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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives d’Auteur: giovannimerloni

E non sentiremo più niente (Nuvola, 1971)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Nuvola

166_et je ne sentirai rien 03 bis

E non sentiremo più niente (1971)

I
Non voglio più parlare di me
scavando dalla memoria o dal resto
né scucire e rifare le persone
come fossero oggetti
la carne come fosse carta.
Non voglio più annientare
le cose che esistono
la tua paura e il mio vuoto.

166_et nous ne sentirons rien 01

II
Poco fa, ieri, si sono sposati
lui già ne soffriva
qualcosa moriva per sempre di lui
nel possesso
e nella confusione di quel giorno
si ostinava a volerti
ma tutti lo riconoscevano
mentre posava per sempre
i piedi
sulla pietra tombale
dei sacramenti
dei paramenti
della noia.

166_et nous ne sentirons rien 02 III
Entriamo a far parte di un mondo
di uomini e donne d’azione.
Le nostre pene sono d’ora in poi
postribolari.
Le nostre vene gonfie d’ora in poi
lavoreranno
per i sensi…
e non sentiremo più niente.

004_il matrimonio dei miei 180

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 20 juillet 2014

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Un paesaggio soffocante (Nuvola, 1971)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Nuvola

001_paysage suffoquant 001 NB 180

Un paesaggio soffocante (1971)

Io mi lego al passato.

Il passato mi tira
per la manica,
mi immobilizza.

Nella coltre del mio cappotto
un tempo lunghissimo
si è addormentato
con tutto il suo peso
e continua a galleggiare
intorno a me, prigioniero
di una scatola da scarpe
pullulante di ricordi
come uccelli spaventati
che volano bassi
sopra una terra smossa,
sfiorando le siepi
e i fili spinati
i campi arati
e i pupazzi di neve….

002_paysage suffoquant 002 NB 180

Questa è la storia
maldestra
di un solitario sognatore
convinto di passare inosservato
che è stato, invece,
accerchiato
e perfino viziato
perché non vedesse,
perché non scavasse
nel fondo del pozzo
col suo sguardo
scandaloso e concreto.

Questa è la storia
di uno squattrinato
abbastanza dotato
che ha sempre trovato
qualche aiuto svogliato
che nessuno, peccato
ha veramente ascoltato..

Nel cliché
che fu coniato per me
le mie dure sofferenze
non erano sincere
o erano un lusso.

E se invece
si trattava di gioie
prese al volo, assai rare
ero, allora,
sempre pronto
a fare il comodo mio :
« Non è mai contento
di quello che ha »,
si diceva in città.

Io sono come un arnese
che non volerà mai
i miei legni marciranno
incrostandosi
di ruggine e viti
le mie eliche dure
e contorte gireranno
a vuoto, aspettando
stupidamente
la morte.

003_variante 180

Ma che bravo il nostro
Giovannino
che sa parlare così bene
così piccolo
ma che tipo,
vedete, un artista,
ma un po’ troppo
originale
ancestrale
diverso.
Ha sporcato il muro
con questi pupazzi
ha fatto un disegno
interessante,
ma un po’ strano,
senza capo né coda.

Nessuno mi ha pagato
per parlare
per disegnare parole
sui muri
per descrivere la sospensione
di ogni uomo
l’ambiguità eroica
di questa società.

004_paysage suffoquant 004 NB 180

Del resto
non potrò mai sfuggire
al mio strambo destino.
Fino all’ultimo giorno
se ridurrò i piaceri
accumulerò i doveri

E più mi sforzerò
di essere coerente, leggero,
distaccato,
più mi troverò assediato,
costretto nei goffi vestiti
di un paesaggio soffocante.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 19 juillet 2014

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Senza fissa dimora, 1975 (Ossidiana n. 26)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ossidiana

001_sansdomicile def_modifié-1

Senza fissa dimora

Cercare l’identità
o la felicità?
la normalità
o il dubbio?

Schierarsi
almeno per qualche anno
sembra una buona ricetta
(dando e prendendo
dal partito
dalla società
come da una donna).

Ma poi, accolto
dal ritmo indolente
di una nuova città
e dallo strano linguaggio
di un’innamorata
(senza più nulla
da contestare
né da costruire)
il poeta s’inaridisce
come in una prigione
nella fissa dimora
delle sue facili
suggestive
epiche
colorate
ma vuote
parole.

002_domicile fixe NB

Un poco di me
rimane ben saldo, ficcato
in fondo a una tasca
nella curva di un riccio
nel raro capriccio
del cuore di un altro
o di un altra
o di te.

Un poco di me
resiste attaccato
al cordone sfilacciato
che vola trasandato
nel ricordo svogliato
degli altri
e le altre che,
di giorno in giorno,
ho sfiorato
ad ogni stazione
ad ogni gelato
ad ogni prato.

Giovanni Merloni

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Questa poesia è protetta da ©Copyright

Mi innamoravano, ricordo, 1964 (Ambra n. 36)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_bus 000 180

Mi innamoravano, ricordo

I
Mi innamoravano, ricordo
— su e giù negli autobus
stipati di donne brune
tra forte odore di ascelle —
le lugubri vie di ogni giorno,
dolenti come brutti sogni
oppure ridenti
negli sprazzi inattesi
di una semplice vita.

Storditi dalla luce di metallo,
aggrappati a gente
senza equilibrio
sconvolti dai bruschi arresti
non volevamo svegliarci,

002_bus 002 480 NB

In quella scatola
di sardine verticali
c’era sempre qualcuno
che rivoltava paziente il giornale
ostentando un partito
diverso dal mio.

Ma quale conforto trovarmi
nel fitto ammassarsi di corpi
diversi, pur sentendo
in cuor mio
di esser diverso da loro!

003_bus 003 480 NB

Mi piaceva davvero,
ogni giorno,
ascoltarli parlare
di che non importa.

004_bus 004 480 NB

II
Se salivi anche tu,
piccola, saltellante
sulla piattaforma traballante
col tuo fiato da dentifricio,
ti aggrappavi ai miei gesti,
ma poi, indocile
accaparratrice di sguardi,
ti sporgevi anche troppo
lontano.

Quando c’eri tu, il mio collo
diventava un periscopio,
le mie braccia
una mesta transenna,
uno sparuto sfollagente.

005_bus 005 480 NB

« Non siamo, anche noi,
come loro ? »
dicevi seccata, guardando
le mie mani sperdute.
Non mi sopportavi
— su e giù negli autobus
stipati di uomini biondi
che inforcavano strani occhiali —,
ma io, parlatore indefesso
speravo lo stesso
di vederti cambiare
riconoscendomi (almeno)
un progresso
nel mio argomentare :
« Non so che farei
per potere incontrare
ogni giorno
queste stesse persone
non so che darei
per trovarmi schiacciato
nell’abbraccio mortale
tra un ciccione
che legge il giornale
e una suora spagnola
che mangia un gelato ».

Ricordo che non mi credevi.

006_bus 006 480 NB

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Tu che passi da sola, 1964 (Ambra n. 35)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_toi qui passes 180 bleu

Tu che passi da sola

Tu che passi da sola
vicino a quel muro…

Io per te
(ti ricordi ?)
rubavo i fiori al vento
le stelle al cielo,
per te strappavo un pugno di mosche
e quel piccolo niente
lo scambiavo
col niente più grande
che è l’amore.

Ora tu passi da sola
vicino a quel muro
e non guardi più indietro
né insù.

Chissà se tu ricordi
che io posso vederti
dalla buia feritoia
della torre sfiancata.

Io per te camminavo
o piuttosto correvo,
inseguendoti
col regalo di un bacio.

Non avevo paura
del tuo stanco
rifiuto, per te
mi aggiustavo a sembrare
perfino
la tua ombra.

002_toi qui passes

Tu cammini da sola
ma già so che un bel giorno
ci sarà qualcun altro
premuroso al tuo fianco
ingombrante
come un ombrello
fastidioso
come un’ombra.

Non potrò più guardare.
Il mattone sfilato
lo dovrò rinfilare. Sarò
solo. Che importa,
io ti ho avuta
con quel poco
con quel piccolo niente
rubato
dal fioraio
dal fabbro
dal vaso da notte
dal talento di un bacio,
quel bacio
che hai dato
a me solo,
una volta.

003_toi qui passes 180 rouge

Tu che passi da sola
vicino a quel muro
non voltarti a cercare
quel bacio d’amore
recluso
dentro un cuore
perduto.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

No, 1964 (Ambra n. 34)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_invece di correre a casa 180

No 

I.
Un mazzo di fiori
una violetta tra fiori di pesco
una violetta a mazzi di violette

un doloroso NO
e due occhi languidi che si fanno dire NO

e una enorme bocca che inghiotte
mazzi di violette

e una notte buia tra infami pensieri
invece di correre a casa.

occhi verdi occhi azzurri 62055 - copie

II.
Occhi verdi, occhi azzurri
spietati, umidi, stanchi
nel nostro dirci tutto
una verità vera e una falsa.

Su noi due ripiegati
le nostre verità quotidiane
finché voleremo
in una stella brillante.

Occhi verdi, occhi azzurri
i tuoi sguardi rivolti
a questa morte.

Ci saranno al principio e alla fine
i tuoi occhi
anche nel buio
di una tremenda solitudine.

Ti avrò persa.

Scenderà sul mio corpo desolato
e nei tuoi occhi
l’ultimo sole bianco.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Nel castello delle tue orecchie, 1974 (Stella n. 30)

03 vendredi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

001_rêve 1974 180

Nel castello delle tue orecchie 

I.
Misteriosa
affabile
ginnica
ironica sardonica satanica
filmica
sì proprio filmica
attricetta comparsetta
golfetta
maglietta
racchetta
(di riffa o di raffa)
buffa
gaglioffa
ma per niente goffa.

II.
L’amore fa parlare
ma un bisbiglio
può disintegrare
il castello delle tue orecchie.

Bastano duecentomila parole
sbagliate, scaraventate
per avarizia, per esagerazione
e si finisce rinchiusi
in una ragnatela
in un vicolo cieco
in un tugurio terremotato.

Non siamo mai stati liberi
né ricchi né indistruttibili
non siamo stati mai
né profondi né superficiali.

L’amore ammutolisce
ma un bisbiglio
può scatenare un ballo
nel castello delle tue orecchie.

Giovanni Merloni

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Idolo della notte, 1964 (Ambra n. 33)

02 jeudi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_idolo della notte 180

Idolo della notte

Idolo della notte
c’è un rito per te
è il vento tra le canne.

Amore, partirò
e il tempo si piegherà su se stesso
lascerò questa lettera scolpita
fischiare dietro il treno.

Io ero con una donna
le disegnavo a stento il viso
(sempre mi interrompeva)
parlavo a lei delle stelle dell’Orsa
del treno che fischia sui campi
arati dagli uomini buoni.
Voleva che fossi più forte
più forte di un soldato.

Un giorno infatti pioveva
e io piangevo, a dirotto.

Ma ero felice.
Solo, volevo vederla serena
e invece una piega
tagliava la fronte
dell’idolo mio.

002_procida005 180

C’è lontano un nido di aquile
e qui passi di piombo.

Tra la paglia dei miei avi
ti ho cercato, invano, senza trovarti
Ambra, idolo della notte.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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La mia famiglia è un arcipelago (Luna, 1978)

01 mercredi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Luna

001_archipel_tagliato_def 180

La mia famiglia è un arcipelago (1978).

La mia famiglia è un arcipelago.
Mio padre si chiamava Ruggero.
La sua donna aveva due occhi neri
tristi e allegri. La sua casa
era piena di amici. Fuori
dove l’erba sembrava danzare
il sole dormiva tra i sassi.

000a matrimonio 180 chiara

Ruggero, mio nonno, era gracile e buono,
parlava sempre con foga. Sui treni dell’esilio
incontrò i laghi e i boschi di tristi
ragazze brune. Aveva sempre combattuto i padroni.

Il suo volto era serio. Tra gli occhiali
e il grande cappello respirava un soffio di mare.

La sua isola di cipressi, nei graziosi moli
accoglieva le barche di notte, i signori
vestiti di sciarpe.

000b_matrimonio 180

Fu un destino fuggire
inseguendo la vita e il suo centro.

Fu un destino sognare
la pace di isole ferme
nella nostra famiglia.

000c_1954_009 180

Mio figlio lo voglio chiamare Ruggero.
La sua isola di rocce lo scheggerà di sale.
lo abituerà al vento, al sole ostinato.

000c_1954_009 part 180

Conoscerà bene la paura. Confusamente
amerà tutte le donne. Canterà di sua madre,
una strega dalle gambe asciutte, abbronzate,
la sua prima porta verso la mattina.

L’isola si coprirà un bel giorno
della sua rossa barba
di animale pungente.

000d_1954_018 180

Ruggero, ancor nudo
sarà già insofferente,
perché il mare ben presto
diverrà una nera palude di fango,
e la vita un recinto di facce segnate.

Ruggero andrà via, senza pianger nemmeno,
sicuro che un verme meschino
non potrà esserlo stato.

Finché un giorno d’estate la sua Bradamante
con la treccia più ferma e più bionda
lo farà incespicare
tra sospiri di enormi conchiglie.

Felice e confuso Ruggero
tratterrà la sua notte
affondando le mani, come molli radici
nella gonna leggera, nelle umide cosce,
promettendo un anello.

004_1960cortina_001 180

Ma, sgomento
per il buio destino di piccole case,
sognerà nuove fughe in recinti lontani.

000e_nuovi disegni007 180

La mia storia per me senza nome è l’attesa
il destino di cercare l’amore
e fuggire me stesso
sempre, ovunque, portandomi dentro
Ruggero.

Giovanni Merloni

écrit ou proposé par : Giovanni Merloni. Première et Dernière modification 1 janvier 2014

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Il cielo di mattine grigie (Prima dell’amore, n. 10)

27 vendredi Déc 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Prima dell'amore

001_le ciel nero 180

Il cielo di mattine grigie

Il cielo di mattine grigie
copre le case di una coltre noiosa
di eternità. Mi fa pensare
dolorosamente
— ad ogni stridio del tram
ad ogni passo che attraversa —
alla morte scritta dopo la vita.

Noi moriamo — qualcuno lo saprà
e, per poco, avremo i suoi sguardi.

Chi avrà cantato, o scritto
e per grandi linee disegnato
ispirato o stanco
pure lui morirà
e vorrà restare — immortale — nel cuore
di qualcuno che morrà.

In un solo attimo
tutte le cose avranno il mio nome
fino al tramonto almeno
di un lunghissimo giorno estremo.

Giovanni Merloni

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