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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives de Tag: Ambra

Rinchiudete in quattro linee precise, 1964 (Ambra n. 43)

20 vendredi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_Renfermez

Rinchiudete in quattro linee precise

Rinchiudete in quattro linee precise
un tuffo di sole intenso
un miscuglio di colori
e gettateci volute di fumo
di cenere di sorrisi
poi dimenticate
perché siete lì,
cominciate a pensare
o meglio lasciate scorrere
in libertâ
i pensieri come parole.
Poi ridete.

Perché la vita è meravigliosa.

002_Renfermez

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

« Papà è morto », 1964 (Ambra n. 42)

17 mardi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_papà è morto 180

Papà è morto

“Uh! Uh! Uh!
Che storia triste!
mi fate piangere i bambini”
disse la gran donna
tenendoseli al petto.

Chiuse la televisione, si sistemò
a gambe larghe sulla poltrona.
“A letto, a letto, mamma
deve leggere!”

I bambini hanno
aperto e chiuso le mani:
“Buonanotte”.

La camera si è chiusa
“Ma quando torna, papà?”

“Papà è morto”
dice la ragazza più grande.

La mamma, santa donna
è andata ad aprire la porta.

È  entrato un omone
che subito si è affrettato a pagare
ma poi non la vuole
nemmeno baciare:
“Sarai certamente malata”.

La mamma non ha voglia
di litigare, ha sonno:
“State buoni bambini”.

(Ma quello è violento
quel giorno, al lavoro
l’hanno maltrattato.)

La madre accasciata
vorrebbe gridare
ma non può parlare
ha un nodo alla gola
e inscena una scena.

002_papa est mort 180

E ora la strada è lì dentro
le luci più forti
(mai accese prima d’ora)
esplodono nella stanza
come spari…

E lei non vede più nulla

“Papà è morto”.
insiste la grande.

I bambini storditi
hanno aperto e chiuso le mani.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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La polizia sfondò la porta, 1964 (Ambra n. 41)

16 lundi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_la polizia sfondò 180

La polizia sfondò la porta

La polizia sfondò la porta.

Li trovarono abbracciati, nel letto.

Interdetti
si fermarono a guardarli:
ancora, nella morte, si parlavano.

Stropicciate
in un foglietto, spuntavano
le loro disposizioni.

(E pensare
che la casa non era ancora sistemata
mancava una rata alla macchina
e neppure di fare all’amore
avevano finito).

(Forse pensavano
che nessuno li avrebbe sorpresi
così tanto felici).

Non osarono dividerli.
Tutti i reporter annotarono
sui loro taccuini
quella fine violenta
saltata dentro da un foro
della tenda stracciata.

Sono così diversi,
uno dall’altra:
a lui penzola fuori un braccio
e gli occhi, orribilmente aperti
sono silenziosi, mentre lei
è ancora tesa a parlare
(con quel seno blu
quei piedi di statua).

Di lì a un momento…

Ecco
prima di quel tremendo frastuono
lui avrebbe forse
fatto in tempo a dire:
« No, guarda, ripensiamoci
non ha alcun senso
morire di felicità… »
mentre lei
(languida o isterica)
avrebbe di sicuro inghiottito
quel nodo di saliva e di pena.

002_la polizia sfondò 180

Di lì a un momento
sarebbero morti
ugualmente
faticosamente
giorno dopo giorno
nel seguito oscuro
di una vita difficile : è duro
farsi accettare
dal mondo.

La porta restò chiusa
sigillata come un pacco:
nella casa vuota
oramai schedata
dal resoconto rituale
ritornò il silenzio notturno
appena interrotto
dal va e vieni
dell’ascensore.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Per noi che tutto dimentichiamo, 1964 (Ambra n. 40)

06 vendredi Juin 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

When I am Dead, My Dearest

When I am dead, my dearest,
Sing no sad songs for me;
Plant thou no roses at my head,
Nor shady cypress tree:
Be the green grass above me
With showers and dewdrops wet;
And if thou wilt, remember,
And if thou wilt, forget.

I shall not see the shadows,
I shall not feel the rain;
I shall not hear the nightingale
Sing on, as if in pain:
And dreaming through the twilight
That doth not rise nor set,
Haply I may remember,
And haply may forget.

by Christina Georgina Rossetti (1830-1894)

001_noi che tutto diment.001 180

Per noi che tutto dimentichiamo 

La notte riposa sui morti sconosciuti
proprio dove nasceva la vita
per noi che tutto dimentichiamo.

Il nostro amore sconosciuto non riposa,
si rivolta nella fossa
che gli abbiamo scavato.

Tu ti avvolgi nel buio di un muro
che ti salva da me
che ti strappa da me.

Io ti incontro dovunque, alleata
dei miei gesti di lotta
della mia paura di chiederti troppo.

Ma un giorno tu sarai diversa
estranea alle righe di inutili parole
sparita nel fondo del mio silenzio.

Di tante cose ho paura
che non ti saprò mai dire
amore mio che muori all’infinito

Di tanti dolori ho l’assoluta certezza
di tante gioie conservo l’immagine vera
di tanti giorni ascolto stupito il rumore.

Tu eri il vento delle barche sulla sabbia
il silenzio dispettoso dei cefali tra le onde
il profilo di un muro di glicini sotto il sole.

La notte riposa sui corpi scarnificati
e il vento e il sale ne lucidano le ossa
per noi che tutto ricordiamo.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Addio, amore del vero amore, 1964 (Ambra n. 39)

28 mercredi Mai 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_amour adieu 001 180

Addio, amore del vero amore

I
L’avevo presentita.
La sfioravo dandomi arie di forza
con le mani tremanti
sentendone il sapore aspro
pungente nel palato
soffocante nella gola
snervante e insopportabile
come un dolore mortale.

Mi è venuta addosso
all’improvviso, annunciata
da fatti insignificanti
la Verità
con le sue parole sgraziate
col suo triste aspetto vuoto.

002_amour adieu 002 180

II
Non è servito a nulla
essere stati sinceri
se ognuno di noi
ha pronunciato bugie
dalla bocca dell’altro.

Adesso vorremmo
non esserci stati
in quella prigione
di menzogne amorose
in quei mesi e mesi
di attese disperate
o di piccole gioie
che adesso dobbiamo negare.

Ma eravamo proprio noi,
ad amare?

003_amour adieu 003 180

III
E le lacrime ora sono vergogna
vorremmo nasconderle,
bruciarle
PER NON ESSERE VILI

Ma vili lo siamo stati,
e stanchi, rinunciatari
presentendo in cuor nostro
la Verità
rassegnandoci mollemente
alla sua legge spietata.

Ora ce ne vergogniamo
vorremmo cancellare ogni traccia
di questa agonia.

Ma siamo stati falsi,
bari, vendicativi,
ci siamo fatti
ogni giorno
del male, per non volerci dare
ogni giorno
del bene.

004_amour adieu 004 180

IV
Addio amore del vero amore,
credevo di vederti morire
ma tu sei un mulo testardo
non muori!

Non ti resta
che andare e venire
restare con me, andare da lei
bussando piano
alla porta del suo cuore
esplodendo
fragorosamente
nella stanza del mio.

Lei forse
NON SA DI SBAGLIARE
quanto lo so io.

005_amour adieu 005 180

V
Addio, amore
scendi da lei, mio ultimo ambasciatore.
In cima alla salita
aspetterò il tuo ritorno.

Addio, no resta qui.
Non sei tu che devi viaggiare.

Vorrei solo che lei tornasse.

006_amour adieu 006 180

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Nel cuore buio e nero della via, 1964 (Ambra n. 38)

29 samedi Mar 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_disegno sombre noir rue 180

Nel cuore buio e nero della via

Due case strapiombano « giù »
nel cuore buio e nero della via.

Tra teste, capotes e colombi
è spuntato il tuo viso che amo
— Sai, c’è gente, mi dici seccata
hai un tic nelle dita e disperi:
— Non ho voglia di vivere ancora
ed aggiungi: — Aiutami tu.

Camminiamo, stirando il mattino,
complicando le luci
e i sapori. Scende sempre
altra terra, altro sole su noi
come un lampo.
Ma tu gridi, saltellando sui passi:
— Aiutami tu.

Quando scendo di nuovo
io non credo che al cielo
triste e bianco.
Tu sei morta, una piccola fetta
della strage di oggi,
una terra seccata
con fori di bombe.

Sei la terra nuda, senza frutti
che lo stesso dà amore…

Le case si aprono
con luci squillanti
dal mattino alla notte.
Si sta meglio così:
io completamente solo
tu, forse,
completamente morta.

Tra le case bianche
dove il sole galleggia,
dipinto o stampato,
la tua morte ride, felice.

002_vetrina bruxelles 180

Giovanni Merloni

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Il treno è partito, ci ha separati, 1964 (Ambra n. 37)

28 vendredi Mar 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_disegno train001 180
Il treno è partito, ci ha separati

Il treno è partito, ci ha separati
scagliandoci su terre odiose
derubandoci delle parole.

Partendo, tu sola cercavi
di darmi carezze o spiegazioni
divisa da me da quel vetro
dalle faccende del viaggio, degli altri.

Il treno partito ha un bagaglio fragile
che ignaro si trascina
nella corsa precipitosa.

Questa banchina senza bagagli
raccoglie questo inutile torrente di lacrime
cretino, doloroso, che resta qui fermo
per sempre.

002_stazione aia 180

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Mi innamoravano, ricordo, 1964 (Ambra n. 36)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_bus 000 180

Mi innamoravano, ricordo

I
Mi innamoravano, ricordo
— su e giù negli autobus
stipati di donne brune
tra forte odore di ascelle —
le lugubri vie di ogni giorno,
dolenti come brutti sogni
oppure ridenti
negli sprazzi inattesi
di una semplice vita.

Storditi dalla luce di metallo,
aggrappati a gente
senza equilibrio
sconvolti dai bruschi arresti
non volevamo svegliarci,

002_bus 002 480 NB

In quella scatola
di sardine verticali
c’era sempre qualcuno
che rivoltava paziente il giornale
ostentando un partito
diverso dal mio.

Ma quale conforto trovarmi
nel fitto ammassarsi di corpi
diversi, pur sentendo
in cuor mio
di esser diverso da loro!

003_bus 003 480 NB

Mi piaceva davvero,
ogni giorno,
ascoltarli parlare
di che non importa.

004_bus 004 480 NB

II
Se salivi anche tu,
piccola, saltellante
sulla piattaforma traballante
col tuo fiato da dentifricio,
ti aggrappavi ai miei gesti,
ma poi, indocile
accaparratrice di sguardi,
ti sporgevi anche troppo
lontano.

Quando c’eri tu, il mio collo
diventava un periscopio,
le mie braccia
una mesta transenna,
uno sparuto sfollagente.

005_bus 005 480 NB

« Non siamo, anche noi,
come loro ? »
dicevi seccata, guardando
le mie mani sperdute.
Non mi sopportavi
— su e giù negli autobus
stipati di uomini biondi
che inforcavano strani occhiali —,
ma io, parlatore indefesso
speravo lo stesso
di vederti cambiare
riconoscendomi (almeno)
un progresso
nel mio argomentare :
« Non so che farei
per potere incontrare
ogni giorno
queste stesse persone
non so che darei
per trovarmi schiacciato
nell’abbraccio mortale
tra un ciccione
che legge il giornale
e una suora spagnola
che mangia un gelato ».

Ricordo che non mi credevi.

006_bus 006 480 NB

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Tu che passi da sola, 1964 (Ambra n. 35)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_toi qui passes 180 bleu

Tu che passi da sola

Tu che passi da sola
vicino a quel muro…

Io per te
(ti ricordi ?)
rubavo i fiori al vento
le stelle al cielo,
per te strappavo un pugno di mosche
e quel piccolo niente
lo scambiavo
col niente più grande
che è l’amore.

Ora tu passi da sola
vicino a quel muro
e non guardi più indietro
né insù.

Chissà se tu ricordi
che io posso vederti
dalla buia feritoia
della torre sfiancata.

Io per te camminavo
o piuttosto correvo,
inseguendoti
col regalo di un bacio.

Non avevo paura
del tuo stanco
rifiuto, per te
mi aggiustavo a sembrare
perfino
la tua ombra.

002_toi qui passes

Tu cammini da sola
ma già so che un bel giorno
ci sarà qualcun altro
premuroso al tuo fianco
ingombrante
come un ombrello
fastidioso
come un’ombra.

Non potrò più guardare.
Il mattone sfilato
lo dovrò rinfilare. Sarò
solo. Che importa,
io ti ho avuta
con quel poco
con quel piccolo niente
rubato
dal fioraio
dal fabbro
dal vaso da notte
dal talento di un bacio,
quel bacio
che hai dato
a me solo,
una volta.

003_toi qui passes 180 rouge

Tu che passi da sola
vicino a quel muro
non voltarti a cercare
quel bacio d’amore
recluso
dentro un cuore
perduto.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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No, 1964 (Ambra n. 34)

07 mardi Jan 2014

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_invece di correre a casa 180

No 

I.
Un mazzo di fiori
una violetta tra fiori di pesco
una violetta a mazzi di violette

un doloroso NO
e due occhi languidi che si fanno dire NO

e una enorme bocca che inghiotte
mazzi di violette

e una notte buia tra infami pensieri
invece di correre a casa.

occhi verdi occhi azzurri 62055 - copie

II.
Occhi verdi, occhi azzurri
spietati, umidi, stanchi
nel nostro dirci tutto
una verità vera e una falsa.

Su noi due ripiegati
le nostre verità quotidiane
finché voleremo
in una stella brillante.

Occhi verdi, occhi azzurri
i tuoi sguardi rivolti
a questa morte.

Ci saranno al principio e alla fine
i tuoi occhi
anche nel buio
di una tremenda solitudine.

Ti avrò persa.

Scenderà sul mio corpo desolato
e nei tuoi occhi
l’ultimo sole bianco.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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