La tenda nera, 1963 (Ambra n. 14)

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127_anna_silvana def 180La tenda nera

Ho tolto tutti i fili e le antenne
e il cielo è caduto giù
sono tanto triste
perché non ci amiamo

intanto
il vento mi secca le labbra
gli uomini si calpestano
il treno fischia sull’asfalto
le macchine stridono sulle rotaie

intanto
io cerco mancorrenti nella notte
e soffro per te di vertigini
(per te che non provi piacere a toccarmi)

intanto
la sera scuote nidi di aranci
e tu sfiori con le labbra la mia fronte
controvoglia

intanto
il vento bussa alla porta
e la montagna cade
sotto i nostri piedi

intanto…

Giovanni Merloni

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Il biglietto

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126_rita 1 180

Il biglietto

Somigli a un fiocco per lettere d’amore
a un domani aspettato
a un oggi sopportato.

Somigli a glicini e palme
a erba nel vento
a tramonti per mano
a disegni scuri
fitti di linee.

Somigli a una ragazza
che un giorno mi parlò al buio:
cose confuse, timori, amori
odori di vita stanca.

Somigli al sapore di un bacio gelato
di un sorso di ansia
di un piccolo
lento unico triste desolato
ritorno a casa.

Somigli a sere d’agosto
a parole tra i grilli
a sogni nella paglia
a racconti di festa.

Somigli ad un’attesa calma
palpitante, accesa
dolorante come una fatica.

Somigli ad una piuma nera
che vola
carezza libri e oggetti
e poi scende sicura
quasi densa e piena
come una nuvola
ma buona, senza minacce.

Che poi
scesa sulle cose
le invade e ne è presa
si confonde con esse
come una parola
dentro un lungo chiacchiericcio
come un muto nel silenzio
come un’ora di pace nel tempo.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Mi abituo a lasciarti, 1976 (Ossidiana n. 24)

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001_je prends l'habitude

Mi abituo a lasciarti

Un cielo cupo, sperduto tra le colline
festeggia senza bagliori la nostra
divisione.

Mi abituo a lasciarti
riempiendo di stanze
disordinate
la mia casa vuota.

(Ogni volta che sono solo
è per sempre.)

(Niente può essere restituito.)

(Nemmeno quella sera d’inverno.)

Il nostro respiro,
gettato sui cappotti, cercava
invano i nostri due corpi
imprigionati. Le mani gelate
sapevano solo
rincorrersi al buio,
le bocche avevano
fretta di tacere.

Anche quella ebbrezza
di sorprenderci travolti
è stata una prigione.
un angolo buio sotto il cielo.

002_je prends l'habitude

D’improvviso perdevo
l’amore. Trovavo,
al suo posto,
il silenzio,
la strana emozione
di sentirmi
maldestro e slegato
mentre
sotto il tuo sguardo
correvo senza senso,
lontano da te.

Eri la spiaggetta segreta
del mio corpo bagnato.

Ora te ne vai, forse
piangendo. Sobbalza
avvilito
il tuo strano maglione
profumato.

Giovanni Merloni

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« Quale destino ? », 1975 (Ossidiana n. 23)

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001_quel destin 180

« Quale destino ? »

Le lettere che mi scrivevi, le parole
su cui lavorare
per decifrare
quale destino.

L’attesa sentendomi solo,
da qualche parte
in una città d’estate.
La speranza-paura del nuovo
incontro
la minuziosa cura nella scelta
di un vestito
l’innaturalezza
dei movimenti. Il sogno
represso e guardingo
di un corpo dimenticato…

002_quel destin 180

Alienato al punto
di essere quasi indistruttibile
ma anche capace di qualche
atto di eroismo,
sono già pronto
a rivestirmi di una disumana
indifferenza.
Così mi ha reso la vita
che non capivo…

Mi chiedo mi chiedo
chi tu sia chi tu sia che mi tieni
in questo groviglio
di gesti insulsi…

Sto assaporando una sconfitta
e scopro di avere combattuto
senza convinzione
di avere tentato una inutile
sortita…

«Quale destino ? »

003_quel destin 180

Mi rispondo,
mi domando,
mi curo,
mi ammalo
mi nascondo,
mi mostro,
ma non serve a niente
questo stato di oggi
questo tourbillon da galeotti
in una giostra vuota.

Noi sbagliati,
noi contraddittori
noi ora buoni ora spietati
noi forse travolti
dalla confusione
di tempi non scelti, di viaggi
forzati, di destini
non discussi.

Noi stessi
con scrupolosa attenzione
mettiamo in crisi
un discorso appena iniziato
una carica di comprensione
una voglia di liberazione
un breve meraviglioso volo
tra i tetti…

Appena dietro gli isolati
dell’abitudine, vorrei farmi
riconoscere;
lì, io ti vorrei conoscere
davvero.

004_quel destin 180

Aspettando, mi avevi mandato
degli sciamani
che mi avevano portato
su un lago asciutto. Unico
impegno, guardare a sud-est
dove passa
la costellazione dei Gemelli.

E’ venuto il buio
e si è accesa la tua luce.
Ho smesso di chiacchierare
di prendere appunti
e ti ho « vista ».

Giovanni Merloni

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Ragionamenti, 1974 (Stella n. 29)

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125_ragionamenti 180

Ragionamenti

Ragionamenti
per districare la confusione
per ordinaire azioni immediate
per concepire separate
tante fatiche da sommare.

Ragionamenti
per liberarsi
da una mailnconia senza nome
per dare un nome
al dolore
alle vere cause…
per trovare risposte
quasi sempre sbagliate
però indispensabili
per ragionare ancora.

Ragionamenti
come tanti circuiti oziosi
per vincere l’ozio
di lunghe ore solitarie.

Ragionamenti
per arrivare a immaginare
un giorno geniale o folle
in cui il mondo cambia
per mano nostra.

Ragionamenti
per sentirci ragionevoli
intelligenti
vivi.

Ragionamenti
come scartoffie
sempre incomplete
sempre imprecise
liriche rappresentazioni
di situazioni
troppo particolari
goffe ammissioni
di debolezza
vanagloriose denunce
di scandalosi comportamenti
e disegni altrui.

Ragionamenti
ripetitivi, ossessivi
per smascherare un sistema
che non ragiona
o fa finta di ragionare
di grandi capi che non pensano
ma attivamente furbeggiano.

Ragionamenti
per riuscire a contentarsi
per continuare a vivere
come sempre
(anche noi, tutti noi)
senza ragionare.

Giovanni Merloni

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Si parte con gesti tetri, 1974 (Stella n. 28)

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124_jeanne et marcello 1 180

La notte di Michelangelo Antonioni !1961)

Si parte con gesti tetri

Si parte con gesti tetri
(così simili a quelli intimi!).
E quasi subito
Si passa alla complicità,
alla confidenza di parole
prima tante poi troppe
in un baleno
si passa
ai sorrisi alle carezze
ai sogni tra le righe di un discorso
lungo e largo,
mio e tuo.

Episodi come questo
si mangiano la coda
ci sorprendono, ci spiegano
la precarietà dell’amore
ma ci fanno lo stesso innamorare
costringendoci a soffrire, a capire,
a desiderare di fuggire
soli, insieme, lontano
dagli altri.

« Ora non posso essere felice
perché non so nulla di te.
Ora non posso pensare che a te. »

124_jeanne et marcello 2 180

La notte di Michelangelo Antonioni !1961)

Incontriamoci lo stesso, subito:
io mi chiamo episodio
che vive tra due parentesi
non lo vedi ? sono un soffio
una voce coperta dai rumori
una Skoda rossa d’occasione
perduta nel traffico dei viali.

Ci incontriamo stasera, davanti
a quel gran manifesto:
sei tu quella lì tutta seria ?
sei tu quella lì che sorride ?
Mi fai quasi paura, per questo
ti sorprendo da dietro le spalle
facendoti « bu ».

« Ora non posso essere felice
perché non so nulla di te.
Ora non posso pensare che a te. »

Giovanni Merloni

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Vorrei descriverti in un solo disegno, 1974 (Stella n. 27)

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123_je voudrais décrire rouge 180

Vorrei descriverti in un solo disegno

Vorrei descriverti
in un solo disegno
o ragnatela, o nebulosa, o scultura
e immortalare
il tuo sguardo limpido
i tuoi colori giustapposti
tra la pelle e i capelli.

Vorrei saper disegnare
perfino le cose che pensi
che fingi di pensare
le cose che ricordi
o fingi di sperare.

Mi si aprirebbero allora
colline e geli e scalmane
e vestiti messi e tolti
con semplicità, con indifferenza.

Mi si chiuderebbero gli occhi
sul tavolo da pranzo
di due amanti agitati
sul cibo sbocconcellato
sui sospiri caldi
sbriciolati
sulla dolce sospensione
tra il nostro nido e il mondo:
dentro gli specchi e i mobili vecchi
fuori l’odore di un abbraccio
nella terra distesa
il sospiro confuso
di un dialogo senza fretta
tra le case e l’erba.

Ma dovrei, prima o poi
smettere di descriverti
e riporre il disegno
in una ragnatela, in una nebulosa,
in una scultura, tanto ormai
farebbero parte integrante di me
il tuo sguardo limpido
i tuoi colori giustapposti
tra la pelle e i capelli.

So che adesso di certo
camminiamo e corriamo
sempre insieme. Se ci dividiamo,
ci voltiamo ben presto
a guardare.

Da lontano
vediamo sbocciare
un mondo di cose inaspettate
di nuovi fastidi da dimenticare
di nuove gioie da sopportare.
123_je voudrais décrire coloré 180 girataNon mi serve il ritratto
sei venuta tu, qui
improvvisamente
là dove io ti aspettavo
senza neanche accorgermene
amore mio.

Giovanni Merloni

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Vedi? Il disordine più totale avvolge la stanza, 1974 (Stella n. 26)

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122_mentre ridotto 180

Vedi? Il disordine più totale avvolge la stanza

Vedi? Il disordine più totale
avvolge la stanza.
Da fuori il chiasso
di rumori sovrapposti
penetra furtivo, mescolandosi
alla lama di polvere d’oro
come una freccia di parole
scorrevoli, disoneste:

andando, venendo
rubando, regalando
vivendo, morendo
ansando, riposando
amando, fuggendo
correndo, dormendo
io e te un giorno
siamo cambiati.

Mentre l’abbandono
a lungo teorizzato
oramai indiscusso
mi addormenta
cedo volentieri
alla ritrovata pigrizia
all’inseparabile veleno per topi
alla malinconia, all’angustia
finché spunta improvvisa
la vergogna
(un po’)
per queste ore non raccontabili
per questo riandare di sensazioni
fastidiose
per questo autolesionarsi
per gioco:

andando, venendo
rubando, regalando
vivendo, morendo
ansando, riposando
amando, fuggendo
correndo, dormendo
io e te un giorno
siamo invecchiati.

(È possibile che se ne muoia,
che altri se ne commuova
che la vita fuori continui
fino all’estinzione dei rumori
e al dissiparsi dell’estate
nelle ombre di larghe
foglie secche).

Tra questo groviglio di pensieri
monchi
e queste pene solitarie
la sola vista di un disegno
intricato e confuso
mi riporta alla mente
la disperata voglia
di uscire dal sonno
per trovare la forza
(di nuovo)
il distacco
la serena compostezza
di andar vestito di ingenue voglie
tra facce adulte:

andando, venendo
rubando, regalando
vivendo, morendo
ansando, riposando
amando, fuggendo
correndo, dormendo,
io senza di te
sono un disastro.

Giovanni Merloni

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Comincia la schermaglia, 1974 (Stella n. 25)

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121_fauteuil 180Comincia la schermaglia

Comincia la schermaglia
delle tue parole taglienti
delle tue lucide analisi
dei tuoi appelli alla coerenza.

Mentre mi rintano
nel silenzio strano e ben noto
di uno specchio in penombra

e mi ricordo
del vecchio comò
dei ritratti ingialliti
dei capelli bianchi
appiccicati alla spazzola nera

e sobbalzo all’eco
dei richiami dell’arrotino
sommersi dagli spruzzi
sulla strada bollente

mi sovviene, in blocco
tutta la mia vita

(dovrei raccontartela
perché si vesta di un nuovo senso
perché si spogli della tua misura).

Riparte la schermaglia
della tua giovinezza
del mio velleitario cinismo
gloria e vanagloria
di un uomo
che assiste come spettatore
distaccato e sconvolto
a una tragica
nascosta illusione.

Oramai non ti aspettavo più.
Entra, dài! Che fai
lì sulla porta?

Giovanni Merloni

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