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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives Mensuelles: juin 2014

Davvero nessuno, 1965 (Ambra n. 47)

20 vendredi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_vraiment personne 01 180

Davvero nessuno

« Qualcuno è morto.
Ha due segni sul labbro,
solo ieri è caduto. Da allora,
non si è più rialzato » :
me la porto così,
dentro me,
senza mai guardarla
negli occhi,
la buffa storia
della mia morte.

Per sopportarla,
mi calo una benda
sulla fronte,
immaginando che intorno
non ci sia
nessuno.

Davvero nessuno.
Quando le mani
saranno chiuse,
quando le voci
saranno spente, la mattina
non porterà più colazioni
sul suo vassoio
di luce.

Davvero nessuno.
Un pò strano, per me
che odio la solitudine,
il silenzio del cuscino
l’assenza di passi.

Oppure ci sarai tu
ma taceremo,
per paura che l’amore
si spezzi, o sparisca
in sconosciuti sentieri.

Nel silenzio, i ricordi
gonfieranno i tuoi occhi
la nuvola chiara
dei tuoi capelli,
ed il sole durerà,
ancora un poco.

Oppure ci sarà
troppa luce, o troppo
buio. Guardandoti,
sarò trasparente,
come una foglia.
Parlando a me stesso
(per sgridarmi,
per consolarmi)
sarò invece arcigno
come un macigno.

002_vraiment personne 02 180

Davvero nessuno.
Troppo tardi qualcuno
ci regala una strana
impraticabile libertà
di amarci. Ma adesso,
nella penombra
dove tu aspetti
e mi guardi assorta,
ti sei bene accorta
che la vita,
d’un colpo sparita,
era, davvero, esistita.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

La periferia accende luci smisurate, 1965 (Ambra n. 46)

20 vendredi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

≈ 2 Commentaires

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Ambra

001_banlieue 180

La periferia accende luci smisurate

La periferia accende luci smisurate
coprendo di bagliori le palazzine morte
tra terra e asfalto
tra rovi e colline di rifiuti
tra cimiteri e bambole impiccate
coprendo di fumo
il tramonto e le luci
lontane della città.

Nei tanti suoni della strada
ho cercato le nostre due voci
che camminavano con vestiti leggeri
e ridevano mangiando gelati.

« Tu, veloce soffio di fiori acerbi
ferma, solenne e tranquilla
come le feste organizzate
da altri
eri mutevole
come una stella, dolce
come un passo, bianca
come un sasso di gesso
abbandonato nel mare. »

Sono stato inghiottito
da una terra infame
dove il tuo corpo
apriva gli occhi di gatto
nel buio degli alberi
appesi al cielo.

Sono stato catturato
da un abbraccio violento,
senza confini
dove non si provava nulla
dove si provava tutto
e sono sprofondato con te
dentro un dialogo strano
di vetri appannati
di vestiti che ci lasciano nudi
ubriachi, vivi, infuocati
nella lotta, addormentati
nei lunghi baci della notte.

003_lautrec 180

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Ombre rosa e celesti, 1965 (Ambra n. 45)

20 vendredi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_des ombres 180

Ombre rosa e celesti

Ombre rosa e celesti
nascondono i contorni
della città. Le case
vocianti si affidano
alle vele viola della notte.

Nella stanza bianca
una polvere soffocante
prosciuga gli occhi.

La gente, sospesa
sul limite della sera
vorrebbe decifrare
quella parola
rimasta chiusa
nelle labbra.

Nessuno si accorge
che quel corpo già grigio,
affidato ai goffi sponsali della morte,
ha indossato un vestito
elegante
per inseguire la città.

Come un burattino
se ne va ancora in giro
senza più parole
senza più timore
con l’autorevolezza
di chi è riuscito
a passare di là
oltre il muro,
scivolando
nella lunga strada
illuminata.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Mi sono accodato a una fila di passi, 1965 (Ambra n. 44)

20 vendredi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

002_bruttina portastracci Iphoto 180

Mi sono accodato a una fila di passi

Un morto è portato su una carrozza
e un fiore si spegne con lui sul suo legno
e due donne di nero.
E un lungo corteo ogni giorno.
E ogni giorno un lungo corteo
che segue col morto la morte

Vont sur la plage
Vont, pâle ermitage
Vont, ils suivent un mort
Vont pleurer son sort.

Mi sono accodato a una fila di passi
non vedendo il principio né la fine.

E’ doloroso più della morte
ridare ad un corpo il suo nome
a ciò che è rigido, immobile, vuoto
l’immensa soddisfazione di seguire funerali
di acquistare corone di fiori e vestiti di nero
l’enorme piacere della vita.

Ma chi ci abbandona si porta via tutto
affonda le sue mani stecchite
nella nostra memoria. E ci invecchia.

Così siamo più preparati
a sapere che saremo soli.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Rinchiudete in quattro linee precise, 1964 (Ambra n. 43)

20 vendredi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_Renfermez

Rinchiudete in quattro linee precise

Rinchiudete in quattro linee precise
un tuffo di sole intenso
un miscuglio di colori
e gettateci volute di fumo
di cenere di sorrisi
poi dimenticate
perché siete lì,
cominciate a pensare
o meglio lasciate scorrere
in libertâ
i pensieri come parole.
Poi ridete.

Perché la vita è meravigliosa.

002_Renfermez

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Un uccello azzurro, 1975 (Ossidiana n. 38)

19 jeudi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_donna con uccelli 83 a iPhoto 180

Un uccello azzurro

Un uccello azzurro
nella tua mano.

Un orizzonte accecante
sulla tua bocca.

Un sospiro
di rami gialli
tra le tue gambe
assonnate.

Un disegno
di ricci di carta
sui tuoi occhi
sulle tue guance
sui tuoi
immobili
gesti.

Un mio
piccolo
regalo
sul tuo petto.

Il mio piccolo cuore
nel tuo abbraccio.

La mia breve vita
nel tuo volo.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

Questa poesia è protetta da ©Copyright

« Papà è morto », 1964 (Ambra n. 42)

17 mardi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_papà è morto 180

Papà è morto

“Uh! Uh! Uh!
Che storia triste!
mi fate piangere i bambini”
disse la gran donna
tenendoseli al petto.

Chiuse la televisione, si sistemò
a gambe larghe sulla poltrona.
“A letto, a letto, mamma
deve leggere!”

I bambini hanno
aperto e chiuso le mani:
“Buonanotte”.

La camera si è chiusa
“Ma quando torna, papà?”

“Papà è morto”
dice la ragazza più grande.

La mamma, santa donna
è andata ad aprire la porta.

È  entrato un omone
che subito si è affrettato a pagare
ma poi non la vuole
nemmeno baciare:
“Sarai certamente malata”.

La mamma non ha voglia
di litigare, ha sonno:
“State buoni bambini”.

(Ma quello è violento
quel giorno, al lavoro
l’hanno maltrattato.)

La madre accasciata
vorrebbe gridare
ma non può parlare
ha un nodo alla gola
e inscena una scena.

002_papa est mort 180

E ora la strada è lì dentro
le luci più forti
(mai accese prima d’ora)
esplodono nella stanza
come spari…

E lei non vede più nulla

“Papà è morto”.
insiste la grande.

I bambini storditi
hanno aperto e chiuso le mani.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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La polizia sfondò la porta, 1964 (Ambra n. 41)

16 lundi Juin 2014

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Ambra

001_la polizia sfondò 180

La polizia sfondò la porta

La polizia sfondò la porta.

Li trovarono abbracciati, nel letto.

Interdetti
si fermarono a guardarli:
ancora, nella morte, si parlavano.

Stropicciate
in un foglietto, spuntavano
le loro disposizioni.

(E pensare
che la casa non era ancora sistemata
mancava una rata alla macchina
e neppure di fare all’amore
avevano finito).

(Forse pensavano
che nessuno li avrebbe sorpresi
così tanto felici).

Non osarono dividerli.
Tutti i reporter annotarono
sui loro taccuini
quella fine violenta
saltata dentro da un foro
della tenda stracciata.

Sono così diversi,
uno dall’altra:
a lui penzola fuori un braccio
e gli occhi, orribilmente aperti
sono silenziosi, mentre lei
è ancora tesa a parlare
(con quel seno blu
quei piedi di statua).

Di lì a un momento…

Ecco
prima di quel tremendo frastuono
lui avrebbe forse
fatto in tempo a dire:
« No, guarda, ripensiamoci
non ha alcun senso
morire di felicità… »
mentre lei
(languida o isterica)
avrebbe di sicuro inghiottito
quel nodo di saliva e di pena.

002_la polizia sfondò 180

Di lì a un momento
sarebbero morti
ugualmente
faticosamente
giorno dopo giorno
nel seguito oscuro
di una vita difficile : è duro
farsi accettare
dal mondo.

La porta restò chiusa
sigillata come un pacco:
nella casa vuota
oramai schedata
dal resoconto rituale
ritornò il silenzio notturno
appena interrotto
dal va e vieni
dell’ascensore.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Cielo separato (Nuvola, 1966)

14 samedi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Nuvola

001_Parigi 1988 180

Cielo separato (1966)

Cielo tranquillo tra le ringhiere
separato impercettibillmente
come te da me.

Sono solo e mi addolora
saper che niente più posseggo.

Cielo disperato tra le fronde
separato dolorosamente
come te da me.

Sfiorandoti con una parola
ho distrutto ogni verità.

Cielo inerte tra i tetti
separato malinconicamente
come te da me.

Ho ucciso la conservazione
la stupida banalità degli istinti.

Cielo morente tra le case
separato violentemente
come te da me.

Sono uscito scalzo nella via
per gridare il tuo nome.

Cielo resuscitato tra le mani
ritornato impercettibillmente
come me da te.

002_Parigi 1988 180

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 14 juin 2014

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Nella mattina già stanca (Roma, 1993)

07 samedi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

001_disegno signora 180
Nella mattina già stanca (1994)

Nella mattina già stanca
la mia fragile anca
si trascina. Mi rinfranca
l’esile fumo che arranca
ingiallendo da manca
l’orizzonte che imbianca.
Lì, buttata su una panca
una donna nera e bianca
mi rivela una cianca.

Ho fermato il motore
chiuso a chiave il rossore
annusato l’odore
aspettando il bruciore.
Non si parla di onore
o di sfogo al languore.
C’è soltanto stupore
per siffatto splendore.

002_campo de fiori anni 80 180

Entra dentro la vigna
la ferraglia matrigna
sorprendendosi arcigna
nell’afrore di pigna.
La ragazza ferrigna
mentre il corpo digrigna
desolata sogghigna
ricordandosi niña.

Silenziosa campagna
dolcemente accompagna
forse nenia o anche lagna
l’ispirata compagna.
Calda pioggia ci bagna
mentre il corpo guadagna
una danza di Spagna.

003_campo de fiori anni 80 180

Son tornato correndo
vomitando, ridendo,
sorprendendomi orrendo
nel piacere tremendo.

Non mi sembra più stanca
questa faccia ormai bianca:
giovanil si rinfranca
la mia voglia che arranca.

E correndo da manca
io ritorno alla banca.
Qui, premendo sull’anca
con la voce che sfianca
urlo: “L’ho fatta franca!”

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 7 juin 2014

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