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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives de Tag: Zazie

Quella gioia fuggente (Zazie n. 17)

04 jeudi Déc 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_palloccosa def 180

Quella gioia fuggente

È possibile ricostruire
il mondo di fuori
anche in prigione

ma ci vuole una fatica
immensa
ogni parola un giorno
del calendario
un segno su un muro
sempre più nero

costruire
come facevo da bambino
un capanno tra i rami
un soppalco segreto
senza le ragazze

è possibile vedere
prima di dormire
tante persone avventarsi
tra i suoni indistinti
rimbombanti
sul cuscino

e poi, d’incanto
come una domenica
in abiti freschi e puliti
rivivere in un istante
la mia storia
prima di entrare qua dentro
gli ultimi gesti
di una follia e di un dramma
che avevo subito
senza capirlo.

È possibile capire,
da qui dentro
questa rinuncia,
capire perché
tutto ciò sia avvenuto

perché
non ti sono corso dietro
e non ho lottato
contro la violenza del mondo,

perché
non ho rubato
distrattamente
allegramente
senza sensi di colpa
quella gioia fuggente,
inafferrabile
oramai.

Giovanni Merloni

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Mi sei vicina (Zazie n. 16)

02 mardi Déc 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_enigmistica 180

Mi sei vicina

Un suono di telefono.
Poi due parole scontate,
un tentativo di sopraffazione
finché io parlo e tu taci
oppure sei tu che mi parli
e io credo davvero
di sprofondare.

Eppure mi sei vicina.

Non potrò mai scordare
le tue parole:
«Va bene, raccontami qualcosa»
«No, non di te… né di me»
«Basta, non voglio più
parlare».

Mi sei vicina
perché spero i tuoi baci
perché se sei seria, o anche cupa,
dentro di me tu ridi.

Anche se sei lontana
tu sei vicina.

Vedi, non c’è più
neanche una briciola
di orgoglio. Invece
di ucciderti nel mio cuore
invece di tradirti
io ti inseguo.

Vedi, sei qui, scolpita
in mezzo alla fronte,
nell’unico punto
dove arriva la luce.

Mi sei vicina.

002_ceramica nb paolo 180

Paolo Merloni, Disoccupato, ceramica, 1998

Giovanni Merloni

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Uno sguardo ambizioso al di là (Zazie n. 13)

04 lundi Août 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_un regard ambitieux a 180

Uno sguardo ambizioso al di là (2014)

I
Uno sguardo ambizioso
rimpallato da una vetrina
nel rimirarsi capriccioso
del mio cappello.

Una lunga passeggiata
quasi una scampagnata
ci accompagna, che facilità
giù giù nel cuor della città.

Intanto il marciapiedi
non la smette di mostrare
il volto tetro del quartiere,
il popolo senza mestiere
i disperati senza arte
né parte, i disgraziati
in disparte.

Intanto il metrò
non la finisce di strillare
vomitando folle
affaccendate
inghiottendo uomini
vestiti alla bell’e meglio
esibendo donne
appena svegliate, già stanche.

Fiduciosi avanziamo
aggrappandoci alla fortuna
alle piccole diversità
alle enormi differenze,
accettando, finalmente,
la contesa quotidiana.

Questo cuore immenso
che non smette di pulsare
è la città stessa. Un’ossessa,
l’invisibile guardiana
della nostra vita
intensa.

II
Che debbo fare
perché tu diventi
la mia città,
il mio corto o lungo
largo o stretto
marciapiedi
per arrivare di là?

Come posso
tranquillizzarti,
perché tu sia
davvero convinta
di porgermi una sedia
e di ascoltarmi, magari
distratta, mentre
rigoverni ?

Quante ferite, quanti
ricoveri, quante macchie
della pelle o dell’anima
debbo risuscitare
perché tu accetti
questo corpo ritardatario,
scampato per un pelo
a un’incresciosa disfatta,
questo cervello
saltellante,
che più non ricorda
dove ha mai messo i suoi
gloriosi trofei?

Cosa debbo esibire,
scavando nel passato
degli errori, delle private
virtù, perché tu inviti
(nelle tue sale di specchi
nei tuoi giardini frizzanti)
questo naufrago
della terra
ferma?

Quali accenti o tic
o gesti, quali pensieri,
quali sogni inconfessati
posso conservare
perché tu accetti
di rivolgermi la parola
magari camminando
sull’altro marciapiedi,
al di là della strada?

Giovanni Merloni

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Amore amaro di Ulisse (Zazie n. 12)

24 mardi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_siena duomo 180

Amore amaro di Ulisse (1975-2014)

Amore amaro, non mi lasciare!
Tonfo di solitudine,
non angustiarmi.
Cuore strozzato dal pensiero
delle sue gambe infuocate
non appassire.

002_siena campo 180

Amore doloroso, rifiutati
di inseguire invano
il ricordo dei nostri corpi
lanciati in abbracci ormai vuoti
perduti in baci dimenticati.

Amore in forma di fiore
regalato da nuovi spasimanti
consola pure la donna rimasta sola.
Ma ti prego,
smetti di profumare il suo corpo
addormentato, mescolandoti
alle foglie d’oro della collana
ondeggiante sul suo seno.

O rosa
colore del papavero
smetti di infilarti
in mezzo alle trine ricamate
sotto il suo vestito.

003_siena campo 180

Gonna un dì aperta
al mio corpo prepotente
non scomparire!
Non amare altri mariti.

Amore che resti avvinghiato
nel mio cuore
non ti avvilire, non mi tradire.

Amore violento, non ti scordare
di questa mano da accarezzare
di questa bocca da respirare
di questo uccello che ti ha fatto
volare.

004_san biagio 180

Amore smarrito nel dolore selvaggio
aspetta che torni
dal mio pellegrinaggio,
accetta questo mio languore
con un gesto d’amore.

Si può soffrire più che morire
andando in terre senza tornare.

Amore, amore, purchè sia amore
è dolce e bello anche aspettare.

Giovanni Merloni

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Caro mondo, 2014 (Zazie n. 11)

21 lundi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_joli monde001 180

Caro mondo (2006)

Caro mondo
sfiorato dai viaggiatori
inghiottito dalle nuvole
strapazzato dall’acqua e dal sole.

Caro mondo
incomprensibile bengodi dei balocchi
incorreggibile covo di ingiustizie
a chi troppo a chi zero via zero.

Caro mondo
unico e raro
e tanto caro
letto di Procuste
filo spinato
campo minato
ma anche prato
dove ha amato il soldato.

Caro mondo
dipinto su uno sfondo
colorato e fecondo.

Caro mondo
che si diverte un mondo
che riflette, in fondo
che talvolta va a fondo
in un pozzo senza fondo.

Caro mondo
biondo, immondo
(siamo sicuri che è rotondo?)
caro mondo iracondo
dove piuttosto mi nascondo
dove piuttosto affondo.

Caro mondo
dai tombini d’acqua sporca
risorgono stuoli di morti in fila indiana
tutti per mano come figurine di carta
insieme a topi e gatti e altri randagi.

002_joli monde002 180Cara terra
Inghilterra, Canberra, Volterra
si sferra un’altra guerra
cara terra che mai si afferra
dove il mio cuore si rinserra
dove la mia voglia si atterra.

Caro mondo di terra
se sorpasso Gibilterra
la paura mi afferra.

Cara acqua
sono un pesce fuor d’acqua
un lavandino che sciacqua
cara acqua che scialacqua
dove il mio vino si annacqua
e se non piove stracqua.

Caro mondo d’acqua
l’innocente portaacqua
finirà a pane e acqua.

Caro fuoco
incendio fioco, fatuo gioco
fuoco roco che dura poco
caro fuoco promosso capocuoco
dove brucia il pungitopo
dove muore il mio scopo.

Caro mondo di fuoco
ogni bel gioco dura poco
il mio letto brucia fioco.

Cara aria
Aulularia, Solaria, Bellaria
l’aria è bella perchéè varia
cara aria sommaria
dove muoio di malaria
dove il pino fa buon’aria.

Caro mondo d’aria
respirando come un paria
la mia vita è meno varia.

Cara luce
perla rara che brilluce
spaventapasseri e Polluce
cara luce che seduce
mentre fai lo sguardo truce
mentre io ti amo in nuce.

Caro mondo di luce
quei due corpi in controluce
non son oro che riluce.

Caro silenzio
Massenzio, Crescenzio, Terenzio
un ronzio turba il silenzio
caro silenzio tra fumi d’assenzio
tra le tue braccia sono Fulgenzio
tra le sue braccia sono Prudenzio.

Caro mondo di silenzio
viola violino violenzio
è bell’e finito il buonsenzio.

003_joli monde003 180Caro mondo
immondo, giocondo
furibondo, anacondo
caro mondo giramondo
dove non c’è mai fondo
dove niente è profondo

Caro mondo di terra e di luce
Caro mondo di acqua e di fuoco
Caro mondo d’aria e di silenzio
Fulgenzio seduce Bellaria
Scialacqua fa il finimondo col Cuoco
Polluce afferra Gibilterra.

Caro mondo girotondo
Caro mondo profondo
Caro mondo senz’aria e in controluce
Caro mondo biondo
Caro mondo sott’acqua e in silenzio
Caro mondo ti confondo
Caro mondo di cielo e terra
Caro mondo tutti giù per terra.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 21 avril 2014

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Per dirsi ancora addio (Zazie n. 10)

10 jeudi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_dopo l'addio001 grigio 180

Per dirsi ancora addio (2007)

Sto svenendo
aggrappato lo stesso
alla vita.

Ti ho lasciato infinite volte
pur ossessionato dal tuo dolore
dalla tua rigidità nella penombra.

Mi hai lasciato anche tu
cercando di farlo distrattamente,
senza patemi.

002_moufle 180Perché, si sa, “la vita continua”.

La vita si avvita
scavando ulcere
moltiplicando stomaci,
esofaghi, pancreas.

Scopriamo
(pur nelle nostre
carnali distanze)
che intanto s’è fatto buio
piove sempre, a dirotto
sulle gambe doloranti.

003_douches 180

Ora la vita sono altre storie
le facce nuove
i beati dolori stranieri
scivolanti senza posa
oltre il vetro.

004_boulangerie 180

Ci viene a trovare, la vita
con le sue leggere carezze.

Ci trattano bene
anche se siamo estranei
in questo ultimo ospizio.

Nessuno sa
delle nostre parole
pulsanti di vita.

Dopo l’addio dei corpi
le anime si cercano
affannosamente
per dirsi ancora addio.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 7 avril 2014

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L’arte dell’incontro « fatale », 2007 (Zazie n. 9)

08 mardi Avr 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_art r. fatale 000 180

L’arte dell’incontro « fatale » (2007)

Terribile incontro
in un pomeriggio
navigante tra fangose memorie
scivolose sirene
abbracci slacciati
dolcezze spietate.

Terrificante sproloquio
a te a me stesso
ai nostri sempiterni
verdi e stanchi
osteoporosi inchini
alla vergognosa bellezza
che non si può toccare.

Territorio aspro
selvaggia gimkana di vetri e profumi
sorriso e rossetto
sfiorato da un gesto ritroso.

Terriccio sul mio corpo
precocemente dolente.
Nei tuoi sospiri negati
nella censura delle tue promesse
nello slancio castrato
dei tuoi sorrisi
tu prigioniera
io aviatore in partenza.

Proprietaria di pagode
di ombrose case de tè
dolcissima assaggiatrice
di aspre cicute.
Vorrei disperatamente lodarti
inchinandomi a te
e non, viceversa
(tuttavia, ai sensi, sulla base
della legistazione vigente),
a un capufficio di gomma.

002_art r. fatale001 180

Vorresti condurmi
indietro in un passato vitale
avvilito delirante smemorato
prolifico reattivo taciturno
passato passato passato.
Anche tu stai passando
qualche centimetro più indietro
su un aereo ponte di barche
da una riva all’altra,
pensosa.

Giovanni Merloni

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Elogio del finestrino, 2014 (Zazie n. 8)

31 lundi Mar 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_disegno finestrino def 180

Elogio del finestrino (2014)

Mi piace guardar fuori
dal finestrino
affacciarmi nel vuoto
da una ringhiera
dal bancone dell’osteria

Mi piace dialogare
(seduto a letto
alle quattro del mattino)
con I fantasmi
che attraversano il buio
(mi piace sperare
che alla fine la notte mi porti
il suo agitato consiglio)

A forza di sporgermi
dai crepacci, dai ponti
dale torri ardite
giunge a un tratto il momento
che tutto diventa chiaro

noi capiamo chi siamo
che cosa dobbiamo fare
noi capiamo la vita
alla velocità del treno
e delle sue vocine…

Ma poi qualcosa
sempre ci distrae
continuiamo la vita
senza risolvere…

Guardiamo dentro
lo scompartimento
voltiamo le spalle
al panorama
ingoiamo dalla coppa gelata
il bicchiere di vino bianco
senza trovare il coraggio
di saltare
di afferrare l’occasione
di rinascere altrove.

Senza mai cambiare
né decidermi mai
i miei luoghi estremi
i miei pozzi-specchi
(il treno
la ringhiera
il bancone del bar
e questo buio profondo)
mi aiutano almeno
a sviscerare
ciclicamente
la vita.

Giovanni Merloni

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Destini incrociati (Zazie n. 6)

27 lundi Mai 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_jacqueline a roma_antique_740

Al momento della mia partenza per Parigi, nel 2006, una mia cara amica, una françese di Bordeaux, Hélène J., si transferiva, piena di entusiasmo, in Italia. Da allora, ogni tanto, ci scriviamo delle lunghe lettere un po’ strane, dove le nostre impressioni si incrociano, si mischiano e talvolta si scontrano, fortunatamente senza arrivare alla rottura.

Destini incrociati (per Hélène J.)

Hai visto, ad amare l’Italia
si affoga nelle parole
rozze e spietate.
Parole magari fatate, vellutate
scompagnate e zozze.

E’ un mondo di traslochi
e di giochi, hai visto.
Parole vocianti
di abitanti ambulanti
parole sottaciute
trinariciute, risapute
parole scanzonate
allineate appecoronate.

Sono anch’io per davvero
un italiano intero
balzano e sboccato
senza bocca e senza fiato
cui tocca parlar tacendo.

002_fiume in piena 740

Roma, piena del Tevere del novembre 2005

Hai visto, ci tocca
apparecchiare il mondo
di finta erba
rassegnati sederci
tra puzzolenti rifiuti
fingendo di mangiare
romanzi di marmellata
poesie all’arrabbiata
quadri invasi da foglie
in preda a velenose doglie.

Finché giunge un nuovo amore.

Mi basterebbe un piccolo
Progresso, un’aurea-e-mediocre
civiltà una sindacabile
giustizia una insindacabile
libertà.

Ringrazierei senza scongiuri
tutti questi che hanno lavorato
per noi, digiunato
per noi posteri accannati
facendosi scannare

Celebrerei con mille inchini
questi corpi evaporati
che hanno schiuso tunnel
di luce per noi ciechi.

Hai visto, Hélène
come è scesa in basso
la gratitudine : l’uomo collettivo
non è più faber
di cattedrali e di tomi.

E ora, ad amare l’Europa
incontinente continente
nudo alla mèta
un brivido corre
di freddo e di paura:
riusciremo a tenere a mente
e sotto braccio
la futura umanità
ideale
e internazionale?

L’Europa non è una passeggiata.

003_mamma 002 740

Roma, via Boncompagni

I nuovi barbari dell’occidente
dimenticano i nostri ponti
sul Gard le nostre Gioconde
le nostre bighe d’oro
il sangue nei rivoli di pioggia
l’anonimo e glorioso
lavorìo dell’umano istinto
di conservazione.
E noi analfabetizzati
dimentichiamo Voltaire
mentre ingeriamo mansueti
pillole di tivú nostrana
velenosa alla mente.

Non parliamo più, tra noi.
Festosamente fummo partoriti
nel vino e nell’olio. Ben
presto ci siamo americanizzati
arabizzati, giapponesizzati
imburrati e fast mangiati.

Né siamo stati capaci
di trattenere tra le dita
questa vita inaudita. Siamo
troppi e di troppo
rassegnati, perfino entusiasti
di starcene ammassati
in babeliche città
devote alla rischiosa bellezza
di una vulcanica vita
sull’orlo di un vulcano.

Indecisi se intraprendere un nuovo amore.

004_viaggio_009 740

Viaggio in Francia, 1958

Hai visto, ad amare la Francia
si affoga nelle parole
fatate e vellutate.
Parole magari rozze, spietate
zozze e scompagnate.

E’ un mondo di intendenti
e di competenti, ho visto.
Parole sibilanti
di fascinose cantanti
parole concitate
gridate, confessate
parole rivoluzionate
precise, precisate.

005_blaye 2006 740

Blaye, vista sulla Gironda, 2006

Hai visto, ci tocca
appallottolarci
in una Géode di finta erba
rassegnati sederci
tra gli invisibili fili
fingendo di consultare
romanzi color patata
poesie sapor carota
quadri invasi da foglie
in preda alle doglie.

Si chiama Francia il nuovo amore.

006_biscarrosse bar 740

Bar Saint-Ex, Biscarrosse (Aquitania), 1998

Giovanni Merloni

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Bilbao (Zazie n. 4)

15 mercredi Mai 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Zazie

001_le possédé 740Giovanni Merloni, Le possedé, gouache su carta, 2012

Bilbao (2013)

Una strada dopo un’altra strada.
E ci sei tu che balli tra la folla
indifferente alla musica che t’inonda.

Andiamo pure a Bilbao
a rovistare tra le oche
tra svolazzanti pensieri perduti.

Una piazza senza alberi, senza sole
avvolta in un profumo di desolazione
dove io mi nascondo per non soffrire.

Andiamo, correndo
dentro la nuvola di case
della città ricostruita in mente.

Un rumore di passi, un fragore di risa
su di me e sulla mia inadeguatezza
mentre tu balli nella musica inesistente.

Andiamo pure a Bilbao
dove la musica assolata
ancheggia tra i ballerini.

Giovanni Merloni

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