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il ritratto incosciente

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il ritratto incosciente

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Dimenticare, 1973 (Stella n. 13)

08 lundi Juil 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

001_tristina di trieste 740 Dimenticare

Avendo cura di non smuovere
le forme di carne-plastica
raccolte nel giardino
con la noncuranza di un demiurgo
camminare indossando
il buffo abito di un impiegato
e depositatsi in una statua
dalle solide braccia
arrancare solenne e perverso
verso una luce accesa
entrare in un letto disfatto
e guardando un punto del muro
congelarsi e istupidirsi a pensare
a immaginare
a ricordare
a dimenticare.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Fare fagotto, 1973 (Stella n. 12)

06 samedi Juil 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

001_castigato 740

Fare fagotto 

Oggi, neanche oggi facciamo fagotto
fuori sta piovendo un liquido giallo
qualcosa muore
tra l’ordinato disordine
qualcuno annega
le parole si ingorgano
dietro la scarna eloquenza
di questi corpi rannicchiati
come in una tomba etrusca.

La sequenza dei gesti è lentissima
e dal mio sguardo al tuo
e dal tuo sguardo al mio
corre l’angoscioso sottile piacere
di un amore vicino alla morte
vicino alle nuvole,
alla calma viola
dopo il temporale violento.

Ci ospitiamo
dentro i nostri odori di ascelle
di piccole e grandi estraneità
di peli e ricci arruffati
di baci lenti e caldi
di gemiti silenziosi.

Oggi, neanche oggi
finiamo per fare gli sposi
in una stalla sopra una taverna
o in qualsiasi altro affascinante
stereotipo, buffo e cupo
luogo comune.
002_fare fagotto nero 740Oggi, neanche oggi
questo nostro impadronirci del tempo
somiglia a un destino comune:
chissà se domani
saremo forti contenti agguerriti
chissà se domani
ci cadrà invece addosso l’angoscia
di doverci scoprire d’improvviso
soli.

Giovanni Merloni

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Ieri era la Malacappa, 1973 (Stella n. 11)

04 jeudi Juil 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

001_la malacappa 740 Ieri era la Malacappa

Ieri era la Malacappa [1]
l’inverno, il sudore nella macchina
il tuo cappuccio bianco
la mia barba gelata
i passi dentro il nascondiglio
era girare per la città
sicuri di non incontrare nessuno
era la sera al telefono
la tua voce lontana
piccola come te.

003_malacappa 740

Oggi l’estate sospira una vicinanza congeniale
un gioco d’amore come un soprassalto
di minuscoli vestiti
di straripanti parole
di subdoli suoni.

002_malacappa 3

Un ballo di capelli nel vento
di occhi nel disegno bianco
dell’orizzonte
un sospiro di baci impacciati
timidi, silenziosi
al di qua al di là
di un muro d’erba bruciata
mescolata ai resti
ai vomiti.

La gioia si porta appresso
presentimenti e pensieri
quanto sei seriosa
quanto sono complicato.

Oggi mi sei vicina
lunatica esotica frenetica
orgogliosa
e stiamo evitando di chiarire
e stiamo evitando di aiutarci
arroccati sulle colonne di alabastro
di un chiuso labirinto
di riflessiôni solitarie
di aspirazioni nascoste
di mascherate insicurezze.

Ieri era Venezia
più liberi, ma anche diffidenti
innamorati della fuga
ma sempre prigionieri
solerti e stanchi
vivaci e inerti.

Ieri era la voglia
di lunghe fughe estatiche, misteriose
canterine, segrete.

Oggi è la certezza
di esserci trovati
di doverci già perdere
ineluttabilmente
dentro un mare molto morale
e poco profondo
dentro un’acqua stagnante
aberrante, che si chiama
marito moglie casa figli famiglia.

004_malacappa 2 740

Oggi è evidente
che non è più per gioco
che qualcosa si è rotto
perché siamo meno estranei di prima
se ci abbarbichiamo
come due fratelli cresciuti lontano
se ci diamo solo
la benevolenza affettuosa
di ogni bacio
come un saluto dal treno.

Giovanni Merloni

[1] Località in comune di Argelato (Bologna), presso l‘argine del fiume Reno.

TEXTE EN FRANÇAIS

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Lo strappo, 1973 (Stella n. 10)

06 mercredi Mar 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

la déchirure 740 antique

Lo strappo

Feci quell’eroismo di abbandonare Roma
quella costellazione di prodezze
di estenuanti amicizie
di progetti imbrattati, incollati male.
A ventisette anni si può essere vecchi
esausti, pigri
di sicuro alienati;
l’ascensore dentro il muro
sempre più stretto;
la casa non era un carillon
non era invasa dalle liane
e io non ero Tarzan
e i quadri e le poesie e i racconti
erano pennini spezzati;
il partito comunista mi sembrava
il dignitoso solidale coraggio dei funerali
dei compagni morti
la loquacità dei funzionari romani;
era una nuova adolescenza
telefonate telefonate
giornate per produrre un senso
alle rinunce, alle miserie
alle tragedie.

Il lavoro, questa cosa così seria
così importante
ti accorgi che per rubare
bisogna essere affabili
disposti a parlare di tutto
l’abito, certo, l’abito
le physique du rôle…

Che strano voler restare coerenti
tra tanti figli,
nipoti, cugini, parenti
di borghesi, di case di tappeti
di altre case
nell’Italia delle autostrade
(e dopo il casello e dopo le frecce
meno dieci meno cinque chilometri
Napoli; poi la chiassosa
rocambolesca via di Amalfi:
un pasticcino ti riempie la bocca
un finto carretto dipinto
gremito di pompelmi
trascina le scale
della piccola casbah
fino allo squallido albergo).

È difficile rigettare
la ridanciana sicurezza
dei benestanti
e stare lì, fuori posto
colla voglia di fare
di sprizzare chiarezza e rabbia
e intanto imparare
a conoscerli a conoscerti
quello che si vuole che tu pensi
quello che si vuole che tu sia.

E quei tempi del liceo
il ritmo repressivo
degli orari delle ore gettate
da pagina a pagina
esercizi di stentate parole
com’ero portato per la geografia
per il francese
e mi scoppiava la testa
e il cazzo-arnese
si impennava come gru non oliata
spettatore escluso e sgomento
di Alibech e del monaco crescinmano
rozza, rupestre, sudicia
voglia di violenza
di vestiti stracciati sulle cosce
di donne rosse
di sanguinose feste sotto la tenda del letto.

foro romano migliore 740

Di Roma non penso i giardini
le scale di Valle Giulia
i circospetti passeggi
dei compagni rivali;
su un lucido celeste
c’è disegnato-scritto un soliloquio
(creatività inutili
indirizzate a piccoli uomini
affannati, già pelati.

Per me Roma è l’ambiente complesso
vecchiotto, gli strati
la via di casa
il telefono baciato
le rovine moderne
i calcinacci neri
gli squarci di cielo rosso
nel viola plumbeo delle case
nate-morte, tragiche.
Roma è un labirinto, una madre
quello che c’era prima di nascere.
I prati e i pini
che c’erano prima di nascere.

Feci quell’eroismo di abbandonare Roma
la costellazione di prodezze
di estenuanti amicizie
di progetti imbrattati, incollati male…

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS : 

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Io sono un rottame, 1973 (Stella n. 9)

19 mardi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

045_io sono un rottame_740

Io sono un rottame 

Io sono un rottame di vecchia auto
una sardina morta e seccata
tra lamiere divelte.

Io sono une sfera di polvere
gettata nel blù profondo.

Io sono il neon giallo della notte
i passi tra i gatti assonnati
la sera delle vetrine
la notte delle radio ondeggianti.

Io sono Venezia
sprofondata in strati di saliva

Io sono la terra
ingoiata dal mostro di pietra
io sono la strada che va lontano
i viali alberati dipinti di bianco.

Io sono la solitudine disgregata
di un flipper che scuote
il vuoto del bar, io sono
il sonno lontano e ronzante
di uomini che cercano l’aria.
Io sono l’addio alle città del nord
io sono Bologna bonaria
io sono il gelo
di non avere parole.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS  

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Non so proprio, 1973 (Stella n. 8)

17 dimanche Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

non so proprio 740

Non so proprio

Insieme ad altri giorni
che si rotolano nella sabbia
il viso marrone
i denti luminosi
i capelli appiccicati
anche oggi sto fermo e mi sconvolgo
mi rigiro come nel vomito
affacciato a lambire la terra
il fango
le scie di ruote claudicanti.
Anche oggi conosco lo stupore
di fronte al silenzio di fuori
di fronte al calore di parole di dentro
al calore infuocato di versi
di cenni maldestri
di inviti alla compiacenza
alla cosiddetta pace umana.
Sono più solo e curvo
più bello e lucido
più sofferente e madido
di acqua di pianto.
Il mio male è la morte
è l’essere prigioniero
è l’essere onesto, morale
laborioso
e la voglia di rubare
di essere steso e Ricco
è l’essere pensoso e concitato
stanco e attento
nevrotico e sonnolento
è l’improvvisa furia di nuove cose
di nuove terre, di nuove donne.
È la mia intimità estroversa
la mia sofferenza
trasformata in gioia
la mia pena spiata
e copiata su un piccolo foglio
o scolpita su un nastro di parole.
E so tante cose
pure belle
tante storie e films inventati
e voglia di sedersi
intorno a un disco
e tacere come indiani.
E so anche tante croci
passi che si ascoltano
che ritornano indietro
incubi dell’entroterra
che sono nati là,
tra le case
oltre il vento.
La mia città mi imprigiona
e la gente mi guarda e non mi vede:
questa è una fortuna.
Sono solo tra gli altri
solo perché non so rubare
non so tradire
non so scappare
non so essere un olivastro
venditore di fumo.
Perché non so vendere
che la mia ingenuità
il mio estro fuori tempo
la mia gioia per la vita
in soldoni
le mie energie di vita
forse del passato
un passato provinciale.
Non so esistere
avere un viso da personaggio
non so essere nemmeno
veramente maldestro
non so proprio.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Che cosa dà senso, 1973 (Stella n. 7)

14 jeudi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

quel est le sens

Che cosa dà senso

Che cosa dà senso
a questo non senso
che è una vita?
a questo segnare
profondamente
per sempre
un solco invisibile
tra i sassi e la sabbia
proprio lì dove sputa la pioggia
dove si rotola il vento?

Che cosa dà senso
un vero senso
a questo stringersi
spasmodico e romantico
parlandosi
di sogni di segni
di luci di passi
di voci?
Perfino il tuo sguardo
l’avevo inventato
disegnato scolpito
me ne ero innamorato
o solo invaghito
solo un pò.

Io oggi sono
un personaggio
o soltanto la sua voce
(una voce eco)
io sono un passo disperso
sconvolto disunito
un passo stanco.

Domani sono nuovo
come un uovo
denudato lavato mi scopro
mi dò un senso
o almeno un pretesto
per spingermi fuori.
Poi, mi trovo
mi ritrovo nell’aria
imbambolato e insensato.

Domani sono vecchio
o soltanto pensieroso
noioso bavoso ritroso
solitario
bibliotecario questionario.

Quale senso a queste parole
a tutte queste parole
che vorrebbero dare un senso
a cose che non l’hanno ?
Quale senso a queste voci
a tutte queste voci diverse
a questi rumori appiattiti nell’ovatta
per rispondere all’eco
di una sola voce, di un solo rumore ?

Non sono un nichilista
anzi mi impegno
partecipo
mi unisco in matrimonio
con te, poi con te
bruna bionda chiara scura
dolce cattiva
simpatica fredda
lontana vicina
timida sfacciata
scombinata
organizzata.
Anche tu non hai senso
o ce l’hai
evidentemente
se mi piaci.

Parlandone ancora
arriveremmo alla verità
che sarebbe però
ciò che è vero per me
e cioè
ciò che penso
senza senso.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS

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Cara amica, 1973 (Stella n. 6)

06 mercredi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

chère amie

Cara amica

Cara amica
virgola
io vorrei cominciare
e finire un discorso
che non sia troppo invadente
o evasivo
virgola
perché
virgola
io ti penso spesso
anzi sempre
punto.
Ed anche se so
di non essere stato
all’altezza
né regista né attore
né comparsa
e nemmeno suggeritore
virgola
ti ho sinceramente
e profondamente
virgola
anche se col sorriso
un pò ebete
sulle labbra
virgola
amato
punto.
Ma l’amore è come una testa
virgola
da tenere in esercizio
altrimenti
apriamo parentesi
ricordo anche se
non amo ricordare
e le cose belle fanno
forse
più male di quelle brutte
chiusa la parentesi
altrimenti
dicevo
come i fiori del puzzle
straripa come un vomito
ingoiato dal lavandino
e si perde
come una penna Omas
chissà dove
punto.
E allora
punto interrogativo
mi domando
se riversare fuori
come un cancro
la mia angoscia
sia utile
a qualcuno
più di un silenzio definitivo
e buio
sulla tua immagine cara
punto.
Mi domando
virgola
appassionato da queste ore
insopportabili
virgola
chi mi autorizza
la stupidità l’essere sciocco
insulso
ridicolo
e un pò pazzo
virgola
perché forse
pazzo non sono
ma innamorato
puntini puntini.
Ma è in fondo una cosa mia
che non sarà mai di altri
punto.
Ecco la mia risposta
virgola
nella speranza
di essere accettato così
come un ospite frettoloso
e subito dimenticato
come una brutta storia zodiacale
punto.
Io ora esausto
virgola
incantato a guardarti
dietro questo foglio
ma serio
sul serio
virgola
ti dedico quello che da oggi
saprò fare
del mio meglio
punto.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS 

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Quante parole, 1973 (Stella n. 5)

05 mardi Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

combien de mots_740

Quante parole

Quante parole
cominciate per stanchezza
quante parole parole parole
per dirci quanto
ci è mancato di noi
di me di te, di te di me
di ieri e di oggi.

Quante parole per dirci
il bisogno di credere giusto
questo nascondiglio
di credere giusto
questo silenzio di baci.

Quante parole
per dare forza
a una scelta non nostra.

Quante parole
difficili e bizzarre
abbiamo inseguito
per celare l’orgoglio
l’imbarazzo, la gioia dell’incontro
il dolore della solitudine
la pigrizia dolciastra
del ritorno a casa
da lei da lui, da lui da lei.

Quante parole inutili
per sentirci cinici, egoisti
vittime, eroi solitari
dediti alla musica del mare.

Quante parole
per falsare tutto
per finire poi in un nuovo
ordine di gesti, in un nuovo
vero freddo-caldo
colloquio di innamorati.

Quante parole
ormai lontane
in un silenzio scandito
da suoni rotti e piccole grida.

Quante parole,
dal profondo di una notte
che finirà in un altro letto.

Quante parole
Per lamentarci
di essere arrivati secondi.
per poterci promettere
ancora un poco
di quello prendiamo
come ladri.

Quante parole
ereditiamo
dalla nostra paura del buio
dalla nostra miserabile nobiltà.

Quante parole
entrano escono
dalle nostre bocche
dalle nostre labbra
entrano escono
dai nostri occhi chiusi
dai nostri cauti, addormentati
abbandonati
orizzonti lontani.

Giovanni Merloni

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Io sono cresciuto, 1973 (Stella n. 4)

03 dimanche Fév 2013

Posted by giovannimerloni in poesie

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Stella

j'ai grandi def Io sono cresciuto

Io sono cresciuto
dentro la tua piccola mano
sono scivolato lentamente
lungo il tuo collo bruno
e sono stato soffiato via
tra i moscerini della finestra
in un incomprensibile
pomeriggio di afa.

Giovanni Merloni

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