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Un viaggio a piedi

Un viaggio a piedi
da solo
per sentire solo il rumore dei passi
e il tonfo dei sassi sull’acqua
per contemplare le trincee diroccate
dove l’erba e l’ortica
confondono le forme dei morti.

Un viaggio a piedi
da solo
per ricordare
e cadere tramortito
per fare luce da dentro
al guscio di tartaruga
che mi porto addosso.

Un viaggio a piedi
verso la pianura
lungo il greto
di un fiume
invischiato di melma
con una borsa sulle spalle
e dentro libri noiosi
da aprire verso sera
nella ovattata pigrizia
di una baita
di fragole e sterpi.

Un viaggio tra monologhi di amici
riflessi in un mare lagunare
in città da ricordare
in facce da dimenticare
in ansie da reprimere
in urli di dolore
da regalare al vento.

Un viaggio intorno ad un letto sfatto
dove da un secolo
la polvere ha cancellato
l’amore.

Un cauto percorso di guerra
dentro un mondo estraneo
che osserva.

Una breve intensa battaglia
tra altri come me
a braccetto per lunghi viali di bandiere.

Un viaggio verso l’inutilità
che non fa chiarezza
verso la solitudine
che non tempra
perché tanto
una cosa vale l’altra.

Un viaggio a piedi
con le mie parole sottobraccio
dentro un labirinto
di luci e di insuccessi
in cui beatamente perdermi.
Addio.

Giovanni Merloni

De « Il treno della mente » (« Le train de l’esprit »), Edizioni dell’Oleandro, Rome 2000 — ISBN 88-86600-77-1

TESTO IN FRANCESE 

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