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il ritratto incosciente

~ ritratti di persone e paesaggi del mondo

il ritratto incosciente

Archives de Tag: Ambra

Frammenti II/II, 1963 (Ambra n. 13)

11 dimanche Août 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_dernière attente 740Frammenti II/II

Mi hai preso solo tu
come sono e non come sembro
solo tu te ne infischi dell’altro me
che vedono gli altri.

002_medaglie d'oro NB 740

Nessuno sentirà, nessuno commenterà, nessuno,
ci saranno quattro pareti bianche a guardare
tu ed io avremo paura
tanta paura di essere felici.

Il buio scenderà con noi nella notte
e il nostro amore
come un sasso lucido
brillerà, felice, alla sera.

003_mercato balduina NB 740

Ieri
passeggiavo per cieli sporchi.

Oggi
mi hai detto
la speranza
mi hai detto
che potrò amare.

Ora
sei una nuvola
e il cielo ti chiude.

Domani
avrai forme docili
e parole profumate,
che Dio ti dirà,
a te sola.

Per sempre
sarai lontana e vicina
rubata ai poeti
l’amore ti canterà
e tu canterai l’amore,
tu sola.

cartolina 9 740

Ai passi della sera lasciamo
il ricordo di noi
e, tranne il rimbombo
dei nostri tacchi,
il silenzio.

Ah, quei passi, rubati al silenzio,
rullìo di tamburi battenti
dentro i glicini dei nostri cuori!

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

Frammenti I/II, 1963 (Ambra n. 12)

10 samedi Août 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_replay rupture def 740

Frammenti I/II

Hai la tua stessa voce
delicata, di vetro sul vetro.

Mi parli ancora
al telefono, quando ti vedo.
Ma non mi ami più.
Sembra sempre che tu lo dica.

002_balduina BN 740

Sei il sole e la pioggia:
il sole brillato sul palmo della mano
la pioggia negli occhi brucianti di lacrime.

003_d'oro BN 740

Ho perso una parola
da qualche parte: un verso
senza rima:
c’era scritto gorgo
e poi c’era detto,
sottinteso morte.

L’ho perduta. Da un’altra parte
ho trovato il tuo nome

Sei venuta, goffa e severa :
io dimentico tutto e mi ricordo
di tutto.

004_belsito BN 740

Ti devo un amore che va a rotoli
e sembra meraviglioso.

Ti devo un amore intimo,
doloroso, che sprofonda
in un abisso sublime.

Ti devo una gioia che fa scintille
e brucia, ma intanto
pur senza morire
si volatilizza.

005_balduina BN 740

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Qui / là, 1963 (Ambra n. 11)

06 mardi Août 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_je m'endormais 740

Giovanni Merloni, Titiro e l’albero genealogico (Parigi)

Qui / là

Qui
su questa riga sfumata,
a zig zag
nella sabbia
tra gli sputi
e i vomiti

qui
ridotto a fare il prestigiatore
ti penso
e ti abbraccio nel vuoto
sbattendo la testa
contro i ricordi
contro i desideri perduti
senza mai morire.

Qui
tra questi binari
e queste valigie
su questi acciai di treno
mille volte fischiati
non smetto mai di andare
lontano da te.

Là,
isolato, deportato
dondolerò
tra due sogni
impossibili.

Là
sarò troppo lontano
e tu non potrai
immaginare
questi sipari perduti
queste ombre senza voce.

Là
anche tu sarai partita
lontana
rassegnata e folle
circondata di volti senza voce
di voci senza volto.

Là
ognuno di noi
si seppellirà
dentro corridoi vuoti
insignificanti e muti
che non avremo avuto il tempo
di sognare insieme.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Mi parli di un’altra città, 1963 (Ambra n. 10)

05 lundi Août 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

l'uomo arbusto 740

Giovanni Merloni, L’uomo arbusto, biro su scottex, 2010

Mi parli di un’altra città 

Mi parli di un’altra città
dove vivono e amano altre persone.

Vagamente lo so, tu mi parli
di gente straniera, di muri,
di porte scale fontane
dell’acqua che corre
del sole che prosciuga
di amori che traversano le strade
di valigie giornali caffè
dove sfiori, impaurita, le ombre
sconosciute, le penose atmosfere.

Ma quelli li conosco, tu dici
in fondo si parla la stessa lingua
in fondo si beve in bicchieri
di vetro, si mangia
su tavoli anonimi
si ride si rivalizza si diventa fratelli
e son sempre le stesse le stupide frasi
che colmano il cuore di gioia
mi sai dire il perché ?

Non basta avere mangiato
con uno di loro.

Ferrara, Torino, Palermo
si sa, ci piove d’inverno
e l’estate brucia, e gli alberi
son sempre platani, o ulivi,
non basta, dammi retta
uscire da una stazione
avendo dormito in un letto
avendo mangiato con qualcuno
che non vedrai mai più.

Quella mi raccontò tutto, mi dici
e se domani se ne va
o se muore
nel mio corpo rimarrà, ben scolpito
il suo scabro testamento. Se è viva,
vorrà rivedermi, lo so.

Mi parli di un’altra città
dove altri sprecano e amano il tempo
dove io non potrei trovare
né i fili né le reti
di quel tempo amato
di quel tempo sprecato.

Mi parli di viali lontani
percorsi col cuore
fino alla fine,
fino alle luci,
fino alle piazze buie
fino agli andirivieni senza luci
della delusione.

Mi parlo da solo
di quello che ignoro
di ciò che perfino so troppo
mi parlo lo stesso
annusando nell’aria
quel vago mistero
che mi lega ai miei muri
e mi porta lontano.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Amore e asfalto, 1963 (Ambra n. 9)

14 dimanche Juil 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_tetti di roma BN def nuova 740

Giovanni Merloni, 14 luglio a Roma

Amore e asfalto

Io di te scherzo
l’odor di saponetta
la calza che ti scende.
Io con te
mi diverto a spoetizzare
la tua moda pervertita
e aggiornata
come un egoista sentimentale
che fornica e spara a vista.

Un rimedio
allo sproloquio
al dolore per la noia
è un letto in mezzo alla strada
di questo inestricabile quartiere
di lacche e borsette
è un abbraccio davanti a questa gente
indignata lussuriosa sgomenta assassina
davanti a questi alberi dritti a guardare
è un ingorgo stradale
delle vie erogene
tra gli alambicchi polverosi
di una liturgia conformista
è il bacio di due lingue di sangue
nel giaciglio mortale di una chiesa buia.

002_République part 740

Ciao, mia bella e mocciosa,
meglio non approfondire troppo
e respirare nel fondo del naso
gli aghi di pino e lo stordimento
del raffreddore
camminando veloci, unò-dué
tra le ombre del nostro
quattordici luglio.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

 

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Piedi per terra, 1963 (Ambra n. 8)

16 samedi Mar 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_1954 740

Piedi per terra

Aprite la televisione
dove giostrano due finti
(gli operatori non si vedono)
e una mano vi porge il prodotto:
lo stordimento sintomatico del cervello!
Sedetevi con la sambuca
(occhi socchiusi
luci spente nessuna ombra perciò
né musiche né drammi)
una diga ci si rompe in casa, così
oppure due si baciano
in casa vostra
e qualcuno molto ragionevole
(un ministro
o un comico di carriera
o una carriera di comico
o un ministro che fa carriera
o un comico che fa carriera di ministro)
qualcuno che conosce
le regole del gioco
vi spiegherà la sua idea di carriera…
Scusate, vi farà pensare
All’orrore della miseria
e vi dirà: spogliatevi, subito,
che vi costa dare il cappotto
a quel bambino lì
(parlando addita
proprio la vostra finestra,
ecco, pensate voi
visto che non c’è nessuno
tanto vale chiudere lo spiffero
per di più che avete la raucedine
dunque se quello ne parla ancora
tanto vale chiudere il televisore.

Cenare davanti allo schermo acceso
portandosi il cucchiaio sul mento
andare a letto
dopo avere orinato, dormire
dopo avere spento
(perché la luce costa)
accorgersi di non avere scambiato
una sola parola
qualcuno invece si mette a parlare
un altro cerca di convincere
la donna recalcitrante
e se quella si rifiuta
sveglia tutta la casa
uffa!

Insomma, andare a letto,
entrarvi, evitare che cigoli,
spegnere, cercare i seni
e le ascelle
e premere con i piedi le lenzuola
stringersi nel buio pesto
o nella penombra chiara,
crollare, scrollarsi,
entrare e uscire
ci manca
sempre più il respiro
soffocare così non è bello
apri lo spiffero, chiudilo
non vedi che qui non c’è niente
nessun mozzicone tra le labbra
neppure una sigaretta da ieri.

A tentoni vestirsi
cercare i pantaloni, il fazzoletto
uscire di casa
girare la chiave due o tre volte;
per strada scontrarsi contro
donne e uomini
variopinti
di notte come di giorno.
002_1964 740Rimettersi a letto,
ma questa volta con la febbre
senza rinunciare alla sigaretta
giusto comprata,
negare il proprio affetto
negare negare ….
abbracciarti e stringerti
le reni, meccanicamente
sudando. La mattina
pepepè pepepè pepepè
come una SIRENAAAA!
Tocca alzarsi
sbarbarsi
apparire decenti
e stupidi
e ingenui
e deficienti
e fiduciosi
e felici
e spiritosi
e innocui
e onesti
e utili
e generosi
e disinteressati
e attenti
e laboriosi
e amorosi
e versatili
e disinvolti
o inibiti
apparire totalmente vuoti
ma ben rimpinzati
di fandonie e di colazione.

Partire
tra gli altri
e vedere (stupiti)
la vita che torna a funzionare
tutto che si mette in moto
comprese le ragazzine e i ragazzacci
i farabutti e gli impostori
e anche le nostre braccia
il nostro qualunque lavoro.

Volare
a cento all’ora
sull’autostrada
dopo aver fatto il pieno
con me una donna vicina
fermissima finalmente:
è la segretaria
di quarantacinque anni.
Un po’ di respiro
(tutti i vetri dei finestrini aperti).
Incontrarsi in vie lucide di nebbia
e volare, appunto
sopra un lago
un dosso
una fila di alberi
di cui non sappiamo il nome
un cane morto nella strada
e anche noi ci passiamo sopra
una montagna dallo strano nome
dal profilo pauroso.

Sfogliare ansiosi
quaderni di verbi, di versioni
ricordi di lunghe telefonate
sembra incredibile
una ingenuità così totale
e queste passioncelle
che bei tempi
chissà se vale la pena di …..
003_1974 740Fermarsi, cambiare una ruota,
avvertire il freddo pungente
e poi per le vie larghe
in cerca del nostro rivale in affari
che ha la Porsche.
Crepare di rabbia
poi mangiare come gonzi
battendosi le spalle
ricordarsi, di colpo
i bambini che crescono maleducati
la moglie che ci tradisce
il sesso che ci lascia…

Crepare di infarto
sputare sangue lungo le labbra
lasciarsi andare, fare testamento
un giorno qualsiasi
ricordando….
Ma senza avere il tempo né la forza
di richiamare alla mente
niente di niente
dei nostri gesti dissociati.
Sono altri quelli che ci daranno una bara
e una fossa,
mentre i nostri figli smidollati
scendendo dal coupé
si daranno arie da snob.

Prepararsi a morire
in mezzo a quei volti
con un ultimo sospiro
di circostanza…
Parlare gridare
senza più freni inibitori
e alla fine morire davvero,
ma coi piedi per terra.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

Questa poesia è protetta da ©Copyright

La sigaretta, 1963 (Ambra n. 7)

15 vendredi Mar 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

001_fumatore paolo antique 740 Quadro di Paolo Merloni

La sigaretta

Una sigaretta l’ho fumata appena alzato
il sapore d’arancia ancora in bocca.
Un’altra l’ho accesa sul pianerottolo
prima di buttarmi giù per le scale
e di accorgermi di avere dimenticato
il libro che mi hai prestato.
Poi ho « dovuto » fumarne un’altra a scuola,
a ricreazione. Un’altra insieme a te
perché ridevi, un’altra da solo
chiuso con un disco, sperando
fumando, di fare bene le due cose:
sentire la tua voce di vetro tra i suoni
immaginare la tua vita di vespa tra i gesti.
Un’altra sigaretta per non pensare che a te
guastata dal mal di stomaco della fame.
Un’altra per sconfiggere il mal di mare
la nausea di vedermi ingombrante, insulso,
sospeso a mezz’aria; un’altra sigaretta
studiando, cantando, defecando, pisciando
facendo all’amore e dopo averlo fatto…
ma non mi capita mai:
di fare all’amore voglio dire.
Un’altra sigaretta davanti al telefono
il mozzicone mi bruciava le mani
e tu, indecifrabile… la conversazione
era come arrampicarsi su uno specchio.
002_la sigaretta 740

Foto : Collezione Fratelli Merloni. Riproduzione vietata

La penultima sigaretta l’ho fumata
nei passi da carcerato della stanza
in mezzo ai piccoli rumori mortificati
della carta mentre si straccia
della plastica mentre si incendia
della notte mentre sprofonda,
facendo un dispetto all’insonnia, alla rabbia
alla violenta voglia di avere vissuto.
Un’ultima sigaretta, ancora più faticosa,
nell’aria soffocante e desolata
sembra non avere senso
come un gesto insulso che resta segreto
come l’attesa.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Mi racconti i tuoi ricordi, 1963 (Ambra n. 6)

12 mardi Mar 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

l'eterno femminino 740

Mi racconti i tuoi ricordi

Mi racconti i tuoi ricordi
e mi si disegna un confuso contorno di case
di roccia e di vie strettissime tagliate dentro.
Un uomo che somiglia alla mia gelosia
dal volto impreciso abbronzato di sale
cammina corre sparisce in un porto lontano.
e tu sei fatta di schiuma di mare come quel porto.

Somiglia quell’uomo alla mia solitudine
parole appena sussurrate gli apriranno un sorriso.
Quel porto una mattina si aprirà al sole
e vedendoti arrivare si colorerà di barche
tu scenderai e salirai quella terra:
io sarò dentro al buio, un tuo sogno lontano.

002_freccetta-001-180

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Una nuvola, e tu dentro, 1962 (Ambra n. 5)

28 jeudi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

051_una nuvola e tu dentro 740

Una nuvola, e tu dentro 

Una nuvola, e tu dentro
circondata di fiori spenti
sorridevi dietro scale di roccia trasparente
tenendo i sandali in mano.

Poi la terra, piana come una schiena.

Da dentro le botole d’erba
scaturivi faticosamente, disfatta
gridando il mio nome come una colpa.

Un raggio di sole, una fermata d’autobus.
Sposto la tendina del mio grattacielo.
Guardi su, miope, vicina e lontana.
Io ti inseguo, con il vento, e tutto il peso
dell’asfalto disegnato, delle insegne
delle panchine
e ti parlo a lungo, perchè so che non mi senti:
da vicino non sono sincero.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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Camminavo da solo col sole alla nuca, 1962 (Ambra n. 4)

04 lundi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Ambra

roma fiume Camminavo da solo col sole alla nuca

Camminavo da solo col sole alla nuca
distratto dal giorno.
Riflesso nell’ombra, in un muro
trovavo distesi i miei giorni
felici oppure copiati e di maniera
ispirati al grido del « pastore errante »
in un prato alle « cinque della sera »
(sentivo in me Pavese scontroso
e il suo amore deluso crollato per sempre,
poi parlavano in me Kafka e Brecht
e tutto cambiavano del mio panorama).

Fui ai piedi di una statua del Pincio
e sentii i miei passi ribellarsi
colorare di parole diverse
le umide case, i cori, i lamenti.

Sul Campidoglio cavalca Marcaurelio
e c’è tanta potenza nei suoi occhi :
Moravia, Pasolini e Carlo Levi
sono gli idoli di quest’ora.

Scontrato da un solito volto
che ha intorno quei capelli chiari
e nelle sue parole lontane
ho ritrovato quei passi tra l’erba
e quella insistente domanda.

Quel volto veniva con me, che mi manca,
e copio i suoi occhi
nel mare di voci immortali
(di Mann, di Camus e Bassani)
ora, per poco, mie.
omino verde 62Sciogliete quel viso
e scoprirete, vi dico
negli occhi decifrati la morte
(proprio lei vi parlerà
come una straziante sirena).

Mare immenso
ho capito il tuo sguardo
ho dipinto di nero un tramonto
che era chiaro
quel mare eri tu
nel suo volto ti ho riconosciuta
che parlava con dolci parole.

Odiarti ?
Sotto quell’orribile monumento
al Milite Ignoto
era certo più facile.
Io camminavo da solo la mia Roma
in cerca di te coi miei poeti
senza mai trovarti.
Ma invece
se per caso ti incontravo
mi davi fastidio
allora copiavo il fastidio
tra queste parole.

Ritrovavo i tuoi occhi
e ci guardavo dentro con molta fiducia,
(copiavo poi la fiducia)
raggiungendo oramai
l’esser solo del tutto, il piacere
di sprofondare il ricordo nei passi.

Giovanni Merloni

TESTO IN FRANCESE

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