Ballata di un impiccato (Prima dell’amore n. 25)

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Ballata di un impiccato

Dall’alto del patibolo,
di questa folla enorme
non vedo che le narici
e il bianco degli occhi.

Sono stato accusato, anzi
condannato
per grafomania
ma tutto va storto
e mi hanno lasciato portare
anche qui
qualche foglio e la biro
(come ultima volontà).

Il giudice istruttore
che tipo laconico
sa dire soltanto Silenzio
ma di sicuro chissà quanti libri suoi
(vomitati di notte, di nascosto)
si nasconde in quel pancione.

I giurati sono persone oneste
ma prima di scandalizzarsi
hanno letto tutto, riga per riga:
li ho sentiti ridere
per tutto il mese
passato dai galantuomini
in quella clausura.

Il sole è alto – riassumo qui per brevità
vorrei anche parlarvi
di quello che ha proposto
il ministro…
delle facce sguaiate
(da sedia elettrica)
che mi vedo davanti
del boicottaggio, della corruzione!

Ma… aiuto! Mi tappano la bocca
ho ANCORA UNA MANO
per scri…

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Volti al buio (Prima dell’amore, n. 24)

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Volti al buio

Vasi ricolmi, a sera
di crisantemi appassiscono
mentre tu osservi
la tua muta ombra segnare il muro.

Tre minuti in genuflessione
di fronte alla sua luce
che ha colorato lo sguardo incerto.

E tramonta un riflesso
sui fogli umidi
su cui si appoggia su cui dorme
un Sogno Svanito.

Passano a due a due
le donnette davanti al confessionale:
una corsa inarrestabile
che se ne va
e a due a due si arresta
per rifuggire da chi sa che.

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Il cappellano del convento
ha sfiorato un seno bagnato
ha carezzato una guancia tumida:
la pagina del breviario.

E’ notte per i Senza Scopo
che camminano su e giù
per le banchine ghiacciate;
il naso è rubizzo di una donna
in tre attimi che si seguono:
inverno negli occhi appariva e scompariva
e mute folle davanti
e la noia del nostro mondo.

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Io ho smesso di aspettare
nella sedia a dondolo
ora il ghiaccio ha lambito
la mia finestra
il momento atteso
non verrà più
non verranno più
i tuoi grigi occhi
a consolare le ore di silenzio.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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La nostra storia (Prima dell’amore n. 23)

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La nostra storia

Ho scritto e riscritto tante volte
la mia storia la tua storia
la nostra storia.

Un bacio vicino al fiume
in una barca la dichiarazione…

Storie che si raccontano
dappertutto:
i tuoi baci
i tuoi capelli
i tuoi occhi
il tuo sorriso
il tuo naso…
e, dimenticavo, anche
il tuo collo
le tue spalle,
le passeggiate
in su e in giù.

La strada non la vedevamo
il mondo
eravamo noi.

Storie che si raccontano
uguali alle altre: Tu sei bella
io ti amo
sei la mia vita
sei la mia morte.

L’ho scritta una volta
e ho riempito fogli e fogli
ho scritto
di te giovane di te innamorata…

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Ma ora
che siamo vecchi e palpitano
le vene invecchiate
non per le storie
non per l’amore.

Ora che il mondo
è amarezza
io di storie
storie e storie
non ne so scrivere più.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Una bella ragazza (Prima dell’amore, n. 22)

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Una bella ragazza

Una bella ragazza
non dovrebbe guardare un vecchio come me
e se escludiamo tutti in realtà
nostra moglie che non ci piace
nostro figlio che ci dà dispiaceri
nostra figlia che sbaciucchia nostro figlio
(dico nostro per dire
mia figlia che sbaciucchia tuo figlio)
se escludiamo le bruttezze
delle voglie
delle piaghe
delle rughe
e le bellezze di occhi giovani pieni di luce
in realtà
non vorremmo più
io non voglio
né vedere né essere visto
né avere pietà
né essere compatito.

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Ma se escludiamo tutto
tutto il resto
che mi resta di bello
se non guardare
ricordandomi le speranze
le vergogne le attese
i baci…
se non guardare dicevo
una bella ragazza?

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Chitarre scordate (Prima dell’amore n. 21)

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I miei genitori, 1959

Chitarre scordate

Chitarre scordate
che scherzano con la luna.

Nel bar si ride e si piange
fumando tabacco
tra sogni di belle donne.

Chitarre scordate
che scherzano con la luna.

(Luna estiva, bianca, pallida.)

Scordate chitarre
che con la luna scherzano.

Nel bar ora si ride soltanto
e si condanna ogni chimera.

Scherzano con la luna
chitarre scordate.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE (completamente riscritto e integrato da suggestioni parigine) 

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Un sole, un cielo rosa (Prima dell’amore n. 20)

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Un sole, un cielo rosa

Due passi tra la gente
non sentiti
un cappello
che invano si sporge tra tanti cappelli.

Un sole un cielo rosa.

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Un negozio
due negozi tre negozi
un supermercato una strada un magro
inutile pino
due passi tra la gente e spintoni
e sudore per traversare
la folla
di teste incappellate.

Un sole un cielo rosa.

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Una traversa
una palizzata un muro di cinta
una porta
un viale un ponte una casa.

Un sole un cielo rosa.

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Una stanza
una debole luce
un profilo un sospiro
due passi sul pavimento
scricchiolanti
un bacio frettoloso
un lamento
uno sparo.

Un sole un cielo rosa.

Giovanni Merloni

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Il pianto è quasi la morte (Nuvola 1967)

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Il pianto è quasi la morte (1967)

Il pianto è quasi la morte.

La ferita si annida nel bianco
annunciando la morte
una morte più bianca del bianco.

Ah, quanti ricordi
fa ritornare la morte!

Ma il pianto
si affonda subito
in pieghe più tristi
più oscure
più nitide
e profonde
in vicende remote
e straniere.

Oramai i suoi ricordi
non ci appartengono più.

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Si avvicina al suo letto
la morte
avanzando ad unghiate
col suo incedere lento
cancellato dall’erba.

É l’amore che arreca la fine
a quest’uomo che mai ha parlato,
che ci dice, con gli occhi,
« sto morendo da solo,
questo sangue mi sembra
nero, il cielo una nuvola
e l’amore soltanto
un riflesso sfocato ».

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Scende la sera
tra l’erba e le ortiche
venendoci incontro
con passo scandito,
canticchiando parole
così belle da ascoltare
così dolorose
da ricordare.

Ride la sera
come una fanciulla
e ci accarezza con forza
come una bella donna
poi ci trascina
come un fantasma gentile
nell’abbraccio più stretto
il più dolce.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 11 juillet 2014

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Quello che ho visto (Prima dell’amore n. 19)

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Quello che ho visto

Quello che ho visto
dell’imprendibile mondo
quello che tu hai letto della mia scoperta.

Quello che ho scoperto
da quello che tu hai letto
completamente diverso
da quello che volevo potevo dovevo
scrivere;

quello che io ne so
della vita e dell’amore
e della noia pigra e della morte

quello che io ne so
di niente di niente
il niente che io so
e quello che non conosco
i passi e lo stare fermo
con belle immagini e paesaggi
e gli occhi vuoti
limpidi
ciechi
lontani
vicini
stralunati
sfiduciati

questo niente che ho scritto
non è neppure il niente della mia vita
della vita di nessuno
non è il niente di nessuno

la vita non ha occhi
e probabilmente non passeggia
non guarda i paesaggi.

001_ce que j'ai vu

Quello che ho visto
non rimarrà
neppure per i miei occhi.
Scriverò forse
che era sera
il mattino.

Giovanni Merloni

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Mi avvicino a un muro di gesso (Prima dell’amore, n. 18)

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Mi avvicino a un muro di gesso

Mi avvicino a un muro di gesso
e mi sento uomo
a pensare il silenzio
a valicare l’orizzonte
coi miei passi.

Incontro per caso
una voce
che rimbomba gentile
nell’aria
una bocca socchiusa
due occhi profondi
che scrutano nel fondo
perduto
dell’orizzonte.

Ma l’amore non è qui
l’amore che ci serve
è lontano, si perde
oltre il primo orizzonte.

Io mi siedo
su un muro polveroso
distrutto
tu ti siedi
su due cuscini d’erba
ma l’amore non è qui.

E’ lontano l’amore
ci sfugge alla presa.

Mi alzo
e mi volto verso la luce
tu dietro
ti dissolvi faticosamente.

E io debbo valicare
il mio primo orizzonte.

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Giovanni Merloni

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Eccovi il mio cuore nero (Prima dell’amore n. 16)

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Eccovi il mio cuore nero

Eccovi il mio cuore nero
e le mie labbra nere
e il mio amore nero
io non voglio i vostri giorni bianchi
di cui indovino le parole
di cui immagino il corpo
la voce, gli occhiali, le unghie
gli incontri, le attese
la voglia di vivere, la noia.

Io non voglio saper niente
di quei corpi che si dimenano
sotto le gonne bianche
delle ragazze della domenica
che escono sfacciate da uno specchio
offrendo fiori su un marciapiede
di una città trafitta da luci bianche.

Io non voglio amare troppo
le rive bianche, le isole
franche, i pallidi rami
degli alberi, le fette
di torta, le valanghe.

Io non cerco nessuna rivincita.

Eccovi il mio cuore nero
ve lo lascio qui, su questo banco
il mio cuore nero di fumo
il mio cuore senza profumo
fuoruscito da un buco nero
in un giorno di nubi in branco.

Eccovi il mio corpo illusorio
per il vostro laboratorio
potete conservarlo in un corridoio
oppure gettarlo nel dimenticatoio.

Vi lascio il mio tempo nero
avrete tutto il tempo davvero
stando comodamente seduti
di accorgervi di un mistero
a forza di esaminare, di sezionare
il mio tronco e i miei rami neri
in mille pezzi neri.

A voi di studiare le diversità
le stranezze, i lati curiosi
che vi sarebbero odiosi,
il sesso dell’angelo
ed anche le invisibili asperità
che vi scolpirebbe Michelangelo.

Vi lascio il piacere
di scoprire i colori
le infinite sfumature
le molteplici somiglianze
le tante discrepanze
tra il giorno e la notte
la gioia e la noia
tra le vostre maniere da ministero
e questo cuore mio nero.

Giovanni Merloni

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