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Va il treno

Va il treno
e tutto resta indietro
e tutto viene avanti
e io non esisto
e solo io esisto.

Va il treno
viene la terra
va il treno
viene il mare la laguna
le case le torri
le ansie le cose gli uomini.

Va il treno e vieni tu.
Va il treno e tu non ci sei
mentre io sono proteso
verso questo ritmo
che assecondo
che non mi fa pensare
che non mi fa ricordare
Questo rullio
non mi stanca
non mi riposa.

Va il treno
e tu cammini
ma ti muovi lenta
chissà dove
come un’idea fissa.

Va il treno
dove ci sono io
un treno vuoto,
pieno di cose che non mi fermo
a guardare
di pene che ignoro
di mondi, di memorie, di amori.

Va il treno
sopra le città
i letti i baci gli abbracci
sopra quelle luci dolorose
di finestre socchiuse.
Va il treno verso
tante donne tanti uomini
tanti che aspettano
tanti che si nascondono

Ferma il treno
diventa un tram
un serpente pesante e ingombrante.
Ferma il treno, e ti vedo
attesa sperata sognata desiderata.
Ferma il treno, e invade
la tua ansia e la mia,
estranee come i nostri due sguardi sbarrati.

Riparte il treno
e ci lascia sulle mattonelle.
E, lugubre come in una festa,
gioioso come in un funerale,
si porta via
un mondo di persone da treno
mentre la città ci apre
in silenzio
le porte della notte.

Vanno allora, sotto i portici
i nostri passi disarmati,
vanno i nostri pensieri
a intrecciarsi
come sciarpe,
vanno le nostre mani
a lambire i fili del cielo.

Giovanni Merloni

TEXTE EN FRANÇAIS 

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