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il ritratto incosciente

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il ritratto incosciente

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Non so proprio, 1973 (Stella n. 8)

17 dimanche Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

non so proprio 740

Non so proprio

Insieme ad altri giorni
che si rotolano nella sabbia
il viso marrone
i denti luminosi
i capelli appiccicati
anche oggi sto fermo e mi sconvolgo
mi rigiro come nel vomito
affacciato a lambire la terra
il fango
le scie di ruote claudicanti.
Anche oggi conosco lo stupore
di fronte al silenzio di fuori
di fronte al calore di parole di dentro
al calore infuocato di versi
di cenni maldestri
di inviti alla compiacenza
alla cosiddetta pace umana.
Sono più solo e curvo
più bello e lucido
più sofferente e madido
di acqua di pianto.
Il mio male è la morte
è l’essere prigioniero
è l’essere onesto, morale
laborioso
e la voglia di rubare
di essere steso e Ricco
è l’essere pensoso e concitato
stanco e attento
nevrotico e sonnolento
è l’improvvisa furia di nuove cose
di nuove terre, di nuove donne.
È la mia intimità estroversa
la mia sofferenza
trasformata in gioia
la mia pena spiata
e copiata su un piccolo foglio
o scolpita su un nastro di parole.
E so tante cose
pure belle
tante storie e films inventati
e voglia di sedersi
intorno a un disco
e tacere come indiani.
E so anche tante croci
passi che si ascoltano
che ritornano indietro
incubi dell’entroterra
che sono nati là,
tra le case
oltre il vento.
La mia città mi imprigiona
e la gente mi guarda e non mi vede:
questa è una fortuna.
Sono solo tra gli altri
solo perché non so rubare
non so tradire
non so scappare
non so essere un olivastro
venditore di fumo.
Perché non so vendere
che la mia ingenuità
il mio estro fuori tempo
la mia gioia per la vita
in soldoni
le mie energie di vita
forse del passato
un passato provinciale.
Non so esistere
avere un viso da personaggio
non so essere nemmeno
veramente maldestro
non so proprio.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Easy rider

16 samedi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Luna

042_easy rider 740

Easy rider (1977)

Al galoppo, nella gola orizzontale
tra due rocce scure, scivolose
senza più niente addosso
a parte la camicia sgualcita, puzzolente.

A vent’anni, a tredici forse
avevo già immaginato tutto questo
e siccome i bancari sono i più brutti
avevo sognato una vera rapina
con la fionda, una grande motocicletta
e due ore di zanzare sotto una finestra
a scoprirsi guardone di un coito tra vecchi.

Al galoppo, su un monopattino d’acqua
ripetendo una canzone a memoria.
« Quando arriveremo a Yuma » il cielo sarà uno schifo
gli alberi un colabrodo di spari e mia nonna
ricamerà una maglietta con su scritto Far West.

Una sera, seduto alla scrivania di un ministero
parlerò a una dattilografa o a un muro
racconterò gli anni del liceo
i golfini stirati e il fazzoletto sporco
gli amici pipparoli, le professoresse tremanti
e poi le vacanze sui tandem
la spiaggia di Cesenatico, la mia vita insomma.
Tutto quello che accadeva prima
dissipando, accumulando
masturbando, copiando, ridendo, vomitando.

Una notte, dentro un autobus che gira sempre
camminerò con la notte
con in tasca i tuoi merletti e i tuoi fiocchi rubati
e comincerò a star zitto
e comincerò a star zitto
e comincerò a star zitto.

Giovanni Merloni

De « Il treno della mente » (« Le train de l’esprit »), Edizioni dell’Oleandro, Rome 2000 — ISBN 88-86600-77-1

TEXTE EN FRANÇAIS 

 

Guarire

15 vendredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

041_guérir_740

Guarire

Guarire.
Poltrire, bere, riposare
smettere di vagare, addormentare
il corpo tra voci care
mangiare, aspettare
cercare di capire, cercare di guarire;
socchiudere gli occhi, verso il sole
aprire, di nascosto
la porta segreta del cuore:
uscire senza aspettare
viaggiare senza vagare
andare senza ritornare
incontrare case di calce e legno
prati da disegno
album da riempire di storie da raccontare
soltanto a te stesso.

Guarire.
Rompere il cerchio
delle mura assediate
con una sortita elegante e sorniona,
nascondendo il sorriso
fingendo un ghigno di dolore.

Rompere la nuvoletta cupa.
Uscire nel mare, a larghe bracciate.
Con la testa sollevata
cercare una spiaggia verde
dove il corpo si perde
dove la mente si raccoglie
e la matassa lentamente si dipana.
Inviare cartoline
da un’isola segreta
“Saluti a tutti. Io sto bene”.

Giovanni Merloni

De « Il treno della mente » (« Le train de l’esprit »), Edizioni dell’Oleandro, Rome 2000 — ISBN 88-86600-77-1

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication 16 janvier 2013 et Dernière modification 22 janvier 2013

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Che cosa dà senso, 1973 (Stella n. 7)

14 jeudi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

quel est le sens

Che cosa dà senso

Che cosa dà senso
a questo non senso
che è una vita?
a questo segnare
profondamente
per sempre
un solco invisibile
tra i sassi e la sabbia
proprio lì dove sputa la pioggia
dove si rotola il vento?

Che cosa dà senso
un vero senso
a questo stringersi
spasmodico e romantico
parlandosi
di sogni di segni
di luci di passi
di voci?
Perfino il tuo sguardo
l’avevo inventato
disegnato scolpito
me ne ero innamorato
o solo invaghito
solo un pò.

Io oggi sono
un personaggio
o soltanto la sua voce
(una voce eco)
io sono un passo disperso
sconvolto disunito
un passo stanco.

Domani sono nuovo
come un uovo
denudato lavato mi scopro
mi dò un senso
o almeno un pretesto
per spingermi fuori.
Poi, mi trovo
mi ritrovo nell’aria
imbambolato e insensato.

Domani sono vecchio
o soltanto pensieroso
noioso bavoso ritroso
solitario
bibliotecario questionario.

Quale senso a queste parole
a tutte queste parole
che vorrebbero dare un senso
a cose che non l’hanno ?
Quale senso a queste voci
a tutte queste voci diverse
a questi rumori appiattiti nell’ovatta
per rispondere all’eco
di una sola voce, di un solo rumore ?

Non sono un nichilista
anzi mi impegno
partecipo
mi unisco in matrimonio
con te, poi con te
bruna bionda chiara scura
dolce cattiva
simpatica fredda
lontana vicina
timida sfacciata
scombinata
organizzata.
Anche tu non hai senso
o ce l’hai
evidentemente
se mi piaci.

Parlandone ancora
arriveremmo alla verità
che sarebbe però
ciò che è vero per me
e cioè
ciò che penso
senza senso.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Gloria (Zazie n. 1)

13 mercredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

agora couverture 2012001

Gloria

Che ti devo dire?
Ci ho provato.
Ho detto una fortuna
essere passato
senza averti incontrato.
Ma stasera
appena mangiato
ho ficcato la testa nella luna
e con te ho dondolato
(con te mimosa
dell’otto marzo
con te macchia d’olio
sul succinto abito rosso
con te attenta pescatrice
col naso nel mio acquario).
Con te ho penzolato
disprezzando la fortuna
di non averti incontrato.

Giovanni Merloni

TESTO EN FRANÇAIS 

LA GLOIRE D’UN CHEF INDIEN

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Ho confuso il tuo nome

11 lundi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Solidea

isola verde_verde-def 1_740 Ho confuso il tuo nome

Ho confuso il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
con parole senza nome, con gesti senza nome.

Ho camminato, sbilenco
sempre stanco, mai stanco
sentendo al mio fianco il tuo corpo bianco.

Ho cercato i tuoi occhi, i tuoi dolci occhi
in una penombra coi fiocchi
in una mattina senza rintocchi.
Disperato t’inseguivo: il tuo nome
spariva nella via senza nome.
Ho aspettato la notte infinita
il buio silenzio tra quartieri senza vita :
lontana, lontana la nostra partita
e una voce appassita
insisteva: è finita, è finita.

Ho sognato il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
doloroso nome, silenzioso nome
arrembaggio delle mie braccia e gambe senza nome.

Ho baciato il tuo nome, leccato il tuo nome,
penetrato il tuo nome
inghiottito il tuo nome, vomitato il tuo nome
amato il tuo nome, celebrato il tuo nome
seppellito il tuo nome, riesumato il tuo nome
dimenticato il tuo nome, ricordato il tuo nome
abbracciato il tuo nome, carezzato il tuo nome,
spogliato il tuo nome, mordicchiato il tuo nome
strapazzato il tuo nome, incartato il tuo nome
scartato come un pacco il tuo nome
stretto tra le braccia, tra le gambe il tuo nome.

Ho confuso il tuo nome
dolce nome, selvaggio nome
con parole senza nome, con gesti senza nome.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première publication et Dernière modification 11  février 2013

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Cara amica, 1973 (Stella n. 6)

06 mercredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

chère amie

Cara amica

Cara amica
virgola
io vorrei cominciare
e finire un discorso
che non sia troppo invadente
o evasivo
virgola
perché
virgola
io ti penso spesso
anzi sempre
punto.
Ed anche se so
di non essere stato
all’altezza
né regista né attore
né comparsa
e nemmeno suggeritore
virgola
ti ho sinceramente
e profondamente
virgola
anche se col sorriso
un pò ebete
sulle labbra
virgola
amato
punto.
Ma l’amore è come una testa
virgola
da tenere in esercizio
altrimenti
apriamo parentesi
ricordo anche se
non amo ricordare
e le cose belle fanno
forse
più male di quelle brutte
chiusa la parentesi
altrimenti
dicevo
come i fiori del puzzle
straripa come un vomito
ingoiato dal lavandino
e si perde
come una penna Omas
chissà dove
punto.
E allora
punto interrogativo
mi domando
se riversare fuori
come un cancro
la mia angoscia
sia utile
a qualcuno
più di un silenzio definitivo
e buio
sulla tua immagine cara
punto.
Mi domando
virgola
appassionato da queste ore
insopportabili
virgola
chi mi autorizza
la stupidità l’essere sciocco
insulso
ridicolo
e un pò pazzo
virgola
perché forse
pazzo non sono
ma innamorato
puntini puntini.
Ma è in fondo una cosa mia
che non sarà mai di altri
punto.
Ecco la mia risposta
virgola
nella speranza
di essere accettato così
come un ospite frettoloso
e subito dimenticato
come una brutta storia zodiacale
punto.
Io ora esausto
virgola
incantato a guardarti
dietro questo foglio
ma serio
sul serio
virgola
ti dedico quello che da oggi
saprò fare
del mio meglio
punto.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS 

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Quante parole, 1973 (Stella n. 5)

05 mardi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

combien de mots_740

Quante parole

Quante parole
cominciate per stanchezza
quante parole parole parole
per dirci quanto
ci è mancato di noi
di me di te, di te di me
di ieri e di oggi.

Quante parole per dirci
il bisogno di credere giusto
questo nascondiglio
di credere giusto
questo silenzio di baci.

Quante parole
per dare forza
a una scelta non nostra.

Quante parole
difficili e bizzarre
abbiamo inseguito
per celare l’orgoglio
l’imbarazzo, la gioia dell’incontro
il dolore della solitudine
la pigrizia dolciastra
del ritorno a casa
da lei da lui, da lui da lei.

Quante parole inutili
per sentirci cinici, egoisti
vittime, eroi solitari
dediti alla musica del mare.

Quante parole
per falsare tutto
per finire poi in un nuovo
ordine di gesti, in un nuovo
vero freddo-caldo
colloquio di innamorati.

Quante parole
ormai lontane
in un silenzio scandito
da suoni rotti e piccole grida.

Quante parole,
dal profondo di una notte
che finirà in un altro letto.

Quante parole
Per lamentarci
di essere arrivati secondi.
per poterci promettere
ancora un poco
di quello prendiamo
come ladri.

Quante parole
ereditiamo
dalla nostra paura del buio
dalla nostra miserabile nobiltà.

Quante parole
entrano escono
dalle nostre bocche
dalle nostre labbra
entrano escono
dai nostri occhi chiusi
dai nostri cauti, addormentati
abbandonati
orizzonti lontani.

Giovanni Merloni

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Camminavo da solo col sole alla nuca, 1962 (Ambra n. 4)

04 lundi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

roma fiume Camminavo da solo col sole alla nuca

Camminavo da solo col sole alla nuca
distratto dal giorno.
Riflesso nell’ombra, in un muro
trovavo distesi i miei giorni
felici oppure copiati e di maniera
ispirati al grido del « pastore errante »
in un prato alle « cinque della sera »
(sentivo in me Pavese scontroso
e il suo amore deluso crollato per sempre,
poi parlavano in me Kafka e Brecht
e tutto cambiavano del mio panorama).

Fui ai piedi di una statua del Pincio
e sentii i miei passi ribellarsi
colorare di parole diverse
le umide case, i cori, i lamenti.

Sul Campidoglio cavalca Marcaurelio
e c’è tanta potenza nei suoi occhi :
Moravia, Pasolini e Carlo Levi
sono gli idoli di quest’ora.

Scontrato da un solito volto
che ha intorno quei capelli chiari
e nelle sue parole lontane
ho ritrovato quei passi tra l’erba
e quella insistente domanda.

Quel volto veniva con me, che mi manca,
e copio i suoi occhi
nel mare di voci immortali
(di Mann, di Camus e Bassani)
ora, per poco, mie.
omino verde 62Sciogliete quel viso
e scoprirete, vi dico
negli occhi decifrati la morte
(proprio lei vi parlerà
come una straziante sirena).

Mare immenso
ho capito il tuo sguardo
ho dipinto di nero un tramonto
che era chiaro
quel mare eri tu
nel suo volto ti ho riconosciuta
che parlava con dolci parole.

Odiarti ?
Sotto quell’orribile monumento
al Milite Ignoto
era certo più facile.
Io camminavo da solo la mia Roma
in cerca di te coi miei poeti
senza mai trovarti.
Ma invece
se per caso ti incontravo
mi davi fastidio
allora copiavo il fastidio
tra queste parole.

Ritrovavo i tuoi occhi
e ci guardavo dentro con molta fiducia,
(copiavo poi la fiducia)
raggiungendo oramai
l’esser solo del tutto, il piacere
di sprofondare il ricordo nei passi.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Io sono cresciuto, 1973 (Stella n. 4)

03 dimanche Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

j'ai grandi def Io sono cresciuto

Io sono cresciuto
dentro la tua piccola mano
sono scivolato lentamente
lungo il tuo collo bruno
e sono stato soffiato via
tra i moscerini della finestra
in un incomprensibile
pomeriggio di afa.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS 

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