicchiato il tuo nome
strapazzato il tuo nome, incartato il tuo nome
scartato come un pacco il tuo nome
stretto tra le braccia, tra le gambe il tuo nome.

Ho confuso il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
con parole senza nome, con gesti senza nome.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication et Dernière modification 11  février 2013

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Cara amica, 1973 (Stella n. 6)

06 mercredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

chère amie

Cara amica

Cara amica
virgola
io vorrei cominciare
e finire un discorso
che non sia troppo invadente
o evasivo
virgola
perché
virgola
io ti penso spesso
anzi sempre
punto.
Ed anche se so
di non essere stato
all’altezza
né regista né attore
né comparsa
e nemmeno suggeritore
virgola
ti ho sinceramente
e profondamente
virgola
anche se col sorriso
un pò ebete
sulle labbra
virgola
amato
punto.
Ma l’amore è come una testa
virgola
da tenere in esercizio
altrimenti
apriamo parentesi
ricordo anche se
non amo ricordare
e le cose belle fanno
forse
più male di quelle brutte
chiusa la parentesi
altrimenti
dicevo
come i fiori del puzzle
straripa come un vomito
ingoiato dal lavandino
e si perde
come una penna Omas
chissà dove
punto.
E allora
punto interrogativo
mi domando
se riversare fuori
come un cancro
la mia angoscia
sia utile
a qualcuno
più di un silenzio definitivo
e buio
sulla tua immagine cara
punto.
Mi domando
virgola
appassionato da queste ore
insopportabili
virgola
chi mi autorizza
la stupidità l’essere sciocco
insulso
ridicolo
e un pò pazzo
virgola
perché forse
pazzo non sono
ma innamorato
puntini puntini.
Ma è in fondo una cosa mia
che non sarà mai di altri
punto.
Ecco la mia risposta
virgola
nella speranza
di essere accettato così
come un ospite frettoloso
e subito dimenticato
come una brutta storia zodiacale
punto.
Io ora esausto
virgola
incantato a guardarti
dietro questo foglio
ma serio
sul serio
virgola
ti dedico quello che da oggi
saprò fare
del mio meglio
punto.

Giovanni Merloni

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Quante parole, 1973 (Stella n. 5)

05 mardi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

combien de mots_740

Quante parole

Quante parole
cominciate per stanchezza
quante parole parole parole
per dirci quanto
ci è mancato di noi
di me di te, di te di me
di ieri e di oggi.

Quante parole per dirci
il bisogno di credere giusto
questo nascondiglio
di credere giusto
questo silenzio di baci.

Quante parole
per dare forza
a una scelta non nostra.

Quante parole
difficili e bizzarre
abbiamo inseguito
per celare l’orgoglio
l’imbarazzo, la gioia dell’incontro
il dolore della solitudine
la pigrizia dolciastra
del ritorno a casa
da lei da lui, da lui da lei.

Quante parole inutili
per sentirci cinici, egoisti
vittime, eroi solitari
dediti alla musica del mare.

Quante parole
per falsare tutto
per finire poi in un nuovo
ordine di gesti, in un nuovo
vero freddo-caldo
colloquio di innamorati.

Quante parole
ormai lontane
in un silenzio scandito
da suoni rotti e piccole grida.

Quante parole,
dal profondo di una notte
che finirà in un altro letto.

Quante parole
Per lamentarci
di essere arrivati secondi.
per poterci promettere
ancora un poco
di quello prendiamo
come ladri.

Quante parole
ereditiamo
dalla nostra paura del buio
dalla nostra miserabile nobiltà.

Quante parole
entrano escono
dalle nostre bocche
dalle nostre labbra
entrano escono
dai nostri occhi chiusi
dai nostri cauti, addormentati
abbandonati
orizzonti lontani.

Giovanni Merloni

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Camminavo da solo col sole alla nuca, 1962 (Ambra n. 4)

04 lundi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

roma fiume Camminavo da solo col sole alla nuca

Camminavo da solo col sole alla nuca
distratto dal giorno.
Riflesso nell’ombra, in un muro
trovavo distesi i miei giorni
felici oppure copiati e di maniera
ispirati al grido del « pastore errante »
in un prato alle « cinque della sera »
(sentivo in me Pavese scontroso
e il suo amore deluso crollato per sempre,
poi parlavano in me Kafka e Brecht
e tutto cambiavano del mio panorama).

Fui ai piedi di una statua del Pincio
e sentii i miei passi ribellarsi
colorare di parole diverse
le umide case, i cori, i lamenti.

Sul Campidoglio cavalca Marcaurelio
e c’è tanta potenza nei suoi occhi :
Moravia, Pasolini e Carlo Levi
sono gli idoli di quest’ora.

Scontrato da un solito volto
che ha intorno quei capelli chiari
e nelle sue parole lontane
ho ritrovato quei passi tra l’erba
e quella insistente domanda.

Quel volto veniva con me, che mi manca,
e copio i suoi occhi
nel mare di voci immortali
(di Mann, di Camus e Bassani)
ora, per poco, mie.
omino verde 62Sciogliete quel viso
e scoprirete, vi dico
negli occhi decifrati la morte
(proprio lei vi parlerà
come una straziante sirena).

Mare immenso
ho capito il tuo sguardo
ho dipinto di nero un tramonto
che era chiaro
quel mare eri tu
nel suo volto ti ho riconosciuta
che parlava con dolci parole.

Odiarti ?
Sotto quell’orribile monumento
al Milite Ignoto
era certo più facile.
Io camminavo da solo la mia Roma
in cerca di te coi miei poeti
senza mai trovarti.
Ma invece
se per caso ti incontravo
mi davi fastidio
allora copiavo il fastidio
tra queste parole.

Ritrovavo i tuoi occhi
e ci guardavo dentro con molta fiducia,
(copiavo poi la fiducia)
raggiungendo oramai
l’esser solo del tutto, il piacere
di sprofondare il ricordo nei passi.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Io sono cresciuto, 1973 (Stella n. 4)

03 dimanche Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

j'ai grandi def Io sono cresciuto

Io sono cresciuto
dentro la tua piccola mano
sono scivolato lentamente
lungo il tuo collo bruno
e sono stato soffiato via
tra i moscerini della finestra
in un incomprensibile
pomeriggio di afa.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS 

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Coraçon maldito, 1976 (Ossidiana n. 14)

02 samedi Fév 2013

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Ossidiana

scolpita 740

Coraçon maldito

Coraçon contesta
i colori rossi e viola di Tamayo
i minuscoli bigliettini
con grandi poesie,
la luce accecante
sulle labbra tirate
di Violeta Parra, poi
quella collana che indossi
quel cuore sulla pelliccia
e la borsa di giornali
e la giacca plaid
nella nebbia gelata del mercato, poi
le goffe orme nella neve
in un quadro
con dentro i tuoi occhi
e il nostro primo abbraccio
e l’indimenticabile
sapore di Drambuie
e la tua pelle levigata
e il tuo odore che mi stordiva.

Coraçon maldito
giugno ci ha portato
in palma di mano
dentro prati con file d’uva.
Subito dopo
ho dovuto traversare l’Italia
su una Volkswagen nera
lo stesso disegnandoti
lungo un nastro di suoni.
Subito dopo
la strada è piombata
nel chiasso del porto ;
dal ponte i bambini
rapiti dal mare
gridavano il mio nome
di padre perduto.
Subito dopo
mi sono steso per terra
nella pineta
battuto dal vento di aghi verdi.

Il mio cuore strappato
spaccato, sprofondato
circondato da muri spogli
si è alla fine rannicchiato
su un corto letto
su una ispida tela :
ma era impossibile
lontano da te
quel dialogo con te
con le tue meditazioni
col tuo libro.

Coraçon contesta
sorpreso ad amare
(di nuovo, daccapo)
anch’io nuovo, messo a nudo
in un pomeriggio
vestito di fazzoletti
nella casa assediata
e la mia forza viva
esplodendo, protestando
la sua libertà. Un estremo, solitario
attimo di chiarezza
a testa alta.

Coraçon maldito
villanella imprevedibile
prima un no poi un sì
e i nostri passi intrecciati
in un viale umido
in un portico gelato
ingoiando i rimorsi.
A ritroso, seguendo le parole
costeggiavamo
un muro di glicini
e il cappotto era invaso
dei peli bianchi
della tua folta pelliccia
e tu sconquassavi
la mia pigrizia, predicando i meriti
di una camminata sportiva
impetuosa, avevamo ben diritto
di calpestare le parole
l’ordine naturale delle cose.

Coraçon maldito
schiacciato, abbandonato
dalle correnti blu e viola
che tu ti porti addosso
non posso più fare a meno
dei tuoi gesti
dei tuoi sorrisi dolci
dei tuoi passi. Vieni qui
raggomitolati
sulla mia spalla.
Vieni: io ti regalo
la mia forza, le mie idee balzane
la mia triste passione per il sole.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

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La sua casa ridiventa centro, 1976 (Ossidiana n. 13)

01 vendredi Fév 2013

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Ossidiana

la sua casa_bozzetto

La sua casa ridiventa centro

La sua casa ridiventa centro
centro del mondo – un luogo
dove si può dire: questa è la mia vita.

Trascinato da un fiore sono corso
a regalarle un caldo cucciolo di cane.

Lo squarcio del suo cuore
si era già disteso
nella lunga ferita grigia
(ma non si vede poi tanto:
il rosa si sposa al rosso
il celeste al nero).

Trascinato da un affanno
che avevo represso,
da parole disorganizzate
andavo da lei
(ma mi capirà
anche nel mio disordine).

Nella sua squisita dolcezza
si abbandona
sorride e ride, e confonde il suo sguardo
col pulviscolo bianco del sole
e intanto regala
la sua confidenza a un altro.

Alla sua porta è corso il mio entusiasmo
alla sua porta chiusa, ai glicini appassiti
crollati sulla ghiaia del vialetto di pioggia.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE 

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